Intervista a Rahul Bhushan, co-founder di Rize ETF
Dopo aver sovraperformato per 12 degli ultimi 13 anni, cosa vi aspettate dall’equity Usa per i prossimi anni?

Al momento, non ci sono elementi che ci fanno dire che la sovraperformance del mercato azionario USA non continuerà rispetto agli altri mercati sviluppati ed emergenti.
Dovremmo anche tener conto che il prossimo è un anno elettorale. E dunque ci sono interessi particolari che vogliono turbolenze di mercato minime prima di novembre.
Ma forse, cosa ancora più importante, vediamo evidenze di rapidi progressi tecnologici. E di conseguenza grandi cambiamenti, non solo da parte della (ormai scontata) intelligenza artificiale, che sarà la tecnologia che catalizzerà tutte le altre, ma anche da altre tecnologie.
Ad esempio, dallo stoccaggio dell’energia e dalla mobilità elettrica e autonoma, che stanno già scatenando una domanda su scala senza precedenti, in quanto diventano competitive in termini di costi rispetto a quelle esistenti.
Il fatto è che la maggior parte dei talenti, delle competenze e della proprietà intellettuale di queste tecnologie critiche per il futuro è concentrata negli Stati Uniti e, in particolare, nelle aziende americane.
La domanda è: le aziende europee e/o asiatiche riusciranno a recuperare il vantaggio relativo degli Stati Uniti in queste tecnologie fondamentali?
Riteniamo che la probabilità che ciò accada sia estremamente bassa. In fondo, il fatto che abbiamo appena lanciato una strategia sull’impatto ambientale negli Stati Uniti è forse la miglior prova delle nostre convinzioni.
Alcuni studi ipotizzano che la graduale diffusione dei progressi tecnologici guidati dall’IA dovrebbe dare una spinta alla produttività degli Stati Uniti. L’intelligenza artificiale riporterà il dominio del mercato azionario Usa?
Riteniamo che l’intelligenza artificiale sarà uno dei motivi per cui il mercato azionario statunitense continuerà a dominare. Ma è bene sottolinearlo ancora: l’intelligenza artificiale non è l’unica tecnologia in cui gli Stati Uniti hanno un vantaggio strategico.
Il vantaggio strategico esiste anche per la natura e la struttura del mercato statunitense, dove è disponibile un numero infinitamente maggiore di “capitale di rischio” per sostenere idee audaci e coraggiose. Si consideri che tutte le principali società di venture capital sono americane. Questo “miglior accesso al capitale” è un vantaggio competitivo di cui non si parla spesso. Ma che è alla base di ciò che spesso dà alle aziende statunitensi un vantaggio.
A livello macro, negli ultimi anni abbiamo assistito alla perdita di fascino delle borse europee (e di altre non statunitensi); l’esempio più evidente è che l’IPO di Arm si terrà alla Borsa di New York, nonostante Arm sia una società britannica. Questa è un’enorme perdita per la Borsa di Londra. E dovrebbe essere un campanello d’allarme per gli interessi europei che vogliono far tornare grande l’Europa.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

