Occupazione Usa in ripresa: come stanno veramente le cose

Il rapporto governativo dell’occupazione Usa è stato una piacevole sorpresa per i mercati. I numerosi economisti che avevano previsto un peggioramento delle cifre in maggio si sono dovuti ricredere. D’altronde è un’impresa difficile anticipare i trend economici a breve termine in un’economia colpita da un’emergenza sanitaria e da una crisi senza precedenti.

Mentre il governo Usa festeggia i dati macro e gli economisti fanno un bagno di umiltà, prima di gridare vittoria occorre analizzare attentamente la situazione. Un professore di Politica della Georgetown University e fellow in Studi Economici presso il Brooking Institute cita quattro rischi per il mercato del lavoro Usa. Il primo riguarda la disoccupazione, che resta su livelli estremamente elevati e così potrebbe essere ancora per diversi mesi, se non anni.

Tanti licenziamenti si trasformeranno in perdita permanente del posto di lavoro

Jeffrey Schulze, director e investment strategist di ClearBridge Investments (affiliata di Legg Mason), è uno dei tanti gestori e analisti che ritiene che vi sia una “forte possibilità che molti licenziamenti recenti possano trasformarsi in una perdita permanente di posti di lavoro in futuro”.

Anche dopo il miglioramento di maggio, i dipendenti Usa che sono rimasti senza un posto di lavoro o che hanno perso parte delle ore lavorative rimane sopra i 30 milioni. Si tratta di un quinto di tutti i lavoratori americani. I problemi che attraverseranno moltissime famiglie in Usa saranno pesanti ancora per un po’ di tempo.

L’ufficio di statistica del Lavoro Usa afferma infatti che 20 milioni 935.000 americani erano senza un posto di lavoro a maggio e che 29.965.415 cittadini hanno ricevuto il sussidio di disoccupazione nella stessa settimana. Significa quindi che oltre 9 milioni di americani ricevono l’indennità e non sono considerati disoccupati dai numeri ufficiali del governo.

Ne consegue che il tasso di disoccupazione reale non è sceso tanto quanto sembrano far credere le cifre ufficiali relative al mese scorso pubblicate negli Stati Uniti. Se da un lato le indennità di disoccupazione sono diminuite (un buon segno), dall’altro le cifre ufficiali del rapporto di occupazione non prendono in considerazione un’ampia fetta di disoccupati o sotto occupati.

Come per esempio coloro i quali hanno rinunciato a cercare lavoro o quelli che non sono contenti della propria situazione lavorativa attuale (lavorano meno delle ore desiderate). Un secondo aspetto su cui mette l’accento Harry Holzer riguarda l’ottimismo circa la riapertura delle imprese e la ripresa dell’occupazione da parte di milioni di lavoratori nei prossimi mesi.

Le chiusure di imprese e la perdita permanente di posti di lavoro potrebbero aumentare drasticamente, come si è già visto nell’ultimo rapporto sull’occupazione”, osserva l’opinionista.

Cambio abitudini consumatori influenzerà livelli occupazione

I ristoranti e le altre aziende che non sono più redditizie in un’era di “distanziamento sociale” (o che hanno debiti elevati) potrebbero chiudere i battenti. Al contempo, visto che il lockdown ha portato a un’accelerazione di una serie di megatrend tra cui la digitalizzazione dei consumi già in atto, i punti di vendita al dettaglio tradizionali probabilmente si affideranno maggiormente allo shopping online. E forse lo faranno in modo permanente.

Chi spera di tornare al lavoro che aveva prima in questo e in altri settori dovrà accontentarsi di un cambiamento delle condizioni e salari più bassi. In alcuni casi non lavorerà affatto nello stesso campo e ci metterà del tempo a cambiare area e rifarsi una carriera.

In terzo luogo, i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro potrebbero rimanere disoccupati per molti mesi e quando troveranno un lavoro guadagnare uno stipendio più basso rispetto al periodo pre crisi. Le ricerche dimostrano che i giovani che sono entrati nel mercato del lavoro durante la Grande Recessione hanno subito perdite di reddito per molti anni.

Infine le regioni più colpite dall’attuale recessione, come quelle più esposte a settori come intrattenimento e turismo (Las Vegas, Los Angeles, Florida) oppure quelle dipendenti da industrie meno al passo con i tempi (Michigan, Ohio), potrebbero anch’esse fare i conti con elevati tassi di disoccupazione per i prossimi mesi se non anni. Anche in questo caso, le ultime ricerche sul campo mostrano che alcune delle regioni colpite dall’ultima recessione non si erano ancora riprese prima dello scoppio della pandemia.

Daniele Chicca
Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno presso la UCL di Londra, è giornalista professionista dal 2007. Partendo da Reuters si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Grazie a competenze SEO e social, ha contribuito a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia (in qualità di responsabile editoriale). È stato inviato da New York per Radio Rai e per varie agenzie stampa, tra cui AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento si occupa della strategia di comunicazione di alcune startup svizzere specializzate in crypto, FinTech, materie prime e mondo del lavoro.