Intervista a Marco Simion, gestore Zest

 

L’impennata dei tassi statunitensi ha condizionato negativamente l’andamento dell’indice Nasdaq nel 2022. Credete che il calo delle quotazioni abbia scontato a pieno le aspettative sulle intenzioni della Fed?

 

Marco Simion

I mercati dal 1° gennaio 2023 in apparenza stanno avendo l’idea che il calo dell’inflazione proseguirà anche se più lentamente e che le banche centrali per sicurezza ma anche per non perdere la faccia manterranno uno o due rialzi dei tassi e comunque molto piccoli. Nella seconda parte dell’anno poi che ci possa essere anche uno stimolo all’economia.

Infine che la recessione potrà essere evitata anche grazie alle energiche misure di rilancio in Cina che daranno un forte contributo alla domanda globale. I dati macro-globali, del resto, non indicano un rallentamento uniforme. Mostrano anzi una discreta tenuta. Ma se tutto questo è positivo per i mercati azionari, agli occhi delle banche centrali diventa una ragione in più per non abbassare troppo presto la guardia.

La revisione degli utili societari sarà poi la vera sfida. E tutto dipenderà di quanto si dovranno tagliare ancora le stime soprattutto per le società tech, dove la valutazione si basa unicamente sulle stime dei profitti futuri.

In conclusione, se la partenza positiva del 2023 è giustificata da alcune buone notizie e da livelli di valutazione che soprattutto in Europa e in Cina erano arrivati a valori particolarmente depressi, è troppo presto per cambiare completamente il paradigma negativo del 2022.

L’attuale livello di tassi Usa potrebbe mettere in discussione le prospettive di crescita delle società tecnologiche più indebitate?

Non c’è una risposta univoca perché vanno considerate anche altre variabili come l’unicità e il ciclo del prodotto o le stime di crescita per il 2023 e il 2024, che a causa delle pressioni sui budget IT dovranno essere riviste al ribasso. È comunque indiscutibile che le aziende meno innovative e con prospettive più incerte avranno maggiore difficoltà a proseguire la loro traiettoria di crescita.

Oltre alla dinamica dei tassi, quali altre variabili potrebbero condizionare l’andamento dell’indice nel 2023?

Gli utili societari e le loro prospettive di crescita saranno fondamentali. E saranno la cartina di tornasole per un atterraggio morbido o duro delle economie dei vari paesi. Revisione degli utili per le società quotate al Nasdaq significa anche revisione delle Revenues. E il rapporto P/Sales del Nasdaq Composite è passato dal picco di oltre 4,7x del novembre 2021 a 2,4x di gennaio 2023, un livello inferiore alla mediana a dieci anni e molto vicino ai valori del dicembre 2018 e del marzo 2020 (covid).

Solitamente i mercati azionari anticipano di 6/8 mesi il minimo sugli EPS e sulle loro revisioni. E se dovessimo pensare a un “rallentamento” dell’economa più che a una recessione, a un andamento dell’economia migliore nella seconda parte dell’anno rispetto alla prima, dovremmo allora pensare che quanto detto all’inizio sia realistico.

 


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.