Spesso le crisi modellano il corso della nostra vita, così come l’andamento dei mercati finanziari. E le turbolenze personali e finanziarie che stiamo attraversando al momento non fanno eccezione.
A differenza della crisi finanziaria globale del biennio 2008-2009, provocata dai rischi insiti nel sistema finanziario e da un eccessivo ricorso alla leva finanziaria, quella attuale è innanzitutto una crisi di natura sanitaria.
Il modo migliore per comprendere le distorsioni che stanno interessando l’economia e i mercati consiste con tutta probabilità nell’analizzarle partendo dai criteri della liquidità e della solvibilità, due requisiti tra loro correlati per il corretto funzionamento dell’economia di mercato.

Interventi fiscali e monetari a sostegno dell’emergenza
A partire da metà marzo, la rapida contrazione delle attività economiche ha infatti provocato una vera e propria crisi di mercato. La Fed e la BCE, parallelamente ad altri istituti centrali, hanno prontamente risposto al fuoco ricorrendo all'”artiglieria pesante” per allentare le strette di liquidità che rischiavano di mettere a repentaglio il funzionamento del mercato. La liquidità ha risentito del tentativo degli investitori di accumulare denaro contante e ridurre il livello di rischio nonché della scarsa propensione delle controparti tradizionali ad assumersi rischi di mercato.
In questo scenario, tra le iniziative della Fed a sostegno della liquidità si annoverano un’altra tornata di quantitative easing, l’apertura di linee di swap in dollari, operazioni pronti contro termine e altre misure rivolte ai mercati dei Treasury, dei titoli corporate e dei mutui ipotecari. È ovvio che sarebbe decisamente prematuro dare il segnale di cessato allarme, ma è innegabile che il quadro di inizio aprile è migliore di quello dei primi di marzo.
Questo miglioramento riguarda anche i mercati, in quanto le autorità hanno fatto fronte alle difficoltà sul piano della solvibilità mediante ingenti piani di stimolo fiscale. Negli Stati Uniti sta per essere varato un pacchetto fiscale da 2300 miliardi di dollari, pari al 10% del PIL, e provvedimenti fiscali ancora più generosi sono stati annunciati da alcuni paesi europei. In molti casi, queste misure rappresentano verosimilmente solo la prima tappa di una serie di tentativi aggressivi delle autorità di mitigare le difficoltà nell’attuale contesto macroeconomico.
La portata e la rapidità delle risposte sul piano monetario e fiscale riflettono gli insegnamenti tratti dalla crisi del 2008-2009 e, ancor prima, dalla Grande depressione. Sebbene le autorità abbiano implementato in tempi brevi i provvedimenti volti ad alleviare alcune delle pressioni che gravano sui mercati, in termini sia di solvibilità a medio termine sia di liquidità, la portata delle misure e la rapidità di attuazione stanno tuttavia dando luogo a inutili complicazioni a livello di esborsi e ad altre possibili conseguenze indesiderate.
Fondamenta più solide per le banche
Un aspetto positivo nell’attuale crisi è il fatto che il sistema bancario si trova oggi in condizioni migliori rispetto al 2008-2009. L’introduzione di requisiti patrimoniali più severi e l’immissione di liquidità all’indomani della crisi finanziaria globale hanno consentito al comparto bancario di stabilizzarsi notevolmente, mettendo le banche nelle condizioni di offrire linee di credito sia a breve che a lungo termine.
Di fatto, nelle ultime settimane le autorità di regolamentazione sono riuscite ad allentare i requisiti patrimoniali allo scopo di continuare ad assicurare il credito alle aziende e alle famiglie per attenuare le turbolenze economiche in atto.
L’alleggerimento dei requisiti patrimoniali ha permesso di liberare un importo pari a circa 500 miliardi di dollari, consentendo ai prestatori di erogare prestiti aggiuntivi per un volume approssimativo di 5000 miliardi di dollari a livello globale. La tempestiva concessione di credito rappresenta una colonna portante nel meccanismo di ripresa dell’economia globale.
Come riconoscere opportunità che emergono dalla crisi
Detto ciò, il nocciolo del problema resta comunque l’emergenza dovuta al COVID-19. Gli stimoli monetari e fiscali non sono sufficienti ad eliminare le pressioni al ribasso. Bensì si limitano ad aiutarci a superare il periodo che intercorre tra il lockdown e la ripresa.
Un altro insegnamento fondamentale consiste nel riconoscimento delle opportunità che emergono dalla crisi. Per gli investitori con un orizzonte a più lungo termine, le fasi di correzione dei mercati offrono opportunità di investimento poiché gli asset sono più convenienti e le valutazioni risultano vantaggiose.
Un periodo di investimento da tre a cinque anni permette ai gestori di valutare la solvibilità nel lungo periodo anziché formulare giudizi basandosi unicamente sulla liquidità a breve termine. Infine, i gestori attivi sono in grado di selezionare le società che dovrebbero dimostrare una buona tenuta durante le turbolenze e ottenere rendimenti corrispondenti.
A cura di William J. Adams, CFA, Chief Investment Officer, Obbligazionario globale di MFS
Redazione
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