Con i prezzi del petrolio sprofondati ai minimi storici e l’intensificarsi dell’epidemia di coronavirus che crea problemi di cassa, alcuni governi e privati potrebbero decidere di rinunciare ai piani di energie rinnovabili. Preferendo un’offerta più inquinante ma anche economicamente più vantaggiosa.

Con cali giornalieri che non si vedevano dai tempi della Guerra del Golfo (una trentina di anni fa), diversi commentatori e strategist si interrogano sull’impatto che il fenomeno dei prezzi in picchiata avrà sui progetti e sui gruppi di energia pulita, nonché sugli investimenti ESG.

Lato piani “green” statali, i protagonisti del settore dell’energia pulita devono preoccuparsi per la concorrenza di un petrolio che viaggia a prezzi estremamente vantaggiosi. Ma fare una distinzione per area geografica è d’obbligo, viste le differenze tra i singoli casi.

Investimenti ESG potrebbero trarre dei vantaggi

Quanto agli investimenti sulla base dei criteri ESG, alcuni esperti prevedono che trarranno vantaggio dal calo improvviso del valore del petrolio. Una discesa a lungo termine finirà per spingere i fondi ESG in cima alla classifica delle migliori performance.

Jason Hollands, direttore delle comunicazioni per Tilney, ritiene che “il collasso del prezzo del petrolio implica che i fondi ESG saranno molto richiesti”.

In realtà il discorso non non è di così semplice lettura. Lo stesso Hollands osserva che uno scenario di un petrolio in caduta libera è una “spada a doppio taglio” per i fondi ESG. Combustibili fossili estremamente economici sono ora “violentemente competitivi sul piano dei prezzi” rispetto alle energie rinnovabili. Ciò può significare che la domanda di energie rinnovabili scivolerà man mano che il petrolio si indebolisce.

Quasi tutti i fondi ESG evitano le azioni petrolifere. Questo vuol dire che la loro performance non sarà influenzata dal crollo del prezzo del greggio o dei titoli petroliferi. Tom Sparke, investment manager di GDIM, dice di aver assistito a una sovraperformance nei suoi portafogli ESG nelle ultime settimane. La causa scatenante, secondo lui, sarebbe stata la disfatta del petrolio.

Petrolio, società attraversano fase ribassista

“Se continua così, vedremo gli investitori guardare alla frontiera ESG in modo diverso. Se la gente che non crede nei valori e benefit ESG si accorgesse che quando le prospettive si riveleranno negative per l’economia globale quella ESG sarà un’area forte, allora tutto potrebbe cambiare”.

“Inoltre, le compagnie petrolifere attraversano una fase di mercato orso. ed è il modo in cui un fondo si comporta nei periodi di crisi che segnerà il suo successo a lungo termine”.

Ben Yearsley, consulente per gli investimenti presso Fairview Investing, la pensa diversamente. L’advisor ha spiegato al Financial Times che il fenomeno in atto rischia di attirare i cacciatori di affari più verso le azioni petrolifere che verso i fondi ESG.

“Non tutti sono a favore dei fondi ESG. L’impatto del petrolio a 30 dollari dipende da quanto tempo vi rimane”.

L’ultima volta che il prezzo del Brent londinese ha toccato livelli così bassi eravamo a gennaio 2016, Poi, un anno dopo nel gennaio del 2017, si è ripreso con forza. La capacità di ripresa del prezzo del petrolio e il fatto che le major petrolifere offrano rendimenti attraenti, dice Adrian Lowcock, responsabile degli investimenti personali di Willis Owen, susciterebbero l’interesse per gli investitori.

Guerra russo-saudita sul prezzo del petrolio

L’oro nero, affossato da un insieme di fattori macro e politici, tra cui l’impatto della pandemia di coronavirus sulla domanda e la guerra lanciata dall’Arabia Saudita alla Russia sui prezzi della materia prima, rimarrà sotto pressione per un po’ di tempo. A parte Riyhad, altri paesi del Golfo utilizzeranno la loro capacità inutilizzata. Se a questo si somma l’incremento marginale della Russia, il mondo potrebbe trovarsi davanti a più di 3 milioni di barili al giorno di forniture extra a partire da aprile.

Ciò dovrebbe esercitare una continua pressione al ribasso sui prezzi del petrolio, in particolare dal momento che molte economie chiave subiranno contemporaneamente il picco dell’epidemia di covid-19. Senza contare poi i problemi per i gas di scisto Usa. Secondo Elliot Hentov, head of policy and research, State Street Global Advisors, negli Stati Uniti “la produzione potrebbe diminuire nei prossimi mesi, facendo pressione sui produttori di shale”.

