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	<title>mercati Archivi - Fondi e Sicav</title>
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	<description>Conoscere per investire al meglio</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 Apr 2026 10:36:30 +0000</lastBuildDate>
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	<title>mercati Archivi - Fondi e Sicav</title>
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		<title>Costruttivi in un contesto ancora precario</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/contesto-precario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 11:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[DWS]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
		<category><![CDATA[Vedda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I mercati finanziari non sono certo di facile lettura in questi tempi: le variabili in gioco sono diverse e la direzionalità dei corsi è incerta. Vincenzo Vedda, chief investment officer, DWS</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Contesto precario. I mercati finanziari non sono certo di facile lettura in questi tempi: le variabili in gioco sono diverse e la direzionalità dei corsi è incerta. Vincenzo Vedda, chief investment officer, <a href="https://www.linkedin.com/company/dwsgroup/" target="_blank" rel="noopener">DWS</a></em></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-175986 aligncenter" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2025/06/economia-scaled-1-e1751009536571.jpg" alt="mercati" width="1200" height="600" /></p>
<p>«Al momento è praticamente impossibile formulare previsioni significative sul se, come e quando la crisi giungerà al termine», afferma Vincenzo Vedda, chief investment officer di Dws, «allora non resta che guardare a quanto successo in passato, in momenti paragonabili a quelli attuali e fare dei raffronti», da cui emergere che la situazione attuale presenta caratteristiche simili a quelle pregresse, durante le quali dopo una correzione degli indici di mercato gli indici hanno ripreso al rialzo.</p>
<h2>Continua l’incertezza</h2>
<p>L’incertezza dei mercati traspare anche nei dati. Vedda sottolinea il raddoppio dell’indice di volatilità Vix (30) da dicembre 2025 prima di ritirarsi a 21 in seguito all’annuncio della tregua in Medio Oriente. Dallo scoppio della guerra, si sono registrate perdite in quasi tutte le classi di attività (azioni, obbligazioni e persino oro), ma, secondo il cio, l’impatto del conflitto nel Golfo risulta attualmente gestibile e l’atteggiamento dell’asset manager nei confronti del mercato rimane costruttivo, nonostante siano attesi fasi di aumento della volatilità. Certamente, la situazione potrebbe sensibilmente cambiare se ci si trovasse di fronte a un prezzo del petrolio che rimane elevato per un lungo periodo: le prospettive di crescita peggiorerebbero notevolmente, con l’Europa e l’Asia che sarebbero probabilmente tra le regioni più gravemente colpite. Inoltre, i danni causati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz rischierebbero di protrarsi, con l’interruzione delle catene di approvvigionamento che si tradurrebbe in un indebolimento degli utili societari.</p>
<p>Ma gli operatori finanziari, per il momento, si attendono che la situazione gradualmente migliori come è testimoniato dai prezzi forward del greggio, la cui curva rimane in backwardation (ossia il prezzo spot è superiore al prezzo dei relativi contratti futures con scadenza futura). Detto ciò, ricorda Vedda, gli effetti negativi causati dalla limitazione del traffico delle merci e il conseguente aumento dei prezzi dei beni in questione o di quelli a essi collegati dovrebbero essere un evento una tantum, così come l’aumento dell’inflazione complessiva. L’asset manager, però, prevede che, se la crisi dovesse rientrare, le quotazioni del greggio scenderanno ai livelli pre-conflitto.</p>
<h2>Cosa fare sui mercati</h2>
<p>Lo scenario di fondo, con il rischio di crescita in rallentamento e inflazione in aumento, vede riflesso nei prezzi di mercato una divergenza di comportamento da parte delle banche centrali: la Bce è attualmente attesa aumentare 2,5 volte i tassi d’interesse, mentre la Fed dovrebbe diminuirli. Pesa su questo divario il costo dell’energia. In Germania, l’inflazione è balzata al 2,7% a marzo dall’1,9% di febbraio, mentre nell’area dell’euro è salita al 2,5% dall’1,9%.</p>
<p>In un contesto così incerto, oltre alla diversificazione, il Cio vede opportunità, una volta terminato il conflitto, in titoli azionari nel settore dell’energia alternativa e nucleare, dell’edilizia e dell’ingegneria, nonché del settore della difesa, in particolare in Asia e in Europa. Vedda infatti pensa che i corsi dei titoli abbiano già corretto più della media storica di eventi paragonabili, spazzando così via l’ipotesi che vi sia un eccesso di ottimismo da parte degli investitori: «I mercati azionari non guardano all’imminente, ma considerano le aspettative per i prossimi sei-12 mesi degli utili aziendali, il cui livello di sensibilità all’aumento del costo delle materie prime, petrolio in primis, varia e, come nel caso dell’S&amp;P500, è ultimamente diminuito. Va anche ricordato come le stesse imprese siano, in generale, diventate più resilienti alle oscillazioni dei costi energetici.</p>
<h2>L’asset manager continua a preferire il mercato azionario europeo e asiatico a quello americano:</h2>
<p>le valutazioni di quest’ultimo (soprattutto del Nasdaq) non sono incentivanti e, vista ancora l’alta concentrazione su una decina di titoli legati alla tecnologia, sarebbe preferibile individuare alternative in alcuni segmenti della catena del valore che sono indispensabili nella diffusione dell’intelligenza artificiale. Sebbene i rendimenti dei governativi siano aumentati per validi motivi dato l’aumento delle aspettative di inflazione, l’incremento appare eccessivo. Ciò vale soprattutto per i Treasury statunitensi a breve termine, e in misura minore per i Treasury statunitensi a dieci anni e i Bund tedeschi.</p>
<p>.</p>
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		<title>Mercati senza rifugio: quale sarà l&#8217;impatto della crisi in Iran sull&#8217;asset allocation?</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/mercati-senza-rifugio-quale-sara-limpatto-della-crisi-in-iran-sullasset-allocation/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 08:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[asset allocation]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Pictet AM]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conflitto in Iran scuote certezze. Gli investitori globali devono affrontare nuove sfide. Pictet Asset Management</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="v1MsoNormal"><i>A cura della Strategy Unit di Pictet Asset Management</i></h2>
<p class="v1MsoNormal"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-118187 size-full" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/AssetAllocation.jpg" alt="" width="700" height="383" srcset="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/AssetAllocation.jpg 700w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/AssetAllocation-300x164.jpg 300w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/AssetAllocation-150x82.jpg 150w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/AssetAllocation-696x381.jpg 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="v1MsoNormal">La guerra in <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/Iran">Iran</a> ha generato un forte stato di incertezza per gli investitori. Le dichiarazioni contrastanti dell&#8217;amministrazione statunitense stanno alimentando la volatilità sui <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/mercati">mercati,</a> spingendoli rapidamente in direzioni opposte: prima si parla di negoziati con l&#8217;Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, poi emergono segnali di un rafforzamento della presenza militare nella regione. Allo stesso modo, agli annunci di un&#8217;intensificazione dei bombardamenti fanno seguito indicazioni di una loro progressiva riduzione, rendendo il quadro ancora più incerto e difficile da interpretare.</p>
<h4 class="v1MsoNormal">Questa però non è una novità: il presidente Trump è solito invertire la rotta in risposta a una reazione negativa del mercato (da qui deriva l&#8217;ormai noto acronimo TACO, <i>Trump Always Chickens Out</i>). In questo contesto, qualunque ipotesi a lungo termine sul comportamento delle diverse asset class ha scarsa validità. In tempi normali, gli sviluppi ribassisti per il mercato azionario tendono a sostenere quello obbligazionario. Questa volta, invece, entrambe le asset class si trovano in difficoltà.</h4>
<p class="v1MsoNormal">A complicare ulteriormente le cose, le potenziali conseguenze della guerra non sembrano riflesse pienamente nel cosiddetto &#8220;indice della paura&#8221;. Il VIX Volatility Index è appena intorno a quota 25, un dato relativamente modesto vista la situazione. Non crediamo che sia possibile valutare con esattezza come o quando questo conflitto finirà; di conseguenza, assumiamo una posizione neutrale su tutte le principali asset class.</p>
