Alessandro Cameroni, gestore Lemanik selected bond, apre l’inchiesta di Fondi&Sicav sulla fine del quantitative easing


Nell’ipotesi in cui la netta divergenza di impostazione tra le politiche monetarie di Fed e Bce dovesse mantenersi ampia o tendere ad un ulteriore ampliamento, quali opportunità ritenete possano essere colte nei mercati?
Nonostante Fed e Bce si confrontino su fondamentali interni divergenti, le politiche monetarie di entrambe rimangono estremamente accomodanti. Fallito il tentativo di “normalizzazione” del ’18, la Fed è rientrata nei “ranghi” in un ’19 che ha visto a livello globale ben 48 banche centrali tagliare i tassi. Fed e Bce si trovano oggi sullo stesso sentiero, ma per problematiche differenti, con la prima attivamente impegnata in massicce iniezioni di liquidità per saziare le esigenze di rifinanziamento a breve, e la seconda che è tornata a stampare moneta a tempo indefinito focalizzandosi sulla trasmissione monetaria.
Il paracadute è sempre aperto ed è improbabile pensare oggi ad una divergenza di politica monetaria fra le due principali banche centrali occidentali, considerata l’importanza di coordinamento richiesta dalla globalizzazione. L’ampia liquidità disponibile, fondamentale sostegno della fiducia, è destinata a guidare ancora per un certo periodo le aspettative dei mercati, sostenendo l’appetito per gli asset a maggior rischio. In un mondo dominato da remunerazioni reali negative, i rendimenti appetibili sono ancora disponibili su strumenti come i CoCo Bonds, che offrono carry di qualità, o su HY a breve anche ciclici; entrambi in grado di remunerare soddisfacentemente i capitali, ma per i quali è imprescindibile un’attenta selezione in base alle caratteristiche tecniche e fondamentali societarie.
Cosa vi aspettate dalla Fed nel corso del 2020? Sulle scelte di politica monetaria (tassi, acquisto titoli) peseranno più i dati macro o l’approssimarsi delle elezioni presidenziali? I treasury continueranno a offrire un porto sicuro agli investitori?
Lo “status quo” sui tassi, in assenza di criticità, rappresenta la soluzione ideale per la Fed che potrà invece concentrarsi sulla gestione della liquidità a breve; ricordiamo che un anno presidenziale non è immune da variazioni sui tassi e le manovre di politica monetaria seguono con sempre maggior attenzione dinamiche globali.
Anche l’allocazione delle risorse è oggi molto diversa rispetto al passato e seppur dominata da rendimenti obbligazionari ai minimi storici, la minor disponibilità di “porti sicuri” mantiene elevata la domanda su treasury e bund.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

