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Valute Em, favorite dalla crescita del Pil e del prezzo delle materie prime

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Valute Em, favorite dalla crescita del Pil e del prezzo delle materie prime

 

La componente cedolare degli Em bond va pensata come un‘assicurazione rispetto al vero rischio di questo investimento: la performance valutaria. Francesco Merli, fixed income portfolio manager di Arca Fondi SGR

Credete che l’attuale rendimento cedolare offerto dalle obbligazioni emergenti sia in grado di compensare i rischi che un investitore si accolla con la sottoscrizione di strumenti dedicati a questi bond?

Un portafoglio diversificato di bond di paesi emergenti continua ad offrire un rendimento interessante per l’investitore paziente che ha un orizzonte di investimento di almeno 3 anni.

In particolare, i bond emessi in valuta forte, tipicamente in dollari statunitensi, al netto del costo di copertura del rischio di cambio (circa 80bp annui) rendono poco più del 3,5%. E’ un rendimento storicamente basso ma che dipende dal livello dei tassi USA. Se si valuta il differenziale di rendimento rispetto ai governativi e a i corporates, lo spread risulta essere in linea con i nostri modelli di valutazione.

Invece, i bond emergenti denominati in valuta locale offrono un rendimento di poco superiore al 5%, anche questo storicamente basso in termini nominali, più attraente in termini reali (sottraendo il livello di inflazione attesa).

Grazie ad una buona diversificazione di portafoglio, si riesce a contenere la volatilità annua al di sotto del 10%, quando invece singole valute hanno volatilità anche del 20%.

La valutazione fondamentale dei tassi di cambi è poco affidabile ma due punti sono favorevoli in questo momento: la crescita globale e i prezzi delle materie prime stanno accelerando e solitamente le valute emergenti fanno bene in questo contesto, su base storica l’euro è ai massimi rispetto alle valute emergenti.

In questa fase di mercato, quali em bond (per Paesi, affidabilità creditizia, valuta) ritenete opportuno sovrappesare nei vostri portafogli e quali sottopesare?

Nel debito in valuta forte, stiamo privilegiando il comparto “high yield” dove lo spread è attraente su base fondamentale e in grado di assorbire il rialzo dei tassi USA, concentrandoci su scadenze inferiori ai 5 anni.

Siamo in sovrappeso su Ucraina ed Egitto, due storie di successo grazie alla collaborazione con l’IMF; siamo in sovrappeso su alcuni emittenti africani e su emittenti sovranazionali che investono in Africa, sulla Tunisia e sui Paesi che hanno prospettive d’ingresso nell’Area Euro (Macedonia, Montenegro e Albania).

Abbiamo una preferenza significativa per le emissioni denominate in euro, che sebbene meno liquide, offrono un extra rendimento per l’investitore paziente.

Inoltre, siamo investiti su emissioni di società pubbliche, non garantite ma la cui posizione strategica nelle economie le mette al riparo da rischio idiosincratici.

Il portafoglio di debito in valuta locale è caratterizzato da una ventina di emittenti, con caratteristiche antitetiche in termini di rendimenti nominali e rischi valutari.

Da una parte un gruppo di Paesi con rendimenti bassi, meno del 2,5% sulle scadenze decennali: sono i Paesi dell’est Europa, Cile, Tailandia, Malesia con valute poco volatili sui quali abbiamo un sottopeso in termini di duration finanziaria.

Dall’altro lato un gruppo di Paesi con rendimenti elevati, non sempre però in termini reali, dove le valute sono molto volatili; Turchia e Brasile continuano ad essere due investimenti di carattere altamente speculativo, in cui la gestione è altamente tattica.

Infine, riteniamo interessante essere investiti in valute di frontiera (Egitto, Ucraina, Ghana, Repubblica Domenicana) dove i rendimenti reali sono molto alti e la volatilità della valuta è controllata dalla banca centrale.

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