<p class="v1MsoNormal">L&#8217;incertezza geopolitica ha già iniziato ad impattare negativamente sull&#8217;economia, come dimostrano i nostri indicatori del ciclo economico. I sondaggi condotti tra le aziende hanno iniziato a peggiorare poiché i responsabili degli acquisti hanno ricalibrato le aspettative alla luce dell&#8217;aumento dei prezzi del petrolio, mentre i dati che monitoriamo suggeriscono che il mercato in generale è troppo ottimista sull&#8217;economia USA e troppo pessimista verso la maggior parte del resto del mondo.</p>
<h3 class="v1MsoNormal">In molti concordano che, essendo autosufficienti dal punto di vista energetico, gli Stati Uniti sono per lo più immuni dall&#8217;impennata dei prezzi del petrolio innescata dalla guerra in Iran. Ma si tratta di un errore di valutazione. Innanzitutto, i prezzi del petrolio hanno valenza globale: il fatto che gli Stati Uniti siano in grado di coprire l&#8217;intera domanda non significa che non vedranno aumentare i prezzi della benzina e degli altri carburanti.</h3>
<p class="v1MsoNormal">Allo stesso tempo, l&#8217;economia statunitense era in rallentamento già prima dell&#8217;inizio del conflitto, con un tasso di risparmio molto basso e non sufficiente a sostenere la crescita. Ne risulta un aumento del rischio di stagflazione. Prevediamo che quest&#8217;anno l&#8217;inflazione statunitense si attesterà al 3,3% (rispetto alla previsione di consenso del 2,7%) e vediamo una crescita del 2,0%, contro aspettative di mercato più vicine al 2,5%.</p>
<p class="v1MsoNormal">È probabile, invece, che l&#8217;Europa si dimostrerà più resiliente delle previsioni dei mercati, anche se l&#8217;area della valuta unica dipende dalle importazioni di petrolio. Tuttavia, le economie europee sono meno dipendenti dal petrolio rispetto agli Stati Uniti, mentre una parte sostanziale del loro fabbisogno energetico è coperta dalle energie rinnovabili.</p>
<p class="v1MsoNormal">Anche i mercati emergenti sono più stabili di quanto non fossero nel 2022, ultima fase di forte rialzo dei prezzi del petrolio. Le nostre previsioni sul divario di crescita rispetto ai mercati sviluppati non sono cambiate in modo significativo e prevediamo che l&#8217;inflazione dei mercati emergenti rimarrà entro gli obiettivi delle banche centrali. Anche la <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/cina">Cina,</a> il cui fabbisogno petrolifero passa per oltre il 25% dallo Stretto di Hormuz, si trova in una posizione relativamente sicura grazie alle sue consistenti riserve di petrolio.<b></b></p>
<h3 class="v1MsoNormal">I nostri indicatori di liquidità mostrano un rallentamento del ciclo pluriennale di allentamento delle banche centrali globali. Già prima della crisi iraniana, eravamo del parere che la Federal Reserve non avesse bisogno di allentare la sua politica monetaria, nonostante la propensione della banca centrale ad un abbassamento dei tassi. Questa opinione non è cambiata: la creazione di credito del settore privato statunitense rimane, infatti, solida.</h3>
<p class="v1MsoNormal">La Cina resta una fonte di liquidità, con politiche monetarie più accomodanti e fiscali attive, mentre altrove prevale un orientamento più restrittivo. Alla luce dello shock petrolifero, non escludiamo che la BCE possa invertire rotta e tornare a inasprire la politica monetaria, soprattutto in presenza di misure di sostegno pubblico ai carburanti.</p>
<h3 class="v1MsoNormal">I nostri indicatori di valutazione hanno subito sbalzi significativi nel corso dello scorso mese, anche se l&#8217;assenza di segnali di valutazione estremi non offre prospettive utili. I timori inflazionistici creati dall&#8217;aumento dei prezzi del petrolio hanno spinto verso l&#8217;alto i rendimenti obbligazionari, lasciando i prezzi a un livello neutrale. Il recente sell-off azionario ha fatto sì che le azioni siano ora moderatamente costose, mentre le materie prime rimangono estremamente care.</h3>
<p class="v1MsoNormal">I nostri indicatori tecnici delineano un quadro positivo per gli asset più rischiosi, con azioni sostenute da fattori stagionali e da un&#8217;inclinazione ribassista del posizionamento degli investitori. Sebbene i nostri indicatori relativi alle azioni statunitensi abbiano registrato un calo, non c&#8217;è alcun segnale di cedimento del mercato. Gli investitori erano ben coperti all&#8217;arrivo di questa crisi, mentre gli investitori retail continuano ad acquistare sui ribassi.</p>
<h1 class="v1MsoNormal"><b>Regioni e settori azionari: Cina resiliente</b></h1>
<p class="v1MsoNormal">La guerra in Iran e la relativa crisi energetica hanno offuscato le prospettive per le azioni globali. Poiché è impossibile prevedere con precisione l&#8217;esito del conflitto o il suo impatto nelle varie regioni, stiamo riportando l&#8217;esposizione azionaria a livelli neutrali nella maggior parte dei mercati, preferendo non assumere posizioni direzionali fino a quando l&#8217;incertezza geopolitica non si sarà attenuata.</p>
<p class="v1MsoNormal">Un&#8217;eccezione è costituita dall&#8217;azionario cinese. Ci aspettiamo che le aziende della seconda economia mondiale mostreranno una capacità di assorbire gli shock esterni superiore rispetto alla maggior parte delle controparti. La Cina ha già messo insieme alcune delle più ampie riserve mondiali di petrolio e di altre materie prime vitali, oltre a garantirsi l&#8217;accesso a forniture energetiche alternative da Paesi come la Russia. La sua rapida adozione di energie rinnovabili e mobilità elettrica avvenuta negli ultimi anni dovrebbe contribuire ulteriormente ad attutire il colpo.</p>
<h3 class="v1MsoNormal">Politiche monetarie e fiscali espansive dovrebbero sostenere la domanda interna, mentre la crescita delle esportazioni legate alla domanda di IA, insieme ad un aumento a monte dell&#8217;attività industriale e manifatturiera, dovrebbe continuare a sostenere le azioni cinesi. Per queste ragioni, manteniamo il sovrappeso sulle azioni dei mercati emergenti.</h3>
<p class="v1MsoNormal">Al di fuori della Cina, le azioni dei mercati emergenti appaiono più vulnerabili. Secondo la nostra analisi, un aumento del 50% dei prezzi del petrolio della durata di quattro mesi provocherebbe un colpo economico particolarmente dannoso per gli importatori netti di petrolio come Thailandia, Corea, India e Sudafrica, pesando sulla crescita del PIL e sul commercio estero. Allo stesso tempo, un ampio apprezzamento del dollaro aggraverebbe ulteriormente le condizioni finanziarie, aumentando l&#8217;inflazione importata e i deflussi di capitale. In questo contesto, riduciamo l&#8217;allocazione azionaria dei mercati emergenti da sovrappeso a neutrale.</p>
<p class="v1MsoNormal">Abbiamo inoltre reso più difensiva la nostra allocazione settoriale, rivedendo al rialzo le utility, che beneficiano di una domanda stabile in tutti i cicli economici e nelle fasi di volatilità, e sono anche destinate a guadagnare ulteriore slancio grazie all&#8217;elettrificazione e alle politiche mirate all&#8217;indipendenza energetica.</p>
<p class="v1MsoNormal">Manteniamo il sovrappeso nel settore sanitario, un settore difensivo classificato tra i più interessanti nella nostra tabella delle valutazioni. È probabile che anche i titoli sanitari traggano vantaggio dall&#8217;innovazione legata all&#8217;<a href="https://www.fondiesicav.it/tag/IA">IA</a>.</p>
<h3 class="v1MsoNormal">Passiamo a sottopeso i titoli dei consumi discrezionali, poiché qualunque impennata inflazionistica graverebbe sui redditi reali e sulla spesa discrezionale. Inoltre, il tasso di risparmio personale statunitense era sceso al 4,5% a gennaio 2026 con l&#8217;esaurimento delle riserve di cassa create dalle famiglie durante la pandemia di COVID: una tendenza che sta mettendo in difficoltà il settore. La nostra posizione di sovrappeso nel settore tecnologico resta invariata. La recente correzione di questi titoli ha abbassato le valutazioni dai costosi livelli precedenti, mentre gli investimenti in data center e infrastrutture digitali in ambito IA dovrebbero continuare a sostenere la domanda per le aziende di hardware e semiconduttori.</h3>
<p class="v1MsoNormal">In sintesi, lo scenario attuale impone agli investitori un approccio più prudente e flessibile, in cui la gestione del rischio torna ad essere centrale. L&#8217;assenza di chiare asset rifugio, unita all&#8217;elevata imprevedibilità geopolitica e alle possibili pressioni stagflattive, riduce la visibilità sulle dinamiche di breve periodo e limita l&#8217;efficacia delle tradizionali correlazioni di mercato. In questo contesto, mantenere un posizionamento bilanciato, con un focus su qualità, diversificazione e selettività, appare la strategia più coerente in attesa di segnali più chiari sull&#8217;evoluzione del quadro macroeconomico e geopolitico.</p>
