Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di Gam (Italia) Sgr, risponde alle domande di Fondi&Sicav sulla fine del quantitative easing

Poalo Mauri Brusa, Gam

Nell’ipotesi in cui la netta divergenza di impostazione tra le politiche monetarie di Fed e Bce dovesse mantenersi ampia o tendere ad un ulteriore ampliamento, quali opportunità ritenete possano essere colte nei mercati?

Il Quantitative Easing ha ormai assunto i contorni di una “never ending story”, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa, dove risulta davvero difficile al momento scorgere la parola fine. Ci ha provato la Fed nel 2018 e il risultato è stato evidente a tutti: correzione brusca dei mercati e dietrofront della Banca Centrale che lo scorso anno, invece dei previsti rialzi, ci ha regalato ben tre tagli. Il mercato al momento scommette su un ulteriore allentamento per quest’anno. Quindi la divergenza di politica monetaria fra Fed e Bce è durata giusto qualche trimestre e difficilmente si riproporrà a breve. Le tensioni create dalla guerra dei dazi non hanno certamente aiutato la politica restrittiva di Powell, così come le incertezze sull’impatto economico dell’epidemia di coronavirus richiedono oggi grande cautela. D’altro canto, nonostante un mercato del lavoro che continua a creare nuovi occupati a un ritmo sostenuto e una dinamica dei salari in crescita anche per le mansioni meno specializzate, l’inflazione Usa resta sotto controllo e il Qe può continuare indisturbato. Questo significa che azioni e credito continuano ad avere senso, a dispetto di valutazioni elevate e spread ridotti, almeno fino a quando le maggiori Banche Centrali saranno pronte a iniettare liquidità al minimo cedimento dei listini. In un mercato come quello attuale trovare opportunità davvero attraenti risulta molto difficile. Forse il settore più interessante dal punto di vista di valutazioni e prospettive è quello della salute,  anche se la tecnologia pur dall’alto di multipli a dir poco vertiginosi continua a mostrare tassi di crescita non paragonabili al resto del mercato.

Cosa vi aspettate dalla Fed nel corso del 2020? Sulle scelte di politica monetaria (tassi, acquisto titoli) peseranno più i dati macro o l’approssimarsi delle elezioni presidenziali? I Treasury continueranno a offrire un porto sicuro agli investitori?

Per l’anno in corso il pronostico è scontato, o almeno lo è per il mercato che si aspetta come minimo un ulteriore taglio di 25 punti base. Di certo il faro della politica monetaria della Fed, anche in un anno elettorale come questo, restano comunque i dati macro e la situazione geopolitica: crescita economica, mercato immobiliare, occupazione da un lato, trade war, coronavirus e Medio Oriente dall’altro. Saranno questi i fattori che nei prossimi mesi faranno pendere la bilancia per uno o più tagli. Aumenti del rendimento del Treasury non sono da escludere. Notizie positive saranno certamente salutate con modesti rialzi come è avvenuto in diverse fasi. E’ però altamente improbabile allo stato attuale pensare di rivedere il decennale americano oltre il 3% come a fine 2018. In caso di notizie negative, invece, la reattività è maggiore e anche ai livelli di rendimento odierni non certo esaltanti, riesce ad offrire un certo margine di protezione. L’investitore italiano/europeo deve però tenere conto del rischio valutario.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.