Irrealistico aspettarsi risultati immediati. Il vero progresso è stato il fatto stesso che i colloqui si siano tenuti di persona. Paul Diggle, Chief Economist di Aberdeen Investments

I colloqui tra Stati Uniti e Iran in Pakistan lo scorso fine settimana si sono conclusi senza un accordo. Gli Stati Uniti hanno annunciato un blocco dello Stretto di Hormuz; il cessate il fuoco, per ora, tiene, mentre i prezzi del petrolio Brent sono in rialzo.
Gli elementi chiave da monitorare nei prossimi giorni sono: la tenuta del cessate il fuoco; se la pressione economica e diplomatica riporterà le parti al tavolo negoziale; le modalità operative del blocco statunitense; e se si registreranno progressi concreti nelle operazioni di sminamento.”
Il blocco statunitense potrebbe esercitare non solo pressione economica sull’Iran, ma anche pressione diplomatica da parte della Cina (destinazione di una larga quota delle esportazioni energetiche del Golfo, inclusa quella che continuava a fluire dall’Iran). La Cina, a quanto pare, ha avuto un ruolo importante nello spingere l’Iran al negoziato la scorsa settimana.
Il cessate il fuoco, per ora, regge, anche se è evidentemente estremamente fragile.
Gli Stati Uniti dichiarano di aver avviato operazioni di sminamento nello stretto e hanno riferito che due navi da guerra sono entrate nel Golfo Persico nel fine settimana, il che potrebbe rappresentare il preludio a un tentativo di riaprire forzatamente lo stretto.
Infine, è probabilmente corretto affermare che, nonostante le dichiarazioni contrarie, il presidente Donald Trump voglia realmente una via d’uscita dal conflitto, a condizione di poterla presentare come una vittoria.
D’altra parte, non è difficile costruire una lettura molto negativa di tutto questo.
Il fallimento dei colloqui prolunga la durata della chiusura dello stretto. Ciò accresce il rischio di gravi carenze fisiche nei mercati del petrolio, del GNL, dei prodotti petroliferi raffinati, dei fertilizzanti, dell’elio e dei prodotti petrolchimici. L’Iran potrebbe ritenere di poter resistere al blocco più a lungo rispetto agli Stati Uniti e all’economia mondiale.
Il blocco potrebbe inoltre aprire nuovi punti di tensione. L’Iran ha dichiarato che colpirà le navi statunitensi in transito nello stretto.
Infine, il susseguirsi di colloqui falliti e la ripresa del conflitto potrebbero rendere difficile per i mercati mantenere aspettative di de-escalation, portando invece a reazioni di prezzo più estreme. In effetti, la distribuzione dei rischi potrebbe essere più ‘bimodale’ di quanto comunemente si ritenga.
Redazione
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