<p class="v1MsoNormal">
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		<item>
		<title>Shock geopolitico e mercati resilienti</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/shock-geopolitico-e-mercati-resilienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 07:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Plenisfer Investments SGR]]></category>
		<category><![CDATA[stagflazione]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I mercati reagiscono con sorprendente tenuta. Come cogliere le opportunità e proteggere il capitale? Lombardo, Plenisfer Investments SGR</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/shock-geopolitico-e-mercati-resilienti/">Shock geopolitico e mercati resilienti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><b><i>Giordano Lombardo, Founder, CEO e Co-CIO <a href="https://www.linkedin.com/company/plenisfer/posts/?feedView=all" target="_blank" rel="noopener">Plenisfer Investments SGR</a></i></b></h2>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-77016 size-full" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2018/11/shutterstock_1094603822.jpg" alt="mercati" width="500" height="334" srcset="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2018/11/shutterstock_1094603822.jpg 500w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2018/11/shutterstock_1094603822-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<h1>Guerra in Iran, la reazione del mercato: finora, contenuta</h1>
<h2>Il fattore predominante del trimestre è stato l&#8217;inizio della guerra in Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/hormuz">Hormuz</a> che hanno fatto salire il prezzo della benzina negli USA oltre i 4 dollari al gallone e i tassi dei mutui a 30 anni al 7%1. La guerra con <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/iran">l&#8217;Iran</a> ha anche scatenato un forte aumento dei prezzi dei fertilizzanti, che a sua volta ha aumentato le pressioni sui prezzi degli alimentari. Inoltre, sono aumentati i rischi di interruzione nelle catene di approvvigionamento di beni intermedi e finali scambiati sulle rotte internazionali.</h2>
<figure id="attachment_176367" aria-describedby="caption-attachment-176367" style="width: 200px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-176367" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2025/07/Giordano-Lombardo-CEO-Plenisfer_-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-176367" class="wp-caption-text">Giordano Lombardo</figcaption></figure>
<p>Non sorprende quindi la reazione dei <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/mercati">mercati</a> dall&#8217;inizio della guerra: prezzi delle azioni in calo, rendimenti obbligazionari in aumento, perfino l&#8217;oro in calo. È stato un trimestre molto difficile per tutte le principali classi di attività.</p>
<p>Se guardiamo più in dettaglio l&#8217;effetto sui tassi di interesse, quelli a breve (Treasuries USA a 3 mesi) sono rimasti pressoché invariati nel mese, mentre il rendimento delle obbligazioni decennali ha registrato un aumento di circa 30 bps. Il mercato obbligazionario ha iniziato quindi a scontare un aumento persistente dell&#8217;inflazione, per gli effetti di lungo termine sui prezzi dell&#8217;energia e per le potenziali strozzature nei flussi commerciali.</p>
<h3>La correzione sui mercati azionari è stata tutto sommato contenuta, con un aumento dell&#8217;equity risk premium di circa 40/50 bps2. Anche gli spread delle obbligazioni corporate sono aumentati nel corso del mese, ma in misura modesta (10 bps per le obbligazioni BBB). L&#8217;oro è sceso del 10%1 durante marzo 2026, cosa insolita in un mese di crisi, con vendite probabilmente dovute alle necessità di liquidità di alcuni operatori del Medio Oriente più colpiti dai danneggiamenti alle infrastrutture energetiche dell&#8217;area.</h3>
<p>L&#8217;unica esposizione che ha consentito di diversificare le posizioni azionarie e obbligazionarie una volta iniziata la guerra è stata quella relativa ai titoli energetici, sia azionari che bond corporate. L&#8217;energia è ad oggi il settore con la miglior performance da inizio anno, a uno e cinque anni, tra quelli del mercato azionario globale.</p>
<p>Le incertezze riguardo alla direzione, alla durata e agli effetti della guerra sono ancora irrisolte e forse sono addirittura aumentate all&#8217;inizio del secondo trimestre. Sono molte, infatti, le domande che dovranno trovare una risposta nei prossimi mesi: quanto durerà la guerra? Qual è il danno inflitto alle infrastrutture energetiche e alle altre infrastrutture nell&#8217;area? Quale sarà lo scenario economico e politico in Medio Oriente, successivo al conflitto?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Due scenari possibili sulla guerra. Il rischio di stagflazione</h2>
<p>Coerenti con la visione che il nostro ruolo di portfolio manager non è quello di fare &#8220;previsioni&#8221; macro o geopolitiche, ma di &#8220;essere preparati&#8221; a scenari diversi, in termini di costruzione di portafoglio, possiamo delineare due scenari di segno opposto, circa la risoluzione del conflitto in atto e le sue conseguenze.</p>
<p>In uno scenario ottimistico, la guerra potrebbe finire rapidamente (nel giro di giorni o settimane, invece che in mesi), le infrastrutture danneggiate potrebbero essere riparate rapidamente e il nuovo regime iraniano potrebbe essere visto favorevolmente dal resto del mondo, permettendo la revoca delle sanzioni al Paese. In questo caso, è probabile che i prezzi del petrolio scendano rapidamente, forse persino sotto i livelli prebellici, poiché il petrolio russo e iraniano verrebbe liberamente comprato e venduto.</p>
<p>In uno scenario invece di panico su larga scala, la guerra continuerebbe per mesi, con danni duraturi alle infrastrutture e alle catene di approvvigionamento, i prezzi del petrolio probabilmente rimarrebbero alti e forse addirittura in ulteriore crescita, il commercio globale sarebbe gravemente danneggiato, e alcuni paesi del Medio Oriente (Dubai e Abu Dhabi) che avevano creato un ambiente favorevole agli affari e al turismo faticherebbero a trovare un nuovo equilibrio.</p>
<h2>In entrambi i casi, possiamo affermare che la guerra ha scosso lo status quo, con conseguenze durature che vanno ben oltre il prezzo del petrolio.</h2>
<p>I flussi di capitale dai paesi ricchi di petrolio, che sono stati diretti in tempi recenti verso una serie di iniziative economiche, dalle start-up di IA ai club di calcio della Premier League, probabilmente verranno ridimensionati. Inoltre, i fondi previsti per costruire progetti orientati a soddisfare consumi di lusso, dai resort sciistici nei deserti, alla costruzione di città all&#8217;avanguardia, saranno probabilmente reindirizzati alla costruzione di oleodotti e alla sicurezza del trasporto di petrolio e gas.</p>
<p>Per non parlare degli effetti sulla politica globale; anche se la guerra dovesse finire rapidamente, ci saranno con ogni probabilità conseguenze durature sulle alleanze tradizionali (NATO) e sugli accordi di sicurezza precedenti.</p>
<p>In entrambi i casi, quindi, il rischio di una crescita dell&#8217;inflazione ad un livello più alto di quello prevalente prima del conflitto non può essere trascurato. Nella lettera di fine 2025 pubblicata il 15 gennaio 2026, avevamo indicato nell&#8217;inflazione il rischio meno &#8220;prezzato&#8221; dai mercati finanziari. Purtroppo, gli eventi in Medio Oriente non hanno fatto che aumentare tale rischio, cui si aggiunge ora quello di un rallentamento nell&#8217;economia globale, sempre a seguito della pressione dei prezzi dell&#8217;energia, che agiscono come una sorta di &#8220;tassa globale&#8221;: uno scenario di stagflazione.</p>
<h3>Diversi indicatori inflazionistici stavano già salendo prima dell&#8217;inizio della guerra, anche grazie alla diffusione degli aumenti dei dazi nell&#8217;economia. È ora possibile che diversi elementi &#8220;dal lato dell&#8217;offerta&#8221; (dazi, riduzione dei flussi migratori a seguito delle politiche nazionaliste e shock energetici) prolunghino la fase inflazionistica più a lungo.</h3>
<p>Queste forze potrebbero essere d&#8217;altra parte controbilanciate dalle spinte disinflazionistiche provenienti dalla produttività, a seguito di un&#8217;adozione sempre più accelerata dell&#8217;IA in diversi settori economici.</p>
<p>Prendendo ad esempio gli Stati Uniti, la crescita media del salario orario è ai minimi degli ultimi 5 anni e gli aumenti della produttività hanno spinto la crescita del costo unitario del lavoro al di sotto l&#8217;inflazione dei prezzi, un evento raro nell&#8217;ultimo decennio. L&#8217;adozione crescente dell&#8217;IA porta infatti le imprese a moderare i piani di assunzione di nuovi lavoratori.</p>
<p>Tutto ciò rende il compito delle banche centrali, a cominciare dalla Federal Reserve, tutt&#8217;altro che facile. La maggior parte delle principali banche centrali mondiali sembra al momento orientata ad un atteggiamento di attesa. Ci aspettiamo che questo permanga almeno finché (e se) i numeri riguardanti la crescita e l&#8217;occupazione non inizieranno a dare segno di sensibile diminuzione.</p>
