AllianceBernstein. L’intervento di Flavio Carpenzano, senior investment strategist fixed income, all’inchiesta di Fondi&Sicav sulle obbligazioni inflation linked


L’inflazione sembra dare qualche segnale di risveglio in alcuni paesi del mondo industrializzato. Credete che l’attuale scenario di riferimento presenti fattori a sostegno di una ripresa dei prezzi al consumo?
Il contesto secolare sembrerebbe puntare a un aumento dell’inflazione, ma lo scenario ciclico non è altrettanto di supporto dato che i fattori di breve termine che stanno minacciando la crescita agiscono da inibitore all’inflazione. I tassi di disoccupazione sono tuttavia molto bassi: qualsiasi sorpresa al rialzo della crescita potrebbe catalizzare anche l’inflazione.
In secondo luogo, le banche centrali si stanno impegnando come mai prima per raggiungere i target di inflazione e muovere al rialzo le aspettative. Questo è stato dimostrato dalle recenti minute della Fed, dove è stato sottolineato il desiderio di riportare l’inflazione al target del 2% e non in prossimità dello stesso.
Crediamo che, data la magnitudine delle sfide secolari che gravano sull’economia globale e i pochi margini di intervento riservati alle politiche monetarie, ci siano pochi dubbi sul fatto che sarà la politica fiscale a dover subentrare nella battaglia contro bassa crescita e bassa inflazione. Le probabilità di vedere un forte stimolo fiscale rimangono tuttavia alquanto scarse.
Nell’ipotesi di un’accelerazione dell’inflazione, quali tipologie di inflation linked bond (per Paesi, scadenze e rating) ritenete siano da privilegiare? Oltre ai bond legati all’inflazione, quali sono, a vostro giudizio, le opzioni a disposizione degli investitori per tutelarsi da un ritorno dell’inflazione?
Vediamo ancora valore nelle obbligazioni inflation linked, in particolare negli Stati Uniti con i Tips (Treasury Inflation Protected Securities), anche se la ragione principale di ciò è da collegarsi a fattori tecnici più che ad aspettative di un immediato aumento dell’inflazione. I Tips Usa rimangono infatti economici rispetto ad altre opportunità e un ulteriore indebolimento del dollaro è probabile sia inflativo, con un impatto positivo su questi titoli. La maggior parte della nostra esposizione si concentra su titoli con scadenza a cinque anni, i quali sono meno sensibili alle oscillazioni nei prezzi delle materie prime rispetto ai TIPS a uno o due anni.
In Giappone abbiamo invece ridotto la nostra esposizione all’inflazione dato che non ci aspettiamo una ripresa tangibile dell’indice dei prezzi al consumo e la liquidità nei titoli JGBI è stata sfidante. Oltre ai titoli obbligazionari inflation linked, le materie prime rappresentano a nostro parere la migliore opportunità per sfruttare un repentino aumento delle aspettative sull’inflazione, scenario che riteniamo comunque improbabile.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

