Il recovery fund proposto da Angela Merkel ed Emmanuel Macron è certamente una sorpresa positiva per gli operatori del mercato e questa mattina sta sostenendo gli spread periferici.

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Mohammed Kazmi, macro strategist e fixed income portfolio manager di Union Bancaire Privée (UBP)

Significativamente, la proposta porta sul tavolo l’idea della mutualizzazione del debito per la regione, in cui i fondi sarebbero forniti sotto forma di sovvenzioni, piuttosto che di prestiti. Sebbene non sia ancora stata approvato da tutti i 27 membri dell’UE, è probabile che ciò avvenga, dato che la Germania e la Francia hanno portato la questione al tavolo e il progetto prevede dettagli su cui anche i Paesi periferici sarebbero a favore.

Se si riuscisse a raggiungere un accordo definitivo su questo punto, si alleggerirebbe la pressione sulla Bce, non più costretta ad essere l’unico supporto per i mercati. Ciò dovrebbe dare un po’ più di conforto agli investitori, che potrebbero impegnarsi nuovamente nel rischio europeo e che smetterebbero di temere così tanto l’impennata di emissioni da parte dei paesi periferici.

A cura di Mohammed Kazmi, macro strategist e fixed income portfolio manager di Union Bancaire Privée (UBP)

L’accordo sul Recovery Fund prova l’attaccamento di Merkel all’euro

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Florence Pisani, global head of Economic Research di CANDRIAM

L’accordo di ieri con Macron è una risposta forte e inequivocabile di Angela Merkel alla decisione della Corte costituzionale tedesca. La Cancelliera tedesca si era già espressa la settimana scorsa al Bundestag a favore di un rafforzamento dell’integrazione europea. E aveva sottolineato che ora spetta agli Stati assumersi le proprie responsabilità, aggiungendo che la revisione dei trattati non dovrebbe essere un tabù.

Il discorso è stato proattivo. Ma doveva essere accompagnato da azioni concrete. Ormai è fatta: accettando il principio della solidarietà di bilancio, Angela Merkel ha appena affermato forte e chiaro il suo attaccamento alla moneta unica.

Si tratta di un importante passo avanti. Naturalmente, questo accordo franco-tedesco deve portare anche all’adesione di tutti i 27 Stati membri, perché in questo caso è richiesta l’unanimità.

A cura di Florence Pisani, global head of Economic Research di CANDRIAM

Il recovery fund è come un Piano Marshall

“Riteniamo che la proposta franco-tedesca sia un importante passo in avanti nell’architettura istituzionale europea. Se adottato così come è stato delineato, il recovery fund avrebbe un peso simile a quello che il piano Marshall ebbe a cavallo tra gli Anni 40 e 50.

“Il focus sui settori e le regioni più colpite garantisce la flessibilità per finanziare la ‘vecchia Europa’, invece che i beneficiari abituali del centro ed est Europa sotto il normale indirizzo di coesione e convergenza europeo”.

Andreas Billmeier, sovereign research analyst di Western Asset (Gruppo Legg Mason) sul recovery fund
Andreas Billmeier, sovereign research analyst di Western Asset (Gruppo Legg Mason)

Ci aspettiamo delle riserve da parte di quei paesi membri che si erano opposti ai ‘coronabond e, visto l’esplicito impegno a una tassazione equa delle aziende e della digital economy per recuperare parte delle spese, prevediamo anche che i paesi con regimi fiscali molto competitivi si opporranno.

Detto ciò, la caratteristica saliente di questa proposta è che la Germania e la Francia, storici motori del progresso dell’integrazione europea, stanno finalmente spingendo di nuovo nella stessa direzione elevando notevolmente la capacità di prestito della Commissione.

“Non è l’equivalente europeo del compromesso di Hamilton del 1790, perché l’Unione non prenderà su di sé qualsiasi debito, ma qualcosa di simile.”

A cura di Andreas Billmeier, sovereign research analyst di Western Asset (Gruppo Legg Mason) sul recovery fund


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