<h2>In aggiunta al tema dell&#8217;inflazione dobbiamo poi ricordare altri elementi (di lungo periodo) determinanti per lo scenario macro globale:</h2>
<p>I governi dei principali paesi (USA, Europa, Cina) stanno seguendo politiche fiscali espansive.<br />
I deficit gemelli (partite correnti e deficit pubblico) degli Stati Uniti continuano ad espandersi, il che aumenta le pressioni inflazioniste e indebolisce il dollaro.<br />
La domanda di armamenti e munizioni è strutturalmente in aumento, provocando un aumento di domanda di materie prime, terre rare, metalli, energia.<br />
La sicurezza energetica è diventata un fattore determinante: la maggior parte dei paesi cercherà di ridurre la propria dipendenza dall&#8217;energia importata e di rendere le proprie reti energetiche più resilienti, attraverso più centrali a carbone, energia nucleare, o rinnovabili. Tutto ciò richiede capitale, materie prime, assunzione di lavoratori in questi settori.</p>
<h2>Strategia di portafoglio</h2>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-55842 size-full" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2016/06/shutterstock_268138502-e1685428907847.jpg" alt="portafoglio" width="900" height="600" /></p>
<p>Possiamo concludere dall&#8217;analisi degli scenari sopra descritti che &#8220;l&#8217;ambiente&#8221; di investimento in cui operiamo si sta spostando, in termini di bilanciamento dei rischi, da uno scenario di crescita (favorita dall&#8217;adozione delle nuove tecnologie) e tensioni inflazioniste/deflazioniste che si bilanciano, ad uno scenario di rallentamento economico e di acuirsi dei rischi sul fronte dell&#8217;inflazione.</p>
<h3>Lo scenario peggiore per la costruzione di portafoglio, dal momento che la tradizionale diversificazione tra azioni e obbligazioni smette di funzionare. Questo perché la correlazione tra le due asset class diventa positiva, come nel 2022.</h3>
<p>Che fare dunque? Al momento privilegiamo un orientamento prudente, mantenendo la maggior parte delle coperture messe in atto durante il mese di marzo, sia nell&#8217;ambito del mercato del credito (CDS) che in quello azionario (indici futures).</p>
<p>D&#8217;altra parte, la possibilità che la situazione si possa risolvere in senso positivo anche in tempi brevi non consente di ridurre l&#8217;esposizione complessiva agli asset rischiosi ai livelli minimi, per non perdere opportunità nella fase di ripresa.</p>
<p>Nonostante la recente correzione, le motivazioni a favore di un&#8217;esposizione sull&#8217;oro non sono cambiate: le svalutazioni delle principali valute (debasement trade) e le crescenti incertezze geopolitiche. D&#8217;altra parte, dopo un bull market pluriennale, l&#8217;oro oggi è costoso rispetto ad altre materie prime, soprattutto il petrolio. Per questi motivi, continua a rappresentare un elemento strutturale del nostro portafoglio, ma con un peso inferiore rispetto a quello medio storico dalla partenza dei nostri fondi.</p>
<h3>Per gli stessi motivi (debasement trade e deficit pubblico in crescita) manteniamo una posizione &#8220;sottopeso&#8221; sul dollaro, ma in misura inferiore al recente passato.</h3>
<p>Sul fronte bottom up, manteniamo un&#8217;esposizione alla parte infrastrutturale della rivoluzione dell&#8217;IA (semiconduttori e reti elettriche). Inoltre, le recenti vendite indiscriminate su alcuni settori &#8220;vittime&#8221; dell&#8217;IA, come il software, offrono secondo noi delle opportunità da esplorare.</p>
<p>Lo stock picking azionario continua, infine, a privilegiare storie &#8220;special situation&#8221;, quindi con una minor esposizione rispetto alla direzionalità di mercato. Le nostre posizioni su small e mid cap in Europa e in Asia offrono valutazioni estremamente interessanti.</p>
<p>Nel settore obbligazionario corporate pensiamo che si trovi ancora valore in alcuni emittenti dei mercati emergenti, soprattutto in America Latina e nelle posizioni &#8220;special situation&#8221;, in particolare nel settore energetico.</p>
<h3>Per tornare alla frase di Seneca in calce a questa lettera, secondo cui nessun vento è favorevole per chi non conosce il porto di approdo, dobbiamo ricordare che la Destinazione dei nostri fondi è non solo raggiungere gli obiettivi di rendimento che ci siamo prefissi, ma anche sopravvivere alle fasi di crisi, perché nella navigazione si incontrano a volte tempeste inattese.</h3>
<p>E questo attiene non solo alle strutture di copertura dei rischi che di volta in volta usiamo per proteggere il portafoglio, ma anche all&#8217;esposizione verso asset come l&#8217;oro, per la sua funzione di protezione del potere d&#8217;acquisto nel lungo periodo. E infine, attiene alla natura delle imprese cui vogliamo essere esposti, privilegiando elementi come la scarsità degli asset che detengono e la qualità dei business model, che consentono loro di attraversare le fasi di turbolenza e maggiore difficoltà del ciclo economico, raggiungendo sani e salvi la loro &#8220;destinazione&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/shock-geopolitico-e-mercati-resilienti/">Shock geopolitico e mercati resilienti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
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		<title>L&#8217;incertezza sui mercati prosegue: cosa succederà nelle prossime settimane?</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/lincertezza-sui-mercati-prosegue-cosa-succedera-nelle-prossime-settimane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 11:15:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Axa IM]]></category>
		<category><![CDATA[duration]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono due gli scenari attualmente al vaglio dei mercati. Gli investitori possono adattare il loro portafoglio. Tentori, AXA IM Core, BNPP AM</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="v1elementToProof"><b>Alessandro Tentori, Chief Investment Officer Europa <a href="https://www.linkedin.com/company/axa-investment-managers/posts/?feedView=all" target="_blank" rel="noopener">AXA IM</a> Core, BNPP AM</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<div class="v1elementToProof"><i><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-45266 size-full" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2016/03/stock-footage-globe-and-graphs-blue-stock-market-loopable-background-e1690290887214.jpg" alt="Borse e Mercati: coronavirus prima preoccupazione degli investitori" width="600" height="336" /></i></div>
<h2 class="v1elementToProof"><b>La performance dei mercati</b></h2>
<div></div>
<div class="v1elementToProof">Le performance evidenziano una crisi che deriva da uno shock esogeno, molto concentrato, sulle materie prime. Dal 26 febbraio, dall&#8217;inizio di questo periodo di conflitto in Medio Oriente, anche i metalli preziosi hanno performato male. Tuttavia, nonostante tutto, l&#8217;indice globale delle materie prime è salito del 12%.</div>
<div></div>
<div>
<figure id="attachment_130329" aria-describedby="caption-attachment-130329" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-130329" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2023/11/axaim_A_Tentori-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-130329" class="wp-caption-text">Alessandro Tentori</figcaption></figure>
</div>
<div class="v1elementToProof">Quest&#8217;ultimo era già in rialzo prima dello scoppio della guerra e si sarebbe probabilmente visto un effetto delle materie prime <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/inflazione">sull&#8217;inflazione</a> nel corso del 2026 anche senza questo periodo di stress.</div>
<div></div>
<div class="v1elementToProof">Tutte le altre classi d&#8217;attivo a parte il mercato monetario e il dollaro, che per una volta fa quello che ha dovuto sempre fare, hanno sottoperformato. Non ci sorprende la correzione del mercato azionario e nemmeno l&#8217;ampliamento degli spread di credito in un periodo di forte crisi come questo. Gli spread si sono ampliati non per un aumento dei default, ma come conseguenza dell&#8217;aumento dell&#8217;incertezza che ha portato a una revisione delle valutazioni, che erano un po&#8217; tirate. Il livello dei tassi d&#8217;interesse è molto salito e la <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/duration">duration</a> sta sottoperformando.</div>
<div></div>
<h2 class="v1elementToProof"><b>Il quadro macroeconomico</b></h2>
<div></div>
<div class="v1elementToProof">La situazione è molto fluida, tuttavia si possono individuare due temi. Innanzitutto il fatto che gli attacchi missilistici stanno avvenendo sugli impianti di raffinazione del petrolio, non tanto sui pozzi estrattivi (sarebbe un danno maggiore). In secondo luogo, i tempi di riparazione di questi impianti danneggiati (e i costi associati) sono molto lunghi in alcuni casi. Di qui le preoccupazioni del mercato sui &#8220;colli di bottiglia&#8221;:</div>
