Russia e Brasile, pronti a cogliere il rimbalzo ciclico

in questa fase carmignac predilige azioni growth a titoli value

Xavier Hovasse, responsabile dell’azionario emergente, Carmignac

La preferenza va ai paesi che presentano fondamentali macroeconomici sani, con partite correnti solide o in miglioramento. Intervista a Xavier, head of emerging markets equities, Carmignac.

Nel vasto universo rappresentato dall’azionario emergente, l’equity asiatico e quello dell’Est Europa sembrano essere le due aree più promettenti per i prossimi anni. Siete d’accordo con questa view o date maggiori chance ad altre aree?

I mercati emergenti hanno vissuto la pandemia in maniera molto diversa, come dimostrano i diversi effetti sui dati economici e sulle performance di mercato. L’Asia sembra essere il vincitore della crisi per via della gestione efficiente dell’emergenza sanitaria, tanto che oggi è l’unica area del mondo ad aver registrato una vera ripresa. Il quadro è meno roseo in altri paesi, che continuano a dover gestire la pandemia e le potenziali implicazioni economiche secondarie legate al COVID-19.

Da un punto di vista strutturale vediamo solidi driver di crescita a lungo termine per i mercati emergenti asiatici, dal momento che la rivoluzione tecnologica in questi paesi ha subito un’accelerazione per via del COVID e ha creato uno spostamento del potere economico verso Est (con Cina, Corea e Taiwan in testa). Inoltre la guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina sta consolidando questo potente trend di lungo periodo, poiché sta costringendo le società tech asiatiche ad accelerare gli investimenti in nuove tecnologie per essere autonome e ampliare la propria leadership di mercato.

La Cina ne esce nettamente vincitrice, grazie alla graduale normalizzazione della domanda interna e degli investimenti nel settore privato. Inoltre, la tenuta dell’export continua a sostenere l’attività economica e i produttori stanno beneficiando dei problemi di approvvigionamento causati dalla pandemia in altre economie. I dati relativi al commercio e alle scorte di novembre sono molto incoraggianti, con un aumento delle esportazioni e un indebolimento delle importazioni che hanno portato il surplus commerciale a quota 75,42 miliardi di dollari (rispetto ai 58,44 miliardi di dollari), il dato più alto della storia.

Nelle nostre allocation di tipo top-down, preferiamo i paesi che presentano fondamentali macroeconomici sani, con partite correnti solide o in miglioramento, e allo stesso tempo evitiamo i paesi troppo dipendenti dalle esportazioni di materie prime con fondamentali macroeconomici deboli e quelli con elevate esigenze di finanziamento esterno. Ecco perché oggi stiamo fortemente investendo nei paesi asiatici, che generalmente presentano le partite correnti più robuste: la Cina è in testa alla nostra conviction list, seguita da Corea del Sud e India.

Adottiamo una strategia più selettiva e opportunistica nei paesi emergenti dell’EMEA e dell’America Latina, caratterizzati da fondamentali macroeconomici meno solidi, perché alcuni di essi devono gestire problemi fiscali e allo stesso tempo la seconda ondata di Covid-19, con i relativi lockdown, continua a pesare sulle economie. I recenti sviluppi positivi dell’universo emergente in generale (debolezza del dollaro, notizie positive in merito ai vaccini, prezzi più alti delle materie prime) ci inducono ad essere più positivi su alcuni di questi paesi dell’area EMEA e dell’America Latina, cosa che non accadeva da molto tempo. Nello specifico, abbiamo adottato un atteggiamento più costruttivo verso due paesi: la Russia, che presenta un miglioramento dei fondamentali macroeconomici, un forte posizionamento fiscale, indebitamento in calo e robuste partite correnti. Il paese è ben posizionato per beneficiare di un rimbalzo ciclico; e il Brasile, anch’esso ben posizionato per beneficiare di un rimbalzo ciclico e di un aumento dei prezzi delle materie prime dopo un sell-off del 50% registrato nel primo semestre del 2020.

Potenzialmente, la maggiore velocità della crescita del Pil dovrebbe produrre risvolti positivi sulle performance future delle azioni degli Em. Ritenete valida questa correlazione o saranno altre le variabili capaci di pilotare le performance?

Sì, tanto che per i prossimi mesi abbiamo un outlook molto positivo sulle asset class dei mercati emergenti nel loro complesso, sostenuto dalla ripresa economica e da una potenziale crescita del PIL. A questo si somma la nostra visione ribassista sul dollaro, la cui debolezza è legata all’aumento del deficit fiscale (che prevediamo raggiungerà il 17% del PIL nel 2020) e alla politica monetaria molto accomodante (il bilancio della Federal Reserve è aumentato di oltre il 70% dall’inizio della pandemia). Storicamente la debolezza del dollaro si è verificata simultaneamente a una forte sovraperformance dei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati. I recenti cicli di svalutazione del dollaro hanno avuto una durata media di tre anni e questo suggerisce che siamo sul punto di iniziare un periodo favorevole per i mercati emergenti, invertendo finalmente la lunga fase di sottoperformance che si protrae da più di un decennio.

Infine i miglioramenti in ambito monetario ed economico sono di buon auspicio e offrono prospettive dignitose e interessanti per gli utili. Riteniamo che il quadro degli utili dei mercati emergenti sorprenderà positivamente e che questi paesi continueranno a offrire valutazioni interessanti rispetto ai paesi sviluppati.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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