Potenziando il piano anti crisi PEPP, quasi raddoppiando gli sforzi, la Bce ha fatto “proprio quello che i mercati volevano“. È il parere di Oliver Blackbourn, multi-asset portfolio manager di Janus Henderson Investors. Un’opinione condivisa dalla maggior parte dei gestori.
La Banca Centrale Europea (BCE) sembrava non avere altra scelta se non quella di aumentare da subito le sue misure di stimolo, se voleva evitare di deludere i mercati. Tuttavia, l’aumento è stato superiore alle aspettative. Se avesse continuato al ritmo di acquisto osservato finora, la BCE avrebbe esaurito le sue disponibilità all’interno del PEPP in autunno. A meno che gli acquisti non vengano accelerati, la BCE dovrebbe ora essere in grado di continuare ad acquistare fino all’inizio del 2021.
“Questo è importante, in ultima analisi, come segnale che la BCE si impegna a stimolare l’economia per tutto il tempo necessario. Suggerisce inoltre di non preoccuparsi eccessivamente dell’interferenza della Corte costituzionale tedesca nei programmi di allentamento quantitativo”.
La presidente Lagarde aveva aperto la strada ad un ulteriore alleggerimento con i suoi precedenti commenti sull’economia descrivendo una via di mezzo tra lo scenario “medio” e lo scenario “grave”.
Un aspetto importante per la BCE, è che il persistente ritornello di Mario Draghi sulla necessità di stimoli fiscali sembra essere stato finalmente ascoltato dai governi europei. La Germania ha aumentato il suo pacchetto di stimolo mercoledì, seguendo a ruota l’ambizioso piano della Commissione Europea per un più ampio stimolo dell’UE. La BCE non deve più assumersi la responsabilità di risollevare da sola la crescita europea e l’inflazione.
Rally dell’euro, rendimenti Btp in discesa
La portata dell’aumento ha comportato il rally dell’euro già a partire dai momenti successivi all’annuncio. I rendimenti dei titoli di Stato italiani sono scesi di circa 20 punti base rispetto alla valutazione registrata immediatamente prima dell’annuncio, livelli osservati a gennaio, prima che la pandemia globale prendesse realmente piede.
I titoli azionari europei sono balzati in avanti, interrompendo un trend di giornata negativo, mentre la BCE dava un’altra spinta per proseguire la forte rotazione nei titoli europei registrata nei giorni scorsi.
Didier Saint-Georges, membro del comitato strategico di investimento Carmignac, si felicita anche lui per l’azione tempestiva del direttivo di politica monetaria dell’area euro.
“Poiché il Recovery Fund europeo non avrà nessun impatto tangibile sui paesi membri più deboli prima del 2021, era fondamentale che la BCE intervenisse adesso sul PEPP, sia in termini di dimensioni che di durata. Ha agito come previsto e questo rappresenta un ulteriore sollievo per gli SPREAD SOVRANI di questi paesi e per l’euro”.

Crescita molto più debole del previsto, Bce doveva intervenire
David Zahn, head of European fixed income in Franklin Templeton, ha commentato anche lui a decisione della BCE di aumentare le dimensioni del suo programma di acquisto di emergenza pandemica a 1.350 miliardi di euro.
“Oggi la Banca centrale europea (BCE) ha ampliato il suo programma di acquisto di emergenza pandemica (PEPP) da 600 miliardi di euro a 1,35 trilioni di euro per sostenere l’economia dell’eurozona nell’attraversare la pandemia di coronavirus, dimostrando che la banca centrale continuerà con una politica monetaria accomodante ancora più a lungo. Hanno inoltre affermato che gli acquisti continueranno a essere condotti in modo flessibile nel tempo e le scadenze reinvestite fino almeno alla fine del 2022.
“I nuovi dati economici diffusi oggi supportano ciò e hanno rivelato che la BCE prevede che la crescita sarà molto più debole del previsto e che l’inflazione rimarrà estremamente bassa. Prevediamo che l’estensione al programma di acquisto di obbligazioni sarà di grande aiuto per i mercati obbligazionari europei, in particolare gli spread periferici.
Lagarde accoglie con favore piani dei governi Ue
“I mercati si aspettavano ampiamente che la BCE aumentasse il programma da € 250 a € 500 miliardi e l’aumento di € 600 miliardi ha assicurato che la BCE rimarrà in prima linea per il 2021″.
A nostro avviso i commenti del presidente della BCE, Christine Lagarde, dimostrano che continua ad aspettarsi che la ripresa europea debba essere sostenuta dai governi nazionali attraverso un’azione fiscale forte e ambiziosa piuttosto che dalla politica monetaria”.