Secondo gli analisti di Banor Sim, un’eventuale intesa tra Russia e Arabia Saudita potrebbe stabilizzare il mercato, i listini azionari e le aziende produttrici di petrolio come Eni. Ma per ora il valore di un barile, di pochi centesimi superiore ai 30 dollari, crea turbolenze anche a livello di economia reale e commercio internazionale, non soltanto sui mercati delle materie prime.

Energie rinnovabili e auto elettriche nei guai? Non così in fretta

Alcuni analisti sono in effetti dell’idea che diversi governi, tra cui quelli di potenze mondiali come Cina e India, finiranno per abbandonare i loro ambiziosi piani di investimento per progetti legati a energie rinnovabili, a favore di petrolio e gas a basso costo.

Mentre l’UE probabilmente andrà avanti con i progetti di energie rinnovabili, la Cina e l’India devono far fronte a una crescente domanda di energia. E potrebbero così farsi tentare da prezzi del petrolio vantaggiosi, secondo quanto riferito al Financial Times da Michel Salden, gestore di portafoglio di Vontobel.

“I vantaggi di una transizione dal petrolio e dal gas alle energie rinnovabili, ha sottolineato, sta diventando meno favorevole”.

Ci sono governi che stanno resistendo alla tentazione e continuano a premere il piede sull’acceleratore degli investimenti nelle energie rinnovabili. Lo stato americano della Virginia, per esempio, ha superato a marzo l’obbligo di fornire il 100 per cento di elettricità rinnovabile entro il 2045.

La prospettiva di combustibili fossili meno costosi non è riuscita ad arrestare la frenetica domanda di aziende di energia solare. Molte di queste hanno vissuto in Borsa un’impennata dei titoli in stile Tesla nelle ultime settimane. I prezzi delle azioni d queste aziende hanno ancora un computo positivo per l’anno in corso. Insomma, in linea generale gli analisti rimangono rialzisti sulle energie rinnovabili.

Per le auto elettriche è probabile che il petrolio a basso costo continui a ritardare di un anno o due la parità di prezzo tra le auto pulite e le auto convenzionali, secondo gli analisti di Morgan Stanley. In una nota pubblicata il 9 marzo si legge:

“Crediamo che le prospettive di crescita a lungo termine dei veicoli elettrici rimangano solide”.

La penetrazione su scala globale delle auto elettriche, secondo loro, raggiungerà quota 11% entro il 2025, 24% entro il 2030 e 70% entro 2040.

Saltano piani Ue per una tassa sul carbone?

Malgrado l’emergenza covid-19 e l’incombente questione migratoria con la Turchia da risolvere, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyeperseverato nel voler portare avanti il gigantesco programma di “green deal” del blocco.

A marzo la Commissione ha presentato la sua tanto attesa “tassonomia”. Il documento finale, di circa 700 pagine, mira a mettere a tacere il greenwashing e a incoraggiare investimenti finanziari eco-compatibili e sostenibili.

Il vice presidente dell’organo esecutivo, Valdis Dombrovskis, ha definito il programma “essenziale” per aiutare l’Europa a raggiungere l’obiettivo della neutralità del carbonio nel 2050. La tassonomia contribuirà a “stabilire gli standard delle obbligazioni verdi dell’UE come parte di misure più ampie per stimolare l’adozione di una finanza sostenibile in Europa”, ha affermato.

La decisione della commissione di escludere l’energia nucleare dall’etichetta verde è stata abbastanza controversa. Tanto da rischiare di mandare all’aria tutto ‘anno scorso. Ma alla fine la commissione ha mantenuto la sua posizione nella bozza finale.

“Contrariamente ai timori diffusi, il testo dei legislatori non apre una porta di servizio all’energia nucleare”, ha detto l’eurodeputato tedesco verde Sven Giegold.

Le banche centrali seguono da vicino i progressi della tassonomia. La Banca d’Inghilterra stava valutando se penalizzare i beni inquinanti se ci fossero prove che le loro emissioni di carbonio indeboliscono la qualità del credito, ha detto il governatore uscente Mark Carney. Secondo lui la mancanza di una definizione universalmente accettata è un ostacolo.

Per come la tassonomia è strutturata, sono emersi problemi politici con il piano di Bruxelles per una tassa sulle importazioni di carbonio alla frontiera. L’eurodeputato tedesco Markus Ferber ha avvertito che la tassa potrebbe dare agli Stati Uniti “il pretesto perfetto” per imporre nuove tariffe sui prodotti Made in UE.


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Daniele Chicca

Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno presso la UCL di Londra, è giornalista professionista dal 2007. Partendo da Reuters si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Grazie a competenze SEO e social, ha contribuito a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia (in qualità di responsabile editoriale). È stato inviato da New York per Radio Rai e per varie agenzie stampa, tra cui AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento si occupa della strategia di comunicazione di alcune startup svizzere specializzate in crypto, FinTech, materie prime e mondo del lavoro.