Concedere prestiti a startup tecnologiche non redditizie tramite il debito: questa pratica, un tempo inesistente, è ormai diventata una realtà. Laurent Chaudeurge – membro del comitato di investimenti di BDL Capital Management

Franklin Templeton

Sempre più startup tecnologiche vengono finanziati tramite debito anziché con capitale proprio. In altre parole, gli investitori obbligazionari si assumono il rischio di finanziare un modello economico incerto senza poter beneficiare appieno del suo eventuale successo. L’esempio dell’azienda americana CoreWeave è lampante: quasi 40 miliardi di dollari di debito previsti per il 2026 a fronte di un fatturato di 12 miliardi e una perdita netta di 1 miliardo.

Questa «confusione di generi» è il risultato di due forze che agiscono contemporaneamente. Da un lato, un’esplosione della raccolta di fondi nel settore del debito privato, che dispone di capitali in eccesso rispetto al numero di opportunità realmente rilevanti da finanziare. Dall’altro, un’euforia intorno al potenziale dell’intelligenza artificiale che permette ad alcune startup di attrarre finanziamenti considerevoli. Anche se è difficile ottenere cifre precise, si stima che questo tipo di finanziamento ad alto rischio nel settore dell’IA e delle infrastrutture tecnologiche superi ormai i 100 miliardi di dollari, mentre era praticamente inesistente dieci anni fa.

La motivazione che viene fornita è che questi prestiti sono garantiti dai beni dell’azienda

Proprio come nel caso di un mutuo immobiliare: se il mutuatario non riesce a pagare, la banca pignora la casa. In questo caso, le startup offrono in garanzia le loro scorte di chip GPU e i loro data center. Il problema è che questi beni hanno una durata di vita molto breve, di appena qualche anno, contro i diversi decenni di un immobile.

Concedere prestiti ad aziende in perdita, giustificando questa decisione con garanzie su attività che perdono dal 20 al 30% del loro valore all’anno: ecco cosa sta accadendo oggi in alcune operazioni di debito privato. Il risveglio rischia di essere brusco per gli investitori meno esigenti.

Nel mondo della finanza, un eccessivo ottimismo porta spesso a decisioni di investimento sempre più rischiose

Nel 2000, i fornitori di apparecchiature per le telecomunicazioni hanno fatto ricorso al «vendor financing», prestando denaro ai propri clienti per sostenere le vendite. Nel 2008, con i subprime, il sistema bancario ha favorito un’eccessiva concessione di credito, esponendo le famiglie più vulnerabili a rischi finanziari significativi. Oggi, è nel settore del debito privato che si osservano eccessi simili.


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Redazione

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