Yohanne Levy, gestore di La Française Am, apre l’inchiesta di Fondi&Sicav dedicata alle obbligazioni inflation linked


L’inflazione sembra dare qualche segnale di risveglio in alcuni Paesi del mondo industrializzato. Credete che l’attuale scenario di riferimento presenti fattori a sostegno di una ripresa dei prezzi al consumo?
La globalizzazione, le nuove tecnologie e l’emergere di prodotti e servizi low-cost sono e continuano a essere fra i maggiori fattori che contribuiscono al declino strutturale dell’inflazione globale. Non ci sono infatti segni di recupero in quei settori che sin dalla crisi finanziaria soffrono gli effetti della deflazione. Peraltro, secondo il nostro scenario macro, per la maggior parte dei mercati sviluppati le previsioni di crescita per il 2020 saranno vicine alla crescita potenziale, che a propria volta impedirà ogni forte aumento dei prezzi nei mesi a venire.
Tuttavia vi è un leggero rischio di una crescita dell’inflazione negli Usa, derivante dal mercato del lavoro. In effetti, su questo fronte vi sono chiari segni di tensione: il tasso di disoccupazione ha raggiunto il minimo storico e la crescita dei salari, con il conseguente impatto positivo sui prezzi al consumo, sta accelerando.
Al di là dei fondamentali di mercato, uno degli esiti della strategic review 2020 della Bce potrebbe condurre a un aumento sostanziale dei dati dell’inflazione nell’Eurozona in futuro. Il Consiglio direttivo potrebbe decidere di assegnare un peso maggiore al settore dell’edilizia abitativa, al fine di riflettere più realisticamente la spesa per consumi. Se si concretizzasse, questo cambiamento impatterebbe positivamente sull’inflazione dell’Eurozona per una forchetta compresa tra i 20 e i 30 punti base, poiché il settore dell’edilizia abitativa ha un tasso di inflazione più alto di quello dell’inflazione totale, che copre molteplici settori.
Nell’ipotesi di un’accelerazione dell’inflazione, quali tipologie di inflation linked bond (per Paesi, scadenze e rating) ritenete siano da privilegiare? Oltre ai bond legati all’inflazione, quali sono, a vostro giudizio, le opzioni a disposizione degli investitori per tutelarsi da un ritorno dell’inflazione?
Dalla prospettiva delle valutazioni, i Tips (Treasury Inflation-Protected Securities) Usa a breve scadenza (da 1 a 3 anni) sono attraenti perché il loro tasso di inflazione di equilibrio (break-even) è significativamente al di sotto del tasso di inflazione previsto dagli economisti per i prossimi tre anni. Ad ogni modo, vi sono correlazioni molto forti con fattori esterni quali i prezzi del petrolio o le oscillazioni valutarie; inoltre il costo di copertura valutaria rimane alto per gli investitori europei. Nell’Eurozona, ci concentriamo sulla parte lunga della curva dell’inflazione e abbiamo una preferenza per i titoli italiani indicizzati all’inflazione. In effetti il tasso di inflazione break-even di queste obbligazioni è particolarmente basso (0,8% annuo nei dieci anni, rispetto a un tasso attuale di inflazione che nell’Eurozona si attesta all’1,2%/1,3%), e l’Italia è a oggi l’unico Paese dell’Eurozona ad offrire rendimenti reali positivi. Inoltre, il Quantitative easing della Bce che supporta con forza i tassi reali e dovrebbe limitare, in qualche misura, il loro aumento potenziale. Le obbligazioni italiane indicizzate all’inflazione sono ovviamente più rischiose dei Tips Usa, ma riteniamo comunque che presentino un rapporto rischio/rendimento interessante.
Al di là dei bond indicizzati all’inflazione, vi sono altre opzioni per proteggere il portafoglio contro una crescita dell’inflazione. Come già spiegato, l’inflazione generalmente varia in tandem con i prezzi del petrolio, specialmente negli Stati Uniti. Pertanto, una strategia alternativa per coprirsi contro il rischio di inflazione è prendere esposizione sul credito HY statunitense nel settore dell’energia, che storicamente beneficia di un’inflazione in crescita legata ai prezzi dell’energia.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