<h2 class="v1elementToProof"><b>Non solo petrolio&#8230;</b></h2>
<div></div>
<div class="v1elementToProof">A catena vediamo un effetto secondario su altre materie prime, come i fertilizzanti. Per esempio, abbiamo visto ripercussioni sul <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/gas-naturale">gas naturale,</a> l&#8217;elio, e altri elementi, con ripercussioni su tanti settori (per esempio l&#8217;agricoltura). Questo significa aumento dei prezzi al consumo e, a nostro avviso, un aumento dell&#8217;inflazione sui beni alimentari potrebbe essere all&#8217;orizzonte nei prossimi mesi.</div>
<div></div>
<h2 class="v1elementToProof"><b>Timori sull&#8217;inflazione</b></h2>
<div></div>
<div class="v1elementToProof">Almeno per i prossimi mesi potrebbe esserci una pressione sugli indici d&#8217;inflazione. Nel brevissimo termine possiamo notare (grafico a sinistra) un&#8217;impennata del prezzo della benzina alla pompa negli Stati Uniti. Se questo dovesse essere lo shock che viene registrato, avremmo ben 0,7 punti percentuali d&#8217;aumento dell&#8217;inflazione nel solo mese di marzo, anche se tutte le altre componenti d&#8217;inflazione fossero a zero.</div>
<div></div>
<h2 class="v1elementToProof"><b>La duration non funziona come in passato</b></h2>
<div></div>
<div class="v1elementToProof">Ci si sarebbe potuti aspettare maggior volatilità sui mercati. L&#8217;indice VIX che misura la volatilità al momento risulta più stabile rispetto a luglio 2024 (carry trade sullo yen). Non sembra che questa crisi abbia un effetto sui bilanci delle banche e delle aziende. Tuttavia, un significativo cambiamento di outlook porterebbe un cambiamento sul sentiment degli investitori, che al momento risulta molto &#8220;bearish&#8221;, ma che potrebbe ancora peggiorare. Per quanto riguarda gli strumenti di difesa del portafoglio, la duration ha avuto una performance molto negativa soprattutto sulla parte lunga delle curve, dallo scoppio della guerra in Medio Oriente. Quanto alle aspettative per il meeting di dicembre delle banche centrali, c&#8217;è stato un cambiamento epocale di aspettative sulla parte breve della curva. Tutta la curva si è praticamente spostata.</div>
<div></div>
<h2 class="v1elementToProof"><b>La correlazione non sembra più funzionare</b></h2>
<div></div>
<div class="v1elementToProof">I portafogli bilanciati erano soliti contare su una capacità difensiva del comparto obbligazionario rispetto agli asset più rischiosi, come le azioni. Ma questo oggi non succede più. Per gli investitori è quanto mai difficile capire cosa fare per diversificare. Un&#8217;analisi storica di Bank of America sugli ultimi 70 anni di crisi sembra fornire motivi di ottimismo. Concentrandosi su quanto tempo ci è voluto in ogni crisi per uscirne, l&#8217;analisi mostra una media storica &#8220;di 15 punti percentuali&#8221; per un ritracciamento (dal punto più basso del calo di mercato), quindi ci sarebbe ancora un po&#8217; di spazio se questo fosse il playbook dei mercati. Insomma, la ricerca mostra un comportamento ricorrente di forte rimbalzo dei mercati nel momento in cui si raggiunge il punto più basso. Ma il timing è tutto, come sempre.</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
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		<title>I mercati oscillano tra resilienza e venti contrari</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/i-mercati-oscillano-tra-resilienza-e-venti-contrari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 05:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[allianz global investors]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il momento l'economia globale sembra accusare il colpo ma comunque rimanere sostanzialmente in piedi. Hans-Jörg Naumer, AllianzGI</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="v1wordsection1">Hans-Jörg Naumer, Director, Global Capital Markets &amp; Thematic Research di <a href="https://www.linkedin.com/company/allianz-global-investors/posts/?feedView=all" target="_blank" rel="noopener"><b>Allianz Global Investors</b></a></h2>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-117956 size-full" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Economia_mercati.jpg" alt="mercati, economia" width="700" height="467" srcset="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Economia_mercati.jpg 700w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Economia_mercati-300x200.jpg 300w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Economia_mercati-150x100.jpg 150w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Economia_mercati-696x464.jpg 696w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Economia_mercati-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p class="v1wordsection1">
<p class="v1Default">All&#8217;inizio del secondo trimestre i mercati finanziari saranno messi alla prova. Dopo un avvio d&#8217;anno relativamente tranquillo, si trovano ora ad affrontare una fase di forte turbolenza: le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, stanno colpendo un&#8217;economia globale che stava già perdendo slancio. Allo stesso tempo, i motori strutturali della crescita restano intatti. Gli investitori si chiedono quindi se questa instabilità sarà di breve durata oppure se sta preannunciando un periodo di avversità più esteso.</p>
<p class="v1Default">Al momento, il quadro appare incerto. Da un lato, molti dati economici continuano a essere complessivamente solidi: prima dell&#8217;ultimo shock geopolitico, la nostra ampia gamma di indicatori segnalava uno sviluppo globale stabile. Dall&#8217;altro, l&#8217;impennata dei prezzi energetici genera nuova incertezza: nello specifico, l&#8217;Europa e parte dell&#8217;Asia, fortemente dipendenti dalle importazioni di energia, dovranno far fronte a crescenti pressioni inflazionistiche e a nuovi ostacoli alla crescita.</p>
<h4 class="v1Default">Per il momento l&#8217;economia globale sembra accusare il colpo ma comunque rimanere sostanzialmente in piedi. In altri termini, sebbene l&#8217;economia sia ancora in fase di espansione, il tragitto si sta facendo più impervio e la crescita sempre più vulnerabile agli shock esterni. I rischi per la crescita sono nettamente aumentati, e le quotazioni energetiche giocano un ruolo determinante. Se è vero che il mondo potrebbe essere in grado di gestire prezzi del greggio tra i 90 e i 110 dollari al barile, è altrettanto vero che il <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/petrolio">petrolio</a> ha ormai superato tale forchetta ed è attualmente molto più costoso; qualora i prezzi dovessero attestarsi su questi nuovi livelli per un periodo prolungato, potremmo trovarci in difficoltà. Per i mercati finanziari, la combinazione di crescita più debole e inflazione più elevata rappresenta una sfida particolarmente complessa.</h4>
<p class="v1Default">Fortunatamente, rispetto agli anni Sessanta l&#8217;intensità energetica (che misura la quantità di energia necessaria per produrre un&#8217;unità di prodotto interno lordo – PIL) è diminuita in modo sensibile: ad oggi, gli Stati Uniti necessitano solo del 40% dell&#8217;energia richiesta al tempo per unità di output, mentre la Germania ne impiega meno di un terzo (si veda il grafico). In altre parole, la Germania produce tre volte tanto per ogni unità di energia impiegata rispetto al 1965. Il Regno Unito sta facendo persino meglio.</p>
<p class="v1Default">Passando ora alle possibili evoluzioni dei mercati finanziari, uno sguardo al passato può aiutare a interpretare ciò che potrebbe accadere in futuro. Un&#8217;analisi degli eventi geopolitici degli ultimi decenni mostra che, a seguito di uno shock, le quotazioni tendono a reagire inizialmente con una flessione per poi stabilizzarsi, spesso nel giro di pochi mesi.</p>
<p class="v1Default">La questione fondamentale è se tali shock si trasmettano all&#8217;economia reale. In passato, due sono stati i fattori determinanti: un deciso rialzo dei prezzi energetici e una recessione innescata da tale picco dei costi dell&#8217;energia. In mancanza di entrambi, i mercati hanno spesso registrato solo flessioni temporanee.</p>
<h3><img decoding="async" class="size-medium wp-image-138081 alignleft" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2024/11/Schermata-2024-11-13-alle-13.19.02-282x300.png" alt="" width="282" height="300" srcset="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2024/11/Schermata-2024-11-13-alle-13.19.02-282x300.png 282w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2024/11/Schermata-2024-11-13-alle-13.19.02-150x159.png 150w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2024/11/Schermata-2024-11-13-alle-13.19.02-300x319.png 300w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2024/11/Schermata-2024-11-13-alle-13.19.02-395x420.png 395w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2024/11/Schermata-2024-11-13-alle-13.19.02.png 602w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /></h3>