“I commentatori del mercato stavano anche osservando attentamente i commenti di supporto di Christine Lagarde sui piani di spesa dell’UE. E sono stati incoraggiati dai suoi commenti che hanno accolto con favore le proposte dell’UE per la ripresa”.
Bce: sorpresa in positivo a 360 gradi per i mercati
Anche Andreas Billmeier, sovereign research analyst di Western Asset, affiliata Legg Mason, si è espresso sull’odierna decisione della Bce di estendendone la portata e gli orizzonti temporali di almeno sei mesi. Secondo l’esperto la decisione di Francoforte ha fortemente sorpreso i mercati, così come dimostra l’andamento degli spread tra i paesi periferici e il Bund, rassicurandoli per quanto riguarda i prossimi mesi.
“Nel meeting di oggi, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di espandere ulteriormente l’accomodamento monetario, ampliando di 600 miliardi il PEPP (il piano pandemico di acquisto di titoli), allungandone la durata di sei mesi fino almeno a fine giugno 2021, e impegnandosi a non invertirne gli effetti fino almeno a fine 2022.
Mercato del reddito fisso, Spread in calo
Inoltre, è stata presentata una nuova proiezione macro che tiene conto dell’andamento economico e parla di una preoccupante previsione di inflazione all’1,3% nel 2022.
Con queste decisioni, la BCE ha chiaramente sorpreso i mercati, come dimostrato dal calo degli spread tra paesi periferici e bund nel momento in cui la dichiarazione è stata pubblicata. Pensiamo si sia trattato di una sorpresa a 360 gradi, nel senso che in ognuna delle decisioni prese oggi la BCE ha fatto più di quanto il mercato si aspettasse.
Detto ciò, il fatto che all’aumento si accompagni un’estensione implica che nel 2021 il tasso di acquisti di titoli sovrani con il PEPP resterà quasi immutato. Per cui la quantità di debito che verrà assorbita nei prossimi 18 mesi sembra sostanzialmente identica.
Per quanto riguarda altre questioni importanti, Lagarde ha chiarito che “il consiglio direttivo non si è confrontato sulla recente decisione della corte costituzionale tedesca“. La presidente BCE ha ribadito che a suo parere la decisione era indirizzata alle autorità tedesche e si è detta convinta si possa trovare una buona soluzione”.
A tal proposito, ha sottolineato come una versione della “valutazione di proporzionalità” richiesta è intrinseca nelle decisioni della BCE e ha sempre trovato spazio nei meeting, quasi a voler suggerire un modo con cui la Bundesbank e altre istituzioni potrebbero disinnescare la questione.
Obiettivo: agevolare l’erogazione di prestiti a lungo termine
Abbiamo anche notato uno scambio di battute spigoloso verso la fine della conferenza, riguardo quanto Lagarde sia rimasta concentrata sul testo preparato. Può sembrare una questione minore, ma riteniamo sia invece importante: dopo alcuni inciampi nelle conferenze precedenti, stavolta la presidente non ha fatto errori nonostante il dover comunicare previsioni di inflazione che non sono più in linea con gli obiettivi. Non si tratta di una cosa da poco e la chiarezza della comunicazione è ovviamente cruciale in questo contesto, anche se al mercato servirà del tempo per digerire le nuove previsioni”.
Secondo il gestore “queste decisioni devono essere valutate tenendo conto delle scioccanti previsioni di inflazione, come spiegato anche dalla presidente Lagarde in conferenza stampa”. Ma anche degli sviluppi fiscali nelle economie europee e a livello comunitario.
Se gli acquisti di bond sovrani per quest’anno bastano più o meno a coprire le spese dei governi per gli stimoli contro la crisi del Covid-19, l’estensione del PEPP probabilmente vuole agevolare l’erogazione di prestiti dell’Unione nel contesto del programma Next Generation EU, ancora in fase di negoziazione”.
A margine, i money manager del gruppo aggiungono che “la BCE sembra soddisfatta dei progressi sul fronte fiscale“. Lagarde sosterrà volentieri questi sforzi, “anche se è difficile dire quanto l’emergenza sarà ancora reale nel 2021, soprattutto alla luce del rimbalzo della crescita previsto dalla BCE.
Per questo motivo, Lagarde ha evidenziato il legame tra il PEPP come strumento di politica monetaria e il bisogno di fornire una posizione monetaria appropriata con il miglior strumento a disposizione”.

Bce, risposte più efficaci e più rapide
Per una volta, la zona euro non soffre di un’eccessiva leva finanziaria tra le banche e le famiglie, né di risposte controproducenti da parte dei responsabili politici che in passato hanno frenato i recuperi. Si tratta di un risultato netto positivo, almeno rispetto alle precedenti flessioni.
