Tech, semiconduttori e pharma guidano le opportunità.Francesco Manfredini, Analista e gestore azionario USA di Comgest

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Il contesto macroeconomico rimane incerto all’inizio del secondo trimestre, caratterizzato dalla tensione tra forze inflazionistiche a breve termine – tensioni geopolitiche e incertezza sui dazi – e pressioni deflazionistiche a più lungo termine derivanti dalla disruption guidata dall’intelligenza artificiale. Questa dinamica continuerà a generare volatilità di mercato.

Due considerazioni meritano di essere evidenziate. In primo luogo, il racconto apocalittico sul software rafforza una distinzione che sottolineiamo da tempo: non tutte le società software sono uguali. Investiamo in aziende software che beneficiano di dati proprietari, di una profonda integrazione nei flussi di lavoro o di ampie basi clienti installate – attributi che riteniamo verranno premiati nel tempo.

I periodi di dislocazione del mercato creano spesso opportunità per costruire posizioni a valutazioni attraenti. In secondo luogo, prestiamo attenzione alla resilienza e alla diversificazione del portafoglio individuando i motori di crescita strutturale quali la penetrazione dei pagamenti con carta e digitali, il miglioramento delle cure mediche, l’outsourcing dei servizi aziendali e la crescita della spesa pubblica in infrastrutture.

L’andamento nel primo trimestre 2025

Il primo trimestre del 2025 è stato turbolento per i mercati azionari statunitensi, caratterizzato da due shock distinti che hanno penalizzato in modo sproporzionato i titoli software e quelli ad alta valutazione.

In primo luogo, l’emergere di strumenti di intelligenza artificiale agentica ha innescato una contrazione dei multipli del Software-as-a-Service (SaaS), poiché gli investitori hanno messo in dubbio la durabilità del modello di abbonamento basato sul numero di utenti, a lungo apprezzato per la sua resilienza e redditività.

In seguito, l’azione militare statunitense contro l’Iran ha portato il Brent a sfiorare i 120 dollari al barile a marzo, comprimendo i settori industriale e dei consumi e spingendo bruscamente al rialzo i rendimenti dei Treasury. Ciò ha riacceso i timori di tensione inflazionistica. Parallelamente, la Corte Suprema ha invalidato i dazi di Trump, prontamente sostituiti da un’imposta globale del 15%.

Prima dello shock iraniano, i dati economici sottostanti erano costruttivi: l’inflazione era contenuta al 2,4% su base annua, il tasso di disoccupazione era stabile nel range 4,2–4,3% senza deterioramento, e la spesa dei consumatori era resiliente, con una crescita dello 0,4% su base mensile a gennaio.

L’S&P 500 ha chiuso il trimestre in calo del 4,4% in dollari USA, con il ribasso concentrato in informatica, beni di consumo discrezionali e finanziari. Per contro, l’energia ha registrato un rialzo con l’intensificarsi del conflitto geopolitico.

 


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Redazione

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