<h3 class="v1Default">Le prossime settimane mostreranno come si evolverà l&#8217;attuale crisi. I canali di trasmissione economica sono cruciali: quale sarà l&#8217;andamento dei prezzi dell&#8217;energia? Si verificheranno interruzioni nelle catene di approvvigionamento? Le condizioni finanziarie subiranno un deterioramento?</h3>
<h3 class="v1Default">E il sentiment di imprese e consumatori subirà un tracollo? In sintesi, quale sarà l&#8217;esito del conflitto in Iran e quando cesseranno i combattimenti? O, perlomeno, quando verrà riaperto in sicurezza lo Stretto di <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/hormuz">Hormuz</a> – attraverso cui transita circa il 20% dell&#8217;offerta globale di petrolio? Molto dipenderà dagli sviluppi delle prossime settimane.</h3>
<p class="v1Default">Al contempo, stiamo assistendo a un cambiamento del contesto strutturale. Il mondo si sta sempre più orientando verso una &#8220;geo-economia&#8221;, in cui gli strumenti di politica economica vengono utilizzati per il raggiungimento di obiettivi politici; tratti distintivi di tale evoluzione sono le guerre commerciali, le nuove strutture tariffarie e una crescente frammentazione dell&#8217;economia globale. Contemporaneamente, la spesa pubblica è in aumento, per esempio nei settori della difesa e delle infrastrutture: se da un lato tale spesa farà lievitare il debito nel lungo periodo, dall&#8217;altro fungerà anche da sostegno per l&#8217;economia sul fronte dell&#8217;offerta.</p>
<p class="v1Default">Un simile mix crea un dilemma per la politica monetaria. Le autorità monetarie devono mantenere la stabilità dei prezzi, ma sono anche chiamate a sostenere la crescita, tenendo conto al tempo stesso dei costi di rifinanziamento dei governi. Si tratta di obiettivi contrastanti che rendono difficile tracciare una rotta lineare e che si traducono in un ulteriore aumento dell&#8217;incertezza per i mercati.</p>
<p class="v1Default">
<h2 class="v1Default"><u>Il quadro sopra delineato suggerisce la seguente allocazione tattica:</u></h2>
<ul>
<li>Manteniamo un orientamento costruttivo sulle azioni globali, pur adottando maggiore cautela nel breve termine a causa dell&#8217;incertezza generata dal conflitto in Medio Oriente.</li>
<li>Alla luce di tale incertezza, appare opportuno perseguire un approccio tattico flessibile; la liquidità assumerà maggiore rilievo, consentendo agli investitori di reagire tempestivamente ai movimenti di mercato e di sfruttare eventuali opportunità di ingresso.</li>
<li>Sebbene le azioni mostrino una relativa resilienza nel contesto del conflitto mediorientale, gli investitori dovrebbero essere consapevoli dell&#8217;aumento dei rischi. In particolare, il mercato azionario statunitense appare più vulnerabile a possibili correzioni a causa delle valutazioni elevate. I mercati europei e asiatici risultano comparativamente più interessanti; alcuni di essi potrebbero beneficiare di programmi di investimento strutturali e di valutazioni più contenute.</li>
<li>Nonostante le crescenti tensioni geopolitiche, l&#8217;intelligenza artificiale (AI) resterà un tema centrale per i mercati azionari globali. La Cina si trova agli inizi della prima fase di diffusione su larga scala dell&#8217;<a href="https://www.fondiesicav.it/tag/AI">AI</a>, sostenuta da catene di approvvigionamento consolidate e dall&#8217;innovazione nei comparti dell&#8217;hardware, dei modelli e della robotica. I semiconduttori analogici dovrebbero riprendersi nelle fasi iniziali del ciclo, trainati dal miglioramento dei mercati finali, da una più rigorosa disciplina della capacità produttiva e da significative revisioni al rialzo degli utili.</li>
<li>L&#8217;elettrificazione e il fabbisogno energetico indotto dall&#8217;AI sostengono gli investimenti nella generazione di energia, nelle reti elettriche e nelle relative infrastrutture. Sulla scia della crescita dei data center, le strutture energetiche e di rete saranno verosimilmente tra i principali beneficiari di potenziali colli di bottiglia.</li>
<li>L&#8217;inflazione tornerà al centro dell&#8217;attenzione sui mercati obbligazionari. Il rialzo dei prezzi dell&#8217;energia e le incertezze in termini di politica monetaria suggeriscono che le curve dei rendimenti potrebbero nuovamente irripidirsi, con un aumento dei rendimenti soprattutto sulle scadenze a lungo termine. I titoli governativi europei e i Gilt britannici appaiono relativamente interessanti, mentre nel segmento delle obbligazioni societarie rimane fondamentale una selezione accurata.</li>
<li>Anche gli investimenti alternativi manterranno la propria rilevanza. Le tensioni geopolitiche e le strozzature strutturali dell&#8217;offerta dovrebbero sostenere le materie prime, mentre l&#8217;oro potrebbe fungere ancora una volta da elemento di stabilità in tempi di incertezza.</li>
</ul>
<p class="v1Default">In una fase in cui i mercati oscillano tra resilienza e venti contrari, gli investitori dovrebbero fare meno affidamento sulla mera velocità e puntare maggiormente sulla direzione di marcia. È importante mantenere la rotta, restare flessibili e monitorare i segnali rilevanti per cogliere le opportunità offerte da questo contesto: sarà questa la principale sfida delle prossime settimane.</p>
<p class="v1Default">
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		<title>I mercati entrano in una nuova fase di rischio</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/i-mercati-entrano-in-una-nuova-fase-di-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Amundi]]></category>
		<category><![CDATA[banche centrali]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[tassi]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il  conflitto in corso spinge al rialzo le aspettative d'inflazione. Quali saranno le prossime mosse delle Banche centrali? Mortier e Defend, Amundi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="https://www.linkedin.com/company/amundi-/posts/?feedView=all" target="_blank" rel="noopener">Amundi</a> Global Investment Views di aprile 2026, di Vincent Mortier, CIO del Gruppo Amundi, e Monica Defend, Head of Amundi Investment Institute</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-119813 size-full" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/09/Mercati.jpg" alt="mercati" width="700" height="394" srcset="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/09/Mercati.jpg 700w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/09/Mercati-300x169.jpg 300w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/09/Mercati-150x84.jpg 150w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/09/Mercati-696x392.jpg 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Il conflitto in Medio Oriente è giunto al secondo mese e i prezzi energetici elevati stanno provocando effetti a catena sui <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/mercati">mercati</a> finanziari globali. Le curve delle break-even inflation sono salite negli Stati Uniti e in Europa poiché i mercati hanno riprezzato le aspettative <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/inflazione">d&#8217;inflazione</a> e la probabilità che le banche centrali taglino i tassi d&#8217;interesse. Anche i rendimenti nominali, in particolare sul segmento breve della curva, hanno registrato un forte aumento in Paesi come il Regno Unito. In questa fase, alcune di queste reazioni ci paiono eccessive. A nostro avviso, gli effetti inflazionistici di secondo livello dipenderanno dalla durata del caro-energia&#8221;, commenta Vincent Mortier, CIO del Gruppo Amundi.</p>
<h4>&#8220;Per quanto riguarda la crescita, al momento i mercati non sembrano essere particolarmente preoccupati. Noi invece siamo convinti che i prezzi persistentemente alti dell&#8217;energia finiranno col pesare sui consumi e sulla crescita. Nel complesso, questa crisi sta generando spinte stagflazionistiche sull&#8217;economia mondiale.</h4>
<p>L&#8217;impatto dell&#8217;inflazione sarà diverso nelle varie regioni, ed è probabile che la zona Euro sia più pesantemente colpita rispetto agli Stati Uniti. La natura transitoria del fenomeno inflativo dipenderà dalla persistenza dei rincari dei prezzi di idrocarburi, delle materie prime agricole e dei fertilizzanti Nel 2026 l&#8217;indice dei prezzi al consumo (IPC) della zona Euro potrebbe salire ben al di sopra dell&#8217;obiettivo della BCE per poi ridiscendere l&#8217;anno successivo, pur rimanendo sempre al di sopra del target. Tale scenario si verificherebbe qualora le pressioni inflative dovessero radicarsi nell&#8217;intero sistema economico. Prevediamo che negli Stati Uniti l&#8217;impennata dei prezzi dell&#8217;energia penalizzerà soprattutto le famiglie a basso reddito.</p>
