Usa: i dati più recenti sul mercato del lavoro statunitense si sono mostrati particolarmente volatili, con cinque degli ultimi dieci mesi caratterizzati da un’alternanza tra variazioni positive e negative. Payden&Rygel

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Una dinamica che alcuni investitori attribuiscono a fattori idiosincratici, mentre altri leggono come il riflesso di tendenze più strutturali, tra cui il rallentamento dei flussi migratori e l’invecchiamento della popolazione. Al di là della volatilità di breve periodo, il quadro di fondo appare però più chiaro: dal 2022 il mercato del lavoro Usa ha evidenziato un progressivo indebolimento.

Un segnale particolarmente significativo arriva dal tasso di assunzione, che secondo i dati più recenti — relativi a febbraio — è sceso ai livelli più bassi da ottobre 2021. Le ragioni alla base di questo rallentamento sono molteplici.

Da un lato, i lavoratori mostrano una minore propensione a cambiare impiego rispetto al 2022; dall’altro, una quota più limitata di persone inattive — ossia non attivamente in cerca di lavoro — sta rientrando nel mercato.

Ancora più rilevante è il deterioramento della capacità del sistema di assorbire i disoccupati: se nel 2022 oltre il 30% di chi era senza lavoro riusciva a trovare un impiego nel mese successivo, oggi questa quota è scesa sotto il 24%.

In parallelo, la durata media della disoccupazione è aumentata del 36% rispetto ai livelli di due anni fa, segnalando un ulteriore irrigidimento del mercato. Nel complesso, al di là delle oscillazioni dei dati sui non-farm payroll, emerge un quadro coerente di indebolimento, in cui il mercato del lavoro statunitense appare sempre più caratterizzato da una dinamica delle assunzioni debole e poco reattiva.


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Redazione

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