JP Morgan mette a confronto i possibili rischi ai quali sono esposti i Paesi focalizzati sul contenimento della pandemia e quelli che privilegiano la campagna vaccinale
Fattori fondamentali
Con l’attuale diffusione della variante Delta del Covid-19, i fondamentali continuano a essere disomogenei tra una regione e l’altra. Nel Regno Unito, ogni giorno i nuovi casi di contagio confermati aumentano rapidamente; gli ultimi dati mostrano 16.000 casi confermati su una media mobile di sette giorni rispetto a poco più di 3.000 a fine maggio.
Benché lontani dal picco di gennaio di quest’anno, con quasi 60.000 casi confermati al giorno, siamo palesemente nel bel mezzo di un’altra ondata pandemica, anche se potenzialmente meno letale.
I decessi giornalieri per milione di abitanti dovuti al Covid-19 continuano a essere bassi nel Regno Unito, a 0,26 su una media mobile di sette giorni, rispetto al picco di 18,46 del gennaio scorso.
Pur restando contenuti, i numeri dei ricoveri ospedalieri e dei pazienti in terapia intensiva sono leggermente aumentati.
Là dove le misure di contenimento e di lockdown hanno avuto successo nella prima fase della pandemia, e in quella intermedia, le campagne vaccinali riescono a spezzare il filo che lega il numero dei contagi e i tassi di mortalità.
Infatti, da uno studio recente condotto da Public Health England è emerso che, dopo due dosi, i vaccini di Pfizer-BioNTech e di Oxford-AstraZeneca proteggono dai ricoveri ospedalieri rispettivamente al 96% e 92%.
Mentre Stati Uniti e Regno Unito hanno realizzato con successo i rispettivi piani vaccinali e al momento quasi il 50% della popolazione è completamente immunizzata, altri Paesi arrancano: in Australia solo il 5% della popolazione ha ricevuto la seconda dose.
Mentre le Banche Centrali cominciano a pensare a un processo di normalizzazione, la variante Delta del Covid-19 potrebbe rappresentare un rischio per i Paesi con bassi tassi di immunizzazione e ostacolare l’avvio di una politica di inasprimento monetario da parte delle banche centrali.
Fattori tecnici
Il posizionamento sui tassi e le curve dei rendimenti globali è molto netto e apparentemente frutto delle differenze che caratterizzano le politiche di contenimento della pandemia rispetto ai piani di immunizzazione.
Gli investitori mantengono un sottopeso in Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Canada e continuano a essere sovraesposti verso Giappone e Australia dove i tassi di vaccinazione sono bassi.
Negli Stati Uniti, la recente svolta restrittiva della Federal Reserve ha reso maggiormente sensibile ai dati il segmento più a breve termine della curva dei rendimenti. Privilegiamo ancora i titoli più remunerativi e abbiamo aspettative per un il decennale statunitense che segnerà quasi il 2% a fine anno.
Tuttavia, siamo consci che un rialzo dei rendimenti potrebbe creare difficoltà a Paesi con bassi tassi di immunizzazione, che stanno ripristinando misure di lockdown.
Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
Le vaccinazioni hanno spezzato il filo che lega il numero dei contagi ai tassi di mortalità. Tuttavia, gli investitori devono tener conto dei possibili rischi associati alla diffusione della variante Delta di Covid-19, soprattutto in Paesi dove i tassi di immunizzazione restano bassi.
Ulteriori misure di lockdown nelle regioni focalizzate sul contenimento della pandemia potrebbero far rinviare eventuali misure restrittive delle Banche Centrali e porre un tetto ai rendimenti dei titoli di Stato.
All’interno dei portafogli, siamo meno esposti alla duration e siamo in sovrappeso su quelle valute dove il quadro delle politiche si avvia verso una normalizzazione.
Redazione
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