a cura di Mark William Lowe

Tra i sogni ambiziosi del presidente Recep Tayyip Erdogan c’è il desiderio di vedere la Turchia annoverata tra le prime 10 economie del mondo e di trasformare il Paese da «centro economico regionale a potenza economica globale».

Un obiettivo a dir poco ambizioso, soprattutto se si considera il recente rallentamento della crescita economica: mentre nel 2023 la Turchia ha registrato una robusta espansione del 4,5%, i dati ufficiali per il 2024, pubblicati a febbraio, indicano un aumento del Pil del 3,2%, contro il 3,5% previsto.

Tuttavia, gli analisti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) sono fiduciosi che la crescita economica tornerà ai livelli precedenti nel breve termine, prima di iniziare a registrare un incremento più positivo nel periodo successivo.

Ottimismo per la Turchia

Tra i motivi principali dell’ottimismo della Banca e del Fondo c’è il successo dell’attuazione di una serie di cambiamenti aggressivi della politica monetaria e, in particolare, la decisione di aumentare le tasse e introdurre misure fiscali per bilanciare i rischi dell’economia.

Secondo Alfred Kammer, direttore del Dipartimento europeo del Fmi, i due principali risultati di questo mutamento sono una riduzione della vulnerabilità al rischio di crisi e una drastica diminuzione dei livelli di inflazione. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, Ankara è riuscita a fare calare i prezzi al consumo al 39% da un massimo di circa il 75% nel maggio 2024.

Quando i dati sono stati annunciati per la prima volta, il ministro delle Finanze Mehmet Şimşek ha postato sul social X: «Il peggio è alle spalle!»

E ha aggiunto poi: «Stiamo entrando nel processo di disinflazione. La discesa permanente dell’inflazione inizierà a giugno». L’entusiasmo di Şimşek era facilmente comprensibile. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2024 gli unici Paesi che avevano tassi di inflazione più elevati erano Zimbabwe, Argentina, Sudan e Venezuela.

Tornano i capitali esteri

Il XII piano di sviluppo di Ankara (2024-2028) ha specificato una serie di politiche volte a migliorare la statura internazionale della Turchia, «promuovendo la prosperità e combattendo l’inflazione, mantenendo al contempo finanze pubbliche forti e sostenibili». Per quanto riguarda specificamente l’inflazione, la statura internazionale e la gestione delle finanze pubbliche, la Turchia sta certamente andando nella giusta direzione. Tuttavia, questo piano è fortemente legato alla “Strategia per gli investimenti diretti esteri”: il governo ha dichiarato l’obiettivo di incrementare in modo significativo gli investimenti diretti esteri (Ide) fino a fare sì che la Turchia rappresenti circa l’1,5% degli Ide globali, con l’obiettivo di raggiungere il 12% regionale entro il 2028.

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Redazione

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