Intervista a Mario Cribari, gestore di Bluestar

Cosa vi aspettate dalla Borsa italiana nel 2022? Quali settori privilegiate in questa fase e quale tipologia di titoli potrebbe performare meglio nel medio termine?
Dopo un altro anno molto positivo per il listino italiano, e in generale per i mercati azionari, non è semplice fare previsioni. Ambizioso attendersi ancora performance a doppia cifra e la volatilità potrebbe contraddistinguere il 2022. D’altro canto, con tassi di rendimento reali in territorio fortemente negativo è difficile trovare alternative alle azioni.

In linea generale riteniamo che a guidare l’andamento dei listini sarà lo sviluppo pandemico e l’atteggiamento delle banche centrali, guidate dalle prospettive inflattive.
La variante Omicron potrebbe agire dapprima da acceleratore e poi da una sorta di immunizzatore naturale ed escludendo scenari catastrofici è ragionevole attendersi un altro anno di buona crescita economica ma accompagnato da un livello di inflazione più elevato.
Il listino italiano potrebbe essere avvantaggiato dalla prevalenza di settori più ciclici e value (che privilegiamo) come il finanziario, l’industriale e quello dei consumi. Attenzione tuttavia a due elementi “politici”: l’atteggiamento della BCE che a un certo punto dovrà ammettere che l’inflazione non è temporanea e rallentare l’acquisto di titoli pubblici con il conseguente allargamento dello spread a livelli più consoni rispetto all’elevatissimo ammontare di debito e deficit pubblico; ciò sarebbe poi aggravato dalle incertezze di una nuova tornata elettorale tanto più probabile nel caso Mario Draghi lasci Palazzo Chigi per spostarsi al Quirinale. Certamente la sua presenza, dovunque sia, costituirebbe una “put naturale” agli scenari più avversi.
L’inflazione italiana continua a salire (anche se a ritmi inferiori rispetto a quella europea). La crescita dei prezzi al consumo può aiutare a gestire meglio l’enorme debito pubblico, ma potrebbe danneggiare alcune attività economiche quotate. Qual è la vostra view a tal proposito?
Le banche centrali hanno cercato per anni, senza successo, di far uscire il mondo, e l’Europa in particolare, da una deflazione durata 15 anni. La pandemia, i sussidi, gli interventi fiscali, i recovery plan e l’immenso ammontare di massa monetaria immessa è finalmente riuscita allo scopo.
Sarà ora difficile far rientrare “il genio” nella bottiglia. Non reputiamo negativamente l’aumento dell’inflazione se accompagnato, come ci aspettiamo, da una buona crescita economica. Ciò che è incoerente in questo caso è tuttavia il basso livello dei rendimenti, reali e nominali, che ci aspettiamo salgano in maniera significativa. Questo potrebbe favorire un settore come quello finanziario.
D’altro canto, altri settori, come le utilities, potrebbero soffrire dagli interventi statali che mirano a frenare l’aumento delle tariffe energetiche. In questo scenario potrebbero soffrire poi le obbligazioni governative e in particolare quelle italiane nel caso la BCE decida di adottare politiche monetarie anche solo moderatamente più restrittive.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

