Moreno Tatangelo, Senior portfolio manager presso Kairos Investment Management Ltd – Londra, società del Gruppo Kairos, risponde alle domande di Fondi&Sicav sull’azionario emergente

Moreno Tatangelo, Kairos

Nel decennio appena conclusosi, gli indici azionari composti dall’universo dei paesi emergenti non sono stati in grado di seguire il trend rialzista delle principali Borse delle aree sviluppate. Quali sono, a vostro giudizio, le ragioni alla base della sottoperformance?

Le ragioni alla base della sottoperformance sono molteplici e alcune vanno ricercate nel decennio antecedente. La prima decade del terzo millennio si apre infatti con l’entrata della Cina nel WTO, a cui segue un periodo di crescita straordinaria per i Mercati Emergenti, la rivalutazione delle valute e un aumento complessivo del commercio estero. Inoltre, l’espansione guidata dagli investimenti cinesi ha consumato enormi quantità di materie prime che hanno favorito gran parte dei Paesi in via di sviluppo.

Lo scorso decennio invece, dopo un primo periodo di euforia generato dallo stimolo introdotto da Pechino per uscire dalla crisi finanziaria globale, è stato caratterizzato dall’inversione di alcuni dei temi che avevano contraddistinto i dieci anni precedenti. Abbiamo quindi assistito all’inizio della deglobalizzazione, a una diminuzione della produttività e a una moderazione dei tassi di crescita. Inoltre, la decisione dell’amministrazione cinese di focalizzarsi sulla qualità della crescita, e non più sulla quantità, favorendo lo sviluppo del consumo domestico, ha avuto conseguenze negative sulle economie emergenti legate alle materie prime. Infine, negli ultimi anni le tensioni tra gli Stati Uniti e i suoi principali partner commerciali, hanno impattato significativamente il settore manifatturiero di questi ultimi.

A ciò si aggiungono alcune considerazioni di natura tecnica che riguardano la composizione settoriale dei diversi listini. Infatti, mentre i listini dei mercati sviluppati sono dominati dai titoli legati alla tecnologia e alla sanità, i listini dei mercati emergenti sono invece dominati dai titoli finanziari e da quelli legati alle materie prime. Il fatto che i primi siano stati i settori migliori e gli ultimi tra i peggiori a livello globale, spiega parte del differenziale di performance.

Quest’ultimo fattore è uno dei motivi per cui nell’ambito dei Paesi Emergenti riteniamo cruciale investire con un approccio attivo per selezionare i titoli nei settori e nei Paesi con le migliori prospettive a seconda del contesto di mercato.

Attualmente sta crescendo il numero di esperti che inserisce l’equity emergente tra le asset class favorite per il 2020. Concordate o no con questa view? Per quali ragioni?

Le nostre aspettative per l’azionario emergente sono costruttive. Infatti, ci aspettiamo un contesto di espansione economica a livello globale, favorito dalle politiche accomodanti delle Banche Centrali e in particolare della Fed che contribuirà a tenere la forza del dollaro sotto controllo. Inoltre, l’attenuazione delle tensioni commerciali, un nuovo ciclo di spesa in conto capitale delle imprese e la ricostruzione delle scorte di magazzino, favorirà la ripresa del settore manifatturiero, sotto pressione da più di due anni.

In particolare, siamo ottimisti sul mercato cinese che può contare su un contesto interno più favorevole supportato dalla politica monetaria, attraverso il taglio delle riserve obbligatorie e dei tassi, e dalla politica fiscale attraverso incentivi alle aziende con un alto livello di ricerca e sviluppo. All’interno di questo mercato, privilegiamo le società leader nei settori legati al consumo, alla tecnologia e alla sanità, guidate da un management in grado di migliorare la propria posizione di mercato e rafforzare i propri bilanci.

Il rischio principale per il quadro appena descritto è rappresentato dall’epidemia virale che ha colpito la Cina. Non c’è dubbio che le ripercussioni sulla crescita del primo trimestre saranno negative.

Tuttavia, si tratta di effetti di natura transitoria come avvenne nel 2003 durante l’epidemia della SARS quando le misure di stimolo promosse dal governo riuscirono a contenere il rallentamento. Anche in questo caso Pechino ha già immesso liquidità nel sistema finanziario per dare sollievo all’economia e allontanare rischi sistemici. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se l’epidemia possa trasformarsi in pandemia. In caso contrario questa potrebbe essere una buona occasione d’acquisto.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.