Rispetto al passato, le risposte politiche attuali sono state maggiori e attuate più rapidamente. In particolare, la Banca Centrale Europea (BCE) ha agito rapidamente per stabilizzare i mercati finanziari e sostenere i prestiti all’economia reale. E continua a farlo. La BCE ha aumentato il sostegno quasi raddoppiando le dimensioni del suo programma di acquisto d’emergenza in caso di pandemia (PEPP) a 1,35 trilioni di euro in totale (aggiungendo 600 miliardi di euro ai 750 miliardi di euro già annunciati) e prolungando il programma fino alla metà del 2021, o almeno fino al giugno 2021.
Inoltre, i proventi del PEPP vengono reinvestiti fino alla fine del 2022, in altre parole escludendo qualsiasi riduzione degli acquisti di beni prima del 2023, in quanto ha senso ridurre prima il PEPP, seguito da altri programmi di acquisto del settore pubblico e privato. Questo è importante perché dovrebbe permettere alla BCE di deviare maggiormente, e più a lungo, dalle sue chiavi di capitale.
La prima ripartizione degli acquisti PEPP della BCE per il periodo marzo-maggio 2020 non ha rivelato grandi sorprese. L’Italia è stata la principale beneficiaria di questi scostamenti dalle chiavi di capitale della BCE, con altri Paesi, ad eccezione della Francia, sostanzialmente in linea.
“Non si può però leggere troppo in soli due mesi di dati. Questo vale sia per il PEPP, che è appena agli inizi, che per il PSPP, dove gli scostamenti dalle capital key di maggio si sono invertiti rispetto agli ultimi due mesi. Ciò è dovuto in gran parte ai rimborsi e ai reinvestimenti, che avranno un ruolo importante in futuro, dato che miliardi di attività vengono continuamente rimossi per un certo periodo di tempo”.

Inflazione gelida, vista ad appena l’1,3% a fine 2022
Inoltre, l’inflazione è prevista solo all’1,3% entro la fine del 2022. Questo spiega perché tutti i programmi di acquisto di beni e i reinvestimenti sono programmati per durare così a lungo. Infine, non è stata presa alcuna decisione in merito all’acquisto di debiti ad alto rendimento, soprattutto per quanto riguarda gli “angeli caduti”. Per ora, la BCE sta monitorando i declassamenti.
La BCE sotto la guida di Christine Lagarde assomiglia molto alla BCE sotto Mario Draghi. disposta a fare tutto il necessario per sostenere il suo mandato, e anche a un ritmo più veloce. La preoccupazione che la sentenza della Corte costituzionale tedesca la costringerebbe a guardare in modo esagerato.
Dopo i recenti passi verso una risposta fiscale comune europea, e il nuovo stimolo fiscale della Germania, questo dovrebbe contribuire a sostenere più a lungo il sentimento positivo nella zona euro. Fa abbastanza per giustificare l’opinione che i politici della zona euro abbiano coordinato, almeno per ora, le risposte alla crisi del coronavirus. Ovviamente le sfide a lungo termine permangono. L’Europa rimane un’area a basso potenziale di crescita, soprattutto a causa della scarsa demografia e dei troppo pochi investimenti.
Nel complesso, ci aspettiamo una ripresa e un’uscita dalla recessione nel terzo trimestre di quest’anno, ma solo fino a livelli di crescita mediocri con una bassa inflazione. In altre parole una bassa crescita del PIL nazionale.
Nordea AM vede rally Btp: solo notizie positive
La BCE ha aumentato il pacchetto PEPP di 600 miliardi di euro, nonostante ci si aspettasse un aiuto da 500 miliardi. A dirlo è Sebastien Galy, senior macro strategist di Nordea AM. Il programma è stato prorogato fino a giugno 2021 con cedole e titoli in scadenza che saranno reinvestiti almeno fino alla fine del 2022.

La crescita si prevede al 5,2% nel 2021 e al 3,3% nel 2022, grazie a un lavoro di forecasting eroico rispetto alla previsione di base. La BCE ha accolto con favore il pacchetto di 750 miliardi di euro proposto dalla Commissione europea, evitando ogni discussione sui finanziamenti, contrariamente a quanto ci aspettavamo, e ogni accenno al controllo del rendimento del credito (non sovrano, in quanto darebbe un’opzione gratuita all’Italia).
La BCE ha offerto una soluzione per trovare un compromesso con la Corte costituzionale tedesca e ha esaminato l’efficacia e il rapporto costi/benefici delle politiche monetarie.
Questo risponde al principio di proporzionalità, un altro modo con cui esaminare anche il rapporto tra acquisti sovrani e di credito. Per ora la BCE non vuole chiarire la sua posizione.
La conseguenza prevista per il piano PEPP è un possibile rally sulle scadenze a 10 anni italiane e greche rispettivamente di 15 punti base e di 12 punti base.
Redazione
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