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Usa, rimbalzo inflazione vicino al picco

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Usa, rimbalzo inflazione vicino al picco

Intervista a Richard Booth, Portfolio Manager di Western Asset Management, parte del gruppo Franklin Templeton

Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?
Richard Booth

L’ultimo aumento dell‘inflazione statunitense messo a segno a maggio 2021 è stato molto più elevato del previsto. Il rialzo a sorpresa si è verificato in settori come quello automobilistico (forte domanda e risposta limitata dell’offerta di breve termine) e dei servizi come quello alberghiero e delle compagnie aeree in termini di tariffe, che stanno riguadagnando il potere di determinazione dei prezzi perso a causa della crisi sanitaria.

Il modo più semplice per descrivere le tendenze dell’inflazione dal 2020 è attraverso l’equilibrio tra domanda e offerta.

All’inizio della crisi sanitaria, la domanda è diminuita drasticamente rispetto all’offerta, provocando un’inflazione temporaneamente bassa, bassi breakeven e timori per la deflazione.

Con la riapertura delle economie, si sta verificando il contrario: domanda elevata rispetto all’offerta attuale, tassi di inflazione elevati, elevati breakeven e timori che la crisi sia foriera di un’inflazione di medio termine molto più elevata.

In questo frangente, tendiamo a respingere gradualmente la view sull’inflazione di mercato. La nostra convinzione è che il rimbalzo dell’inflazione negli Stati Uniti sia vicino al suo picco. I vincoli dell’offerta cominceranno ad allentarsi nel tempo, la domanda passerà dai beni ai servizi e l’ondata di domanda aggregata post-blocco si attenuerà.

La Federal Reserve (Fed) è stata molto chiara sul fatto che inasprirà la politica solo quando il suo obiettivo di occupazione generale e il suo obiettivo di inflazione media verranno realizzati, non solo previsti. Crediamo, pertanto, in un ulteriore rimbalzo della crescita, ma allo stesso tempo siamo in attesa di un accomodamento politico in arrivo. Nei prossimi mesi, prevediamo che i rendimenti dei titoli del Tesoro USA a dieci anni rimarranno intorno ai livelli attuali e i breakeven statunitensi tenderanno a diventare moderatamente più deboli rispetto ai livelli attuali.

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?

Per gli investitori europei, l’acquisto di titoli del Tesoro USA a dieci anni consente un aumento del rendimento di 175 punti base (senza copertura) e di 86 punti base (con copertura).

Siamo più positivi sulle valutazioni più esterne sulla curva del rendimento poiché il pricing nel settore a trent’anni è più vicino alla view di Western Asset in merito a dove si stabilizzerà alla fine il tasso sui fondi fed in questo ciclo.

Dato il prezzo di mercato dei titoli statunitensi indicizzati all’inflazione, preferiremmo i titoli di stato nominali. La decisione se effettuare una copertura dipende dal ruolo dei titoli di Stato nell’asset allocation. Se è un contrappeso contro le posizioni di rischio, la copertura ha più senso a nostro avviso poiché il dollaro USA si rafforza tipicamente in contesti di risk-off.

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