Treasury sopra il 2% e Bund di nuovo a rendimento positivo

 

Secondo Alberto Conca, gestore Zest, lo scenario più plausibile resta un moderato incremento dei rendimenti per i titoli di stato decennali di Usa e Germania

 

Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?

In finanza e nelle scienze sociali in genere, ci sono eventi di cui si ignora l’esistenza che causano conseguenze sconosciute, il classico Black Swan o Cigno Nero descritto da N. Taleb, e ci sono eventi conosciuti le cui conseguenze risultano difficili da prevedere sia perché’ lo spettro di risultati è ampio ma anche per i feed-back che si generano mentre gli eventi evolvono.

L’acceso dibattito di investitori ed economisti circa una nascente spirale inflattiva, che si potrebbe manifestare nei prossimi mesi ed anni, appartiene appunto al secondo caso descritto sopra.

Gli elementi in gioco sono molteplici e le loro interrelazioni possono portare a risultati differenti. Oltre al supporto fornito dalle banche centrali nell’ultimo decennio, la pandemia ha portato molti governi ad implementare ingenti stimoli fiscali che hanno permesso il rapido recupero dell’attività economica.

La pandemia ha causato un forte shock economico, simile a quello che avviene per effetto di un disastro naturale, diverso da quello causato da una recessione più “tradizionale”.

Le banche centrali confidano che il rialzo dell’inflazione di questi mesi dovrebbe rallentare verso l’autunno per poi stabilizzarsi intorno al famoso obbiettivo del 2.0% ad inizio 2022; la normalizzazione del livello di scorte nel sistema, il riequilibrio del mercato del lavoro ed il recupero di produttività sono alcuni degli elementi a supporto di questa tesi che condividiamo anche noi.

Inoltre, il rialzo dei prezzi delle materie prime si dovrebbe esaurire non appena l’attività economica sarà pienamente normalizzata.

Se guardiamo all’andamento del decennale USA si può vedere come di fatto siamo tornati sui livelli pre-pandemici, a conferma che quello che stiamo vedendo in queste settimane non sia altro che un ritorno alla normalità ed una riduzione del premio per il rischio.

 

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?

Le manovre fiscali potrebbero ridurre più velocemente l’output gap e quindi mantenere il tasso d’inflazione più stabilmente vicino agli obiettivi delle banche centrali; questo a nostro avviso dovrebbe spingere moderatamente a rialzo i tassi a lunga, continuando ad irripidire le curve dei tassi.

Pensiamo che il decennale americano possa spingersi marginalmente sopra il 2.0% e che i differenziali di rendimento con l’Europa rimangano sostanzialmente stabili e che finalmente potremmo vedere il Bund in territorio positivo, anche se solo marginalmente.

Tutto questo comporta ancora poco rischio di duration nei portafogli e scoraggerebbe l’investimento in obbligazioni legate all’inflazione.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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