<p>ll rafforzamento del biglietto verde è tornato al centro del dibattito. Anche se il dollaro potrebbe dar prova di buona tenuta nel breve termine grazie alle sue caratteristiche di bene rifugio, prevediamo che il suo indebolimento strutturale di lungo periodo sia destinato a proseguire. Contro il biglietto verde persistono infatti venti contrari di natura strutturale, tra cui le tensioni sulle finanze pubbliche statunitensi, gli spostamenti dei flussi globali di capitale dettati dalla geopolitica e rendimenti comparativamente attraenti al di fuori degli Stati Uniti</p>
<h3>Siamo dell&#8217;idea che il dollaro potrebbe continuare ad apprezzarsi solamente se l&#8217;inflazione complessiva venisse alimentata dall&#8217;inflazione core e le aspettative d&#8217;inflazione aumentassero al punto da costringere la Fed a inaugurare un ciclo di rialzo dei tassi. Un fattore che spariglierebbe totalmente le carte e che non fa parte del nostro scenario di base.</h3>
<p>I Paesi europei e i Paesi emergenti dipendono dalle importazioni di energia del Golfo e stanno cercando di rimanere fuori dal conflitto; per tale motivo i leader dei Paesi dell&#8217;Unione europea e della Gran Bretagna hanno ignorato i pressanti inviti del presidente americano Trump a partecipare ai combattimenti. Anche Asia, India e Cina dipendono dalle importazioni di energia. E finora sono riuscite a negoziare con successo il passaggio sicuro delle loro navi nello stretto di Hormuz. L&#8217;India, in qualità di importatore netto di petrolio, risente della volatilità dei prezzi. Il rischio è che il governo si veda costretto a dirottare parte delle risorse dagli investimenti produttivi verso i sussidi <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/energia">energetici.</a></p>
<p>In generale, siamo convinti che la crescita nei Paesi emergenti rimarrà vigorosa. E non vediamo ragioni strutturali perché avvenga un cambiamento della situazione. I parametri fiscali e macroeconomici dei Paesi emergenti stanno migliorando. E molti di loro hanno ripreso a seguire i dettami dell&#8217;ortodossia macroeconomica. In America Latina, in particolare, tale tendenza segna la conclusione di un prolungato periodo di sottoperformance. Il Brasile dispone di riserve significative di terre rare e il Messico sta beneficiando delle politiche di near-shoring (rimpatrio delle attività produttive).</p>
<h4>Per concludere, escludiamo la minaccia dell&#8217;iperinflazione o di una recessione globale. Prevediamo tuttavia che la crisi avrà un impatto sull&#8217;inflazione e sulla crescita: la portata di tale impatto dipenderà dalla durata del conflitto e del caro-energia (petrolio e gas). È essenziale che gli investitori adottino diversi livelli di diversificazione — includendo asset come titoli legati all&#8217;inflazione, titoli di Stato e materie prime — anche alla luce del mutamento nelle correlazioni tra azioni e obbligazioni. Riteniamo inoltre indispensabile integrare nel portafoglio strategie di copertura e una riduzione tattica dell&#8217;esposizione al rischio.</h4>
<p>Seguiamo con molta attenzione l&#8217;andamento della crisi, dell&#8217;inflazione e delle politiche monetarie. E nel contempo stiamo riducendo tatticamente l&#8217;esposizione al rischio e migliorando la resilienza dei portafogli adottando un approccio diversificato.</p>
<h2>Le nostre principali convinzioni:</h2>
<p>&#8211; Abbiamo incrementato l&#8217;esposizione alla duration nel reddito fisso e stiamo valutando modalità per accrescere la resilienza attraverso un approccio attivo, mantenendo al contempo un atteggiamento costruttivo sulle obbligazioni societarie visti i solidi fondamentali. Abbiamo leggermente declassato le obbligazioni in valuta locale dei Paesi emergenti. Ma abbiamo ancora un&#8217;opinione positiva perché la crescita economica continua a essere vigorosa e stiamo esplorando delle opportunità nei Paesi in cui i rendimenti sono elevati.</p>
<p>&#8211; La volatilità sul breve termine ci ha spinto a essere cauti su alcuni segmenti del comparto azionario. Ma le nostre convinzioni di lungo periodo riguardo a Europa, Giappone e Paesi emergenti non sono mutate. L&#8217;attuale scenario di crisi suggerisce che la rotazione dal mercato statunitense verso queste aree potrebbe non seguire un percorso lineare. Tuttavia, riteniamo che tale tendenza sia destinata a proseguire nel lungo periodo.</p>
<p>&#8211; In un&#8217;ottica multi-asset, l&#8217;attuale contesto di crisi ci ha indotto ad adeguare il posizionamento, riducendo tatticamente l&#8217;esposizione nelle aree più vulnerabili come il comparto azionario. Abbiamo quindi rafforzato la nostra opinione positiva sui titoli di Stato. E manteniamo le nostre convinzioni sulle obbligazioni societarie e sulle obbligazioni dei Paesi emergenti&#8221;,  conclude Mortier.</p>
<h2>Banche centrali. Secondo Monica Defend, Head of Amundi Investment Institute, &#8220;quest&#8217;anno BCE, Bank of England (BoE) e Fed manterranno i tassi invariati. L&#8217;Eurotower deciderà dopo aver valutato l&#8217;impatto dei prezzi dell&#8217;energia sull&#8217;inflazione generale e sull&#8217;inflazione core, nonché sui salari. I mercati stanno già prezzando un rialzo dei tassi d&#8217;interesse.&#8221;</h2>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-182776 alignleft" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2026/03/Defend.png" alt="" width="188" height="190" /></p>
<p>&#8220;Abbiamo rivisto la nostra previsione di un taglio dei <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/tassi">tassi</a> da parte della BCE nel 2026 perché non la riteniamo più attuale. Riteniamo inoltre che, in caso di uno scostamento persistente dell&#8217;inflazione dal target e di un disancoraggio delle relative aspettative, la BCE potrebbe optare per un rialzo dei tassi (ipotesi che, al momento, non costituisce il nostro scenario di base). Anche l&#8217;approccio attendista della Fed appare giustificato considerando il rialzo delle aspettative d&#8217;inflazione, la fragilità dei dati sull&#8217;occupazione di febbraio e dati dei prezzi alla produzione (PPI) risultati più forti del previsto.</p>
<p>L&#8217;atteggiamento attendista della Fed a marzo è stato in linea con le nostre aspettative, e siamo ora convinti che la banca centrale americana quest&#8217;anno non taglierà i tassi. Prevediamo che anche la BoE manterrà i tassi invariati nel 2026.</p>
<p>Gli effetti di secondo livello dell&#8217;inflazione — subordinati alla durata delle tensioni nelle catene di fornitura e alla persistenza dei rincari energetici — rappresentano una variabile cruciale nelle valutazioni della BCE e della BoE. I prezzi dell&#8217;energia riflettono non solo gli shock temporanei sul lato dell&#8217;offerta di gas e petrolio, ma anche i potenziali danni alle infrastrutture estrattive dei Paesi del Golfo, i cui effetti potrebbero perdurare ben oltre la riapertura dello Stretto di Hormuz. L&#8217;attacco iraniano agli impianti di estrazione di gas in Qatar rappresenta un esempio di danno strutturale, i cui effetti sulle forniture potrebbero protrarsi ben oltre il 2026&#8243;, conclude Defend.</p>
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		<title>La storia non si ripete sempre, ma i mercati sì</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/storia-mercati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 10:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Carmignac]]></category>
		<category><![CDATA[economie]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le economie sono meno energivore rispetto al passato ma a un certo punto soffriranno il rischio reale di recessione. Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di Carmignac</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Mercati: le economie sono meno energivore rispetto al passato ma a un certo punto soffriranno il rischio reale di recessione. Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di <a href="https://www.linkedin.com/company/carmignac/?originalSubdomain=it" target="_blank" rel="noopener">Carmignac</a></em></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-118456 aligncenter" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Mercati_economia-e1695108480354.jpg" alt="mercati" width="600" height="400" /></p>
<p>La crescita economica è oggi meno energivora rispetto al passato, poiché le economie generano più output per unità di energia grazie a guadagni di efficienza e a uno spostamento verso i servizi. Questo riduce la sensibilità agli shock energetici, ma aumenti persistenti dei prezzi dell&#8217;energia continuano comunque a pesare sulla crescita comprimendo margini e redditi reali.</p>
<p>Una rapida risoluzione del conflitto resta uno scenario plausibile a questo stadio, anche se la probabilità è difficile da valutare. Non siamo ancora nella fase di distruzione della crescita — ma con il passare dei giorni ci avviciniamo a questo rischio. Negli shock di offerta petroliferi, il tempo è il vero catalizzatore.</p>
