Wall Street, sebbene l’andamento dei ricavi e degli utili dell’indice S&P 500 sia in parte legato all’attività economica statunitense, esso potrebbe non riflettere fedelmente la situazione economica generale. Tiffany Wilding, Economista di Pimco

Tiffany Wilding

IA, decisiva sulle performance dell’indice azionario ma pesa poco su Pil e occupazione

 

Gran parte dei guadagni registrati dall’inizio dell’anno dall’S&P proviene da società legate al ciclo dell’intelligenza artificiale e della trasformazione digitale. Anche la tecnologia ha contribuito alla crescita reale del PIL. Tuttavia, il contributo della tecnologia all’economia complessiva è ancora molto inferiore al suo contributo ai guadagni del mercato azionario. Secondo il BEA e S&P Global, l’information sector ha rappresentato solo il 5,4% circa del PIL totale degli Stati Uniti nel primo trimestre, ma rappresenta circa il 40% della capitalizzazione di mercato dell’S&P.

 

Nel mercato del lavoro statunitense, queste differenze nella composizione sono amplificate. I dati di Bloomberg suggeriscono che gli hyperscaler – aziende che gestiscono grandi data center per l’intelligenza artificiale e il cloud computing – e i fornitori di chip rappresentano meno del 2% dell’occupazione negli Stati Uniti, nonostante costituiscano circa il 35% del valore dell’indice S&P. 

 

Dati reali e dati nominali, la differenza si fa sentire

 

Su base annua nella prima metà del 2025 la crescita reale del PIL Usa è stata dell’1,2% , la crescita nominale del PIL è stata del 4,1. Questo dato è molto più vicino alla crescita del 4,4% delle vendite nominali per azione dell’S&P 500, ma comunque ben al di sotto dell’aumento annualizzato del 14% dell’EPS aggregato dell’S&P nella prima metà dell’anno.

 

Il diverso impatto delle politiche tariffarie

 

Sembra proprio che i colossi dello S&P500 siano meglio posizionati per assorbire e compensare gli effetti negativi ascrivibili ai dazi. l’indice S&P 500 è cresciuto di quasi il 10% da inizio anno, mentre l’indice Russell 2000, che segue l’andamento delle società di minori dimensioni, ha registrato un aumento di solo il 3% circa.

 

Il deprezzamento del dollaro statunitense dall’inizio dell’anno favorisce le multinazionali più grandi

 

Le prime sette società generano quasi il 50% del loro fatturato al di fuori degli Stati Uniti, rispetto al 28% dell’indice S&P complessivo. Anche le ultime 400 società dell’indice S&P realizzano in media quasi un quarto del loro fatturato con le vendite internazionali. Al contrario, secondo il BEA e S&P Global, le esportazioni statunitensi rappresentano circa il 10% del PIL degli Stati Uniti.

Sarà importante vedere quanto durerà questa discrepanza e come si risolverà. Se l’implementazione più ampia dell’AI porterà a un aumento della produttività, forse potrà dare una spinta all’economia e aiutare a giustificare l’andamento delle azioni. 

 

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.