Carlo Benetti, Market Specialist di GAM, pone l’accento sul ruolo che i mercati emergenti rivestono all’interno dei portafogli nell’attuale scenario di mercato e nel lungo termine
Se l’economia americana dovesse sorprendere, anche il dollaro sorprenderebbe al rialzo ma, intanto, la perdurante debolezza del biglietto verde e la diversificazione extra Stati Uniti favoriscono le azioni internazionali, le obbligazioni europee e gli asset dei mercati emergenti.
I mercati scontano un più elevato premio al rischio geopolitico, la paura è che l’aumento dei prezzi del petrolio si estenda agli altri mercati dell’energia provocando una nuova ondata di inflazione.
In queste eccezionali condizioni, i paesi emergenti costituiscono un luogo dell’investimento che merita qualche considerazione. L’aumento dei prezzi del petrolio e il possibile impatto inflazionistico avrebbe un effetto negativo su economie sensibili ai prezzi energetici e l’aumento dell’incertezza comporterebbe l’uscita di capitali, in cerca dei porti sicuri.
La prima considerazione è dunque che nei mercati emergenti le strategie attive sono le uniche efficaci, non tutte le economie sono state create uguali. Le differenze nelle istituzioni politiche, nei sistemi economici e finanziari, nelle reti commerciali e nelle alleanze diplomatiche ampliano le distanze ed esigono specifici approfondimenti.
I mercati emergenti sono il luogo adatto per esposizioni di lungo termine: le fonti di rischio sono superiori a quelle dei mercati sviluppati ma, in fin dei conti, il rischio è la moneta che compra rendimento e per coloro che cercano diversificazione, crescita e rendimento a lungo termine le economie emergenti continuano a fornire una interessante opportunità.
Non sono più solo fornitori di materie prime o manodopera a basso costo. Molti di essi sono leader nell’adozione tecnologica, in particolare nei settori fintech e “e-commerce”. La Cina è in competizione diretta con gli Stati Uniti, l’India è tra i primi paesi al mondo per adozione di pagamenti digitali e sta sviluppando un proprio ecosistema AI nazionale, in America Latina, piattaforme come MercadoLibre e Nubank stanno trasformando l’economia digitale.
Per l’investitore è importante notare come in molte economie emergenti i multipli azionari siano di molto inferiori rispetto a quelli dei mercati sviluppati. L’indice MSCI Emerging Markets scambia a un rapporto P/E medio inferiore del 30% rispetto all’MSCI World. Valutazioni più contenute offrono margini di rialzo maggiori, si tratta di economie che beneficiano anche di fattori strutturali di lungo termine come il dividendo demografico e una classe media sempre più robusta: secondo un rapporto della Banca Mondiale, entro il 2030 oltre due terzi della nuova classe media globale proverrà da Asia, America Latina e Africa.
I mercati emergenti rappresentano una componente strategica per portafogli di investimento orientati al lungo termine. La combinazione di crescita economica, valutazioni interessanti, dinamiche demografiche favorevoli e innovazione tecnologica li rende particolarmente interessanti nel contesto multipolare di questo nuovo tempo. L’iniziativa bellica degli Stati Uniti ha amplificato l’incertezza e i pericoli ma, ciò nonostante, i segnali di resilienza in paesi come Cina e India e la consuetudine storica di “shock-bounce” offrono un contrappunto positivo.
Redazione
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