<p>L&#8217;impennata dei prezzi di petrolio e gas ha innescato una reazione ormai tipica dei mercati di fronte a uno shock improvviso dell&#8217;offerta: rendimenti in aumento, azioni in calo. L&#8217;entità dello shock è piuttosto chiara. La storia suggerisce che quando i prezzi del petrolio salgono del 60% o più, i mercati azionari tendono a correggere. Il primo canale di trasmissione è che l&#8217;aumento dei prezzi dell&#8217;energia alimenta le aspettative di inflazione, spinge verso l&#8217;alto le attese di politica monetaria più restrittiva e fa salire i rendimenti a breve. Le economie importatrici di energia tendono inoltre a soffrire maggiormente, con cali sia delle azioni sia delle obbligazioni.</p>
<p>Tuttavia, al di là della portata delle fluttuazioni nel settore del petrolio e del gas, la vera questione è la sua durata. I mercati e le economie possono assorbire un picco dei prezzi del petrolio; hanno invece più difficoltà a gestirne la persistenza.</p>
<p>Se il conflitto dovesse rivelarsi di breve durata, lo shock petrolifero potrebbe restare gestibile per economie e imprese. Ma se si protraesse — come nel caso della guerra dello Yom Kippur (1973), della rivoluzione iraniana (1979) o della prima guerra del Golfo (1990) — il quadro diventerebbe più critico. In genere i mercati attraversano diverse fasi. Come mostra il grafico sopra, che traccia l&#8217;evoluzione delle azioni (S&amp;P 500) e dei rendimenti obbligazionari (tassi USA a 2 anni) durante shock di offerta di petrolio e gas negli ultimi 70 anni, emerge un pattern ricorrente:</p>
<ul>
<li>Settimane 1–4: i mercati azionari assorbono lo shock: le reazioni sono contrastanti.</li>
<li>Settimane 5–8: iniziano a emergere crepe; il rischio al ribasso aumenta in modo significativo.</li>
<li>Settimane 9–13: zona di pericolo; i cali diventano più frequenti e più persistenti.</li>
</ul>
<p>In altre parole, il rialzo del petrolio viene inizialmente interpretato come un segnale di inflazione elevata e crescita nominale, ma con il tempo si trasforma in una tassa sulla crescita, comprimendo i margini e i redditi reali e irrigidendo le condizioni finanziarie.</p>
<p>I tassi seguono uno schema simile ma con un certo ritardo. I rendimenti a breve tendono a salire per primi, riflettendo aspettative di inflazione più elevate e una revisione in senso restrittivo delle attese di politica monetaria. Ma se lo shock persiste, la narrativa cambia. Intorno alla finestra 9–13 settimane, le preoccupazioni per la crescita tendono a prevalere e la parte corta della curva inizia a scendere, anche se il petrolio resta elevato. Quella che nasce come una storia di inflazione si trasforma gradualmente in una storia di crescita.</p>
<p>Oggi siamo ancora nella prima fase. Con il conflitto entrato nella quinta settimana e i prezzi del petrolio vicini ai massimi, i mercati restano nella fase inflazionistica: i rendimenti sono ancora orientati al rialzo ma potrebbero avvicinarsi al picco (iniziano a emergere movimenti di irrigidimento della curva), mentre i mercati azionari appaiono sempre più esposti a rischi (le azioni statunitensi stanno recuperando — o meglio scendendo — in linea con il resto del mondo).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mercati in tempesta</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/mercati-in-tempesta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[azionario]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[kairos partners]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[obbligazionario]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marzo si chiude con una delle peggiori performance congiunte per azionario e obbligazionario dal 2022. Alberto Tocchio, Kairos Partners SGR</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="v1MsoNormal">Market Flash di <b>Alberto Tocchio, head of Global Equity and Thematics di <a href="https://www.linkedin.com/company/kairos/posts/?feedView=all" target="_blank" rel="noopener">Kairos Partners SGR</a></b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p class="v1MsoNormal"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-175986 size-full" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2025/06/economia-scaled-1-e1751009536571.jpg" alt="mercati" width="1200" height="600" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le ultime due settimane hanno segnato un&#8217;accelerazione netta: quello che era un mare mosso è diventato una vera tempesta. Marzo si chiude con una delle peggiori performance congiunte per <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/azionario">azionario</a> e <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/obbligazionario">obbligazionario</a> dal 2022, con il Brent stabilmente sopra i 110 dollari, in rialzo di oltre il 60% dall&#8217;inizio del conflitto.</p>
<p>Il mercato continua a raccontarsi una storia rassicurante, ma i segnali sotto la superficie suggeriscono che potremmo essere solo all&#8217;inizio di qualcosa di più profondo. Il parallelo che inizia a circolare non è più il 2022, ma il 2007–2008: i cuscinetti di allora oggi sono molto più sottili.</p>
<p>Il vero salto di qualità della crisi è il <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/gas">gas.</a> Il blocco di <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/hormuz">Hormuz</a> e i danni in Qatar hanno fatto salire i prezzi del gas in Asia di oltre il 150% in poche settimane. L&#8217;energia diventa leva politica: gli Stati Uniti la usano come strumento negoziale con l&#8217;Europa, con accordi legati a circa 750 miliardi di dollari di forniture.</p>
<p>Gli investitori stanno vendendo tutto insieme, azioni, obbligazioni e persino oro, rifugiandosi nella liquidità, ma da livelli di cash storicamente bassi. Il processo di de-risking potrebbe essere appena agli inizi, con il rischio concreto di entrare in uno scenario stagflazionistico che complica ulteriormente il mandato delle banche centrali.</p>
<p class="v1MsoNormal">Il messaggio chiave è di grande lucidità: serve sangue freddo, disciplina e il coraggio di decidere con chiarezza, non con paura. Nei mercati, come in mare, non vince chi evita la tempesta, ma chi riesce ad attraversarla senza perdere la rotta.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mercati: meglio non comprare sulle flessioni brevi</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/mercati-flessioni-brevi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 10:07:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[flessioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[rischi]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondiesicav.it/?p=183298</guid>

					<description><![CDATA[<p>In tutto il mondo, flessioni brevi e contenute hanno spinto molti investitori ad assumere maggiori rischi. Riteniamo che sia un errore. Donny Kranson, Portfolio Manager, Quality Growth Boutique (Vontobel)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/mercati-flessioni-brevi/">Mercati: meglio non comprare sulle flessioni brevi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white;"><em><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">In tutto il mondo, flessioni brevi e contenute hanno spinto molti investitori ad assumere maggiori rischi. Riteniamo che sia un errore. <span style="background: white;">Donny Kranson, Portfolio Manager, Quality Growth Boutique (<a href="https://www.linkedin.com/company/vontobel/?originalSubdomain=it" target="_blank" rel="noopener">Vontobel</a>)</span></span></em></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-82434 aligncenter" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2019/06/grafici1-1-e1714981563994.jpg" alt="" width="900" height="600" /></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;"> </span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">Non è prevedibile quando e cosa innescherà una correzione dei mercati. Che siano le attuali ostilità in Medio Oriente o l&#8217;instabilità nel credito privato a fungere da catalizzatore per un forte ribasso dei mercati, è meno importante del costruire posizioni difensive. Mantenere un&#8217;esposizione difensiva è forse ancora più importante man mano che aumenta la compiacenza di mercato. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">Comprare sui ribassi è un&#8217;ottima strategia se le flessioni sono contenute e rapide. Se però si protraggono, i flussi di capitale possono invertirsi, spesso in modo drammatico e senza preavviso.</span></h2>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;"> </span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">Morningstar ha recentemente pubblicato un grafico che mostra la performance del mercato azionario statunitense dal 1870 a oggi. Esamina le forti correzioni e il tempo necessario per tornare ai precedenti picchi in termini reali. Utilizzando la classificazione di Morningstar dei principali drawdown dal 1870 fino alla crisi del 2008, la correzione media è stata pari a circa il 36%, e il mercato ha impiegato circa 4,6 anni dal picco per raggiungere nuovi massimi reali. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">Dopo la crisi del 2008, la correzione media è stata pari a circa il 24%. I drawdown dal picco al minimo sono durati solo 1,4 anