A colloquio con Paola Bianco, Investment Strategist di Euromobiliare Asset Management Sgr (Gruppo Credem)
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I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?

A nostro avviso non c’è stato nulla di anomalo nell’andamento delle quotazioni dei Treasury. Per spiegarne meglio la dinamica è utile ripercorrere rapidamente gli eventi che fino a ora hanno caratterizzato il 2023.
A gennaio il consenso dei previsori stimava come imminente un evento recessivo, sulla scorta dei rialzi messi a segno dalla Fed nel 2022.
Al contrario la banca centrale era orientata a non deviare da una politica restrittiva. La resilienza dell’economia, un mercato del lavoro solido ed il processo di disinflazione in atto hanno via via rasserenato gli operatori.
Il fallimento di alcune banche regionali a fine marzo ha rimesso tutto in discussione facendo collassare i rendimenti di circa 100 punti base, ai minimi dell’anno. Il rapido intervento della banca centrale con iniezioni di liquidità ha prontamente scongiurato ricadute sistemiche, ma non ha convinto subito i mercati.
Nel corso del secondo e terzo trimestre infatti investitori prudenti si sono scontrati ancora una volta con un’economia americana surriscaldata, sostenuta da un consumatore esuberante. E si sono via via dovuti allineare all’idea di Fed Funds superiori al 5%. Si tratta di un contesto tardo ciclico caratterizzo da una stabilizzazione dei tassi governativi in uno stretto trading range in un intorno dei tassi ufficiali e da una curva dei rendimenti sostanzialmente piatta.
Ritenete che quello attuale rappresenti un buon punto di ingresso per chi voglia aumentare la quota di portafoglio destinata ai treasury decennali o che sia meglio focalizzarsi su titoli di stato Usa a scadenza più breve?
Il fulmineo aggiustamento degli ultimi due mesi potrebbe aver rappresentato il climax nella salita dei rendimenti governativi americani in questo ciclo restrittivo della Federal Reserve.
In altre parole, dovremmo essere arrivati a un equilibrio sostenibile sui tassi, a parità di altre condizioni. A corroborare questa ipotesi anche il fatto che il Treasury decennale ha ristabilito la classica correlazione con la crescita nominale di lungo periodo per la prima volta da 20 anni, entrambi in area 5,0%.
In questa prospettiva quello attuale potrebbe essere un buon punto di ingresso per investire in governativi statunitensi, dopo quasi due anni molto deludenti. In termini di posizionamento, nonostante un’ipotesi di rallentamento congiunturale, la nostra preferenza va ancora a titoli sulle scadenze brevi e intermedie.
Un aggressivo sovrappeso su emissioni a lunga scadenza andrà di pari passo con l’emergere di più chiari segnali di recessione. In questo caso il calo dei rendimenti sarebbe in grado di assicurare guadagni anche in conto capitale.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

