L’intervento di Antoine Lesné, responsabile Strategia e Ricerca di Spdr Etfs per l’area Emea, all’inchiesta di Fondi&Sicav dedicata alle obbligazioni inflation linked

Antoine Lesné, Spdr Etfs

L’inflazione sembra dare qualche segnale di risveglio in alcuni paesi del mondo industrializzato. Credete che l’attuale scenario di riferimento presenti fattori a sostegno di una ripresa dei prezzi al consumo?

Alcuni dei principali indicatori mostrano segnali di aumento delle pressioni inflazionistiche. Ad esempio, i sondaggi sui prezzi svolti dalle Fed di Kansas City e di Filadelfia, così come quello di Empire, hanno tutti riportato una andamento al rialzo. A gennaio, gli indici del PriceStats di State Street – che misura l’inflazione sulla base dei prezzi di milioni di articoli venduti online – hanno tutti riportato andamento al rialzo sia negli Stati Uniti che nell’Eurozona (come rilevato nel Bond Compass del primo trimestre). Certamente questo suggerisce che le pressioni sui prezzi erano in rialzo già prima dell’epidemia di Coronavirus.

Questa pandemia complica decisamente le prospettive di inflazione. A breve termine, il calo dei prezzi delle materie prime – come il petrolio – sarà un freno per l’indice Cpi headline. Tuttavia se dovessimo assistere a un’interruzione delle forniture per un certo periodo di tempo, i prezzi di alcuni prodotti cinesi potrebbero effettivamente iniziare a salire.

Tuttavia i rischi di inflazione non sono distribuiti in modo uniforme, per alcune aree come il Giappone e l’Eurozona aumentare l’inflazione risulta particolarmente difficile. I paesi che potrebbero vedere dei valori di CPI più alti del previsto sono gli Stati Uniti e il Regno Unito, dove i tassi di disoccupazione storicamente bassi hanno alimentato una pressione salariale al rialzo, pari a circa il 3%.

Nell’ipotesi di un’accelerazione dell’inflazione, quali tipologie di inflation linked bond (per Paesi, scadenze e rating) ritenete siano da privilegiare? Oltre ai bond legati all’inflazione, quali sono, a vostro giudizio, le opzioni a disposizione degli investitori per tutelarsi da un ritorno dell’inflazione?

La mossa risk-off nei mercati a reddito fisso ha spinto a ribasso i tassi di inflazione breakeven, dato che i rendimenti obbligazionari nominali generalmente scendono più velocemente dei rendimenti reali in tempi di stress del mercato. Questo ha creato un certo valore nei breakeven, ma la performance a lungo termine dipenderà da come l’inflazione supererà le aspettative. Per questo preferiamo concentrarci sul mercato statunitense, vista la possibilità di sorprese al rialzo e con tassi di breakeven dei TIPS a dieci anni di circa l’1,65%, (25 punti base al di sotto della media a 3 anni) sembra esserci un certo margine per un ri-allargamento.

A parte le obbligazioni legate all’inflazione, gli investitori del mercato obbligazionario potrebbero cercare di proteggersi dall’aumento dell’inflazione attraverso una duration breve o sottopesata. Nel breve termine sembra improbabile che la Fed ritorni a un ciclo monetario restrittivo, i tassi a breve dovrebbero rimanere stabili. Se l’inflazione iniziasse a salire e la Fed non fosse in grado di controbilanciare questo fattore, allora dovremmo aspettarci un irripidimento della curva dei rendimenti.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.