Amundi. Lorenzo Portelli, head of Cross Asset Research, partecipa all’inchiesta di Fondi&Sicav sulla fine del quantitative easing

Lorenzo Portelli, Amundi

Nell’ipotesi in cui la netta divergenza di impostazione tra le politiche monetarie di Fed e Bce dovesse mantenersi ampia o tendere ad un ulteriore ampliamento, quali opportunità ritenete possano essere colte nei mercati?

Divergenze di impostazione di politiche monetarie da parte delle banche centrali si ripercuotono in prima istanza sulle valute proprio per la loro natura intrinseca di asset class. Una divergenza più marcata potrebbe verificarsi in scenari di rischi di economia al ribasso in quanto in questo momento la Fed ha più gradi di libertà e più strumenti per intervenire in modo accomodante sul mercato (nuovi piani di Quantitative Easing, taglio dei tassi, eventuale acquisto di segmenti di obbligazioni societarie etc.). Questa divergenza dovrebbe portare a un rafforzamento dell’euro e a una discesa dei tassi più marcata in Us rispetto a quelli europei e più sulla parte a lunga che su quella a breve. In uno scenario simile l’appetito per il rischio dovrebbe ridursi verosimilmente e forse il dollaro recupererebbe l’aura di bene rifugio, quindi il rafforzamento dell’euro si vedrebbe più verso valute legate al ciclo economico come la corona norvegese e il dollaro australiano. Dunque in un’ottica di diversificazione di un portafoglio multiasset una posizione lunga sull’euro verso queste due valute potrebbe performare ragionevolmente bene.

Cosa vi aspettate dalla Fed nel corso del 2020? Sulle scelte di politica monetaria (tassi, acquisto titoli) peseranno più i dati macro o l’approssimarsi delle elezioni presidenziali? I treasury continueranno a offrire un porto sicuro agli investitori?

La Fed manterrà un approccio pragmatico vigilando sull’eventualità che alcuni rischi possano materializzarsi, come un rallentamento economico legato alla diffusione del virus Covid-19 o un peggioramento delle condizioni finanziarie ed eventuali crisi temporanee di liquidità. La Fed quindi tenderà più a focalizzarsi sui dati macro mantenendo una posizione il più possibile defilata dalla competizione elettorale. Continuerà quindi a utilizzare una gestione attiva del bilancio espandendolo eventualmente tramite acquisto di titoli qualora si generassero temporanee crisi di liquidità sul mercato interbancario o si dovessero materializzare shock economici esterni. Riteniamo che per quanto riguarda la banca centrale americana, quest’ultima resti accomodante sul ciclo dei tassi per non essere soggetta a critiche di interferenza nella campagna elettorale. In questo scenario i treasuries restano un porto relativamente sicuro per gli investitori soprattutto perché i timori di spirali inflazionistiche sono relativamente contenuti nel breve periodo.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.