Il mercato resterà alla finestra per intercettare segnali di una futura politica monetaria restrittiva. Sok Yin Yong, Fixed Income Analyst Asia, Julius Baer

Il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha esortato il mese scorso i cittadini del Paese ad adottare misure di austerità per contribuire a preservare le riserve valutarie, a fronte dello shock petrolifero derivante dalle tensioni in Medio Oriente. L’appello di Modi è giunto in un contesto di preoccupazione per la bilancia commerciale dell’India e per il continuo deprezzamento della rupia indiana rispetto al dollaro statunitense.
Ad aprile, il deficit commerciale dell’India si è ampliato bruscamente fino a 28,38 miliardi di dollari, a causa dell’aumento della fattura delle importazioni, trainato principalmente dalle importazioni di petrolio greggio e oro. L’ampliamento del deficit commerciale è destinato a continuare a esercitare pressione sul saldo delle partite correnti dell’India, con alcuni economisti che ora prevedono un allargamento del deficit delle partite correnti al 2%-2,3% del PIL nell’esercizio fiscale 2027, rispetto allo 0,9% dell’esercizio fiscale 2026.
Poiché l’India è un importatore netto di energia, tensioni prolungate nel Golfo e prezzi elevati del petrolio aumentano la fattura delle importazioni del Paese, alimentando l’inflazione e comportando ulteriori rischi al ribasso per le partite correnti e per la rupia indiana. L’inflazione è salita al 3,5% ad aprile e si prevede che aumenterà ulteriormente, considerando che i distributori statali di carburante hanno aumentato i prezzi di benzina e diesel quattro volte nel mese di maggio. La crescita per l’esercizio fiscale 2027 (anno concluso a marzo 2027) è prevista tra il 6,8% e il 7,2% dal governo e al 6,9% dalla RBI, sebbene tali proiezioni siano esposte a rischi al ribasso qualora il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi.
In questo contesto, i deflussi di capitali esteri continuano a persistere, aggravando la pressione sulla rupia indiana, che quest’anno è scesa a minimi storici (96,8288 il 20 maggio) rispetto al dollaro statunitense. La rupia è la seconda valuta asiatica con la peggiore performance dall’inizio dell’anno e rimane vulnerabile a ulteriori ribassi. La RBI è intervenuta attivamente sul mercato dei cambi per stabilizzare la valuta, mentre il governo ha intensificato gli sforzi per arginare i deflussi di capitali esteri, con ulteriori misure attese in tal senso.
Nel frattempo, il rendimento del titolo di Stato indiano a 10 anni è aumentato in linea con quelli dei Paesi comparabili dall’inizio del conflitto in Medio Oriente (+41 punti base, al 7,001%) e continua a mostrare una tendenza al rialzo, mentre i prezzi del petrolio rimangono elevati e crescono le preoccupazioni fiscali. Sebbene la maggior parte degli economisti si aspetti che la RBI mantenga invariata la propria politica monetaria nella riunione del 3-5 giugno, il mercato sarà alla ricerca di segnali restrittivi per valutare le prospettive di un futuro rialzo dei tassi.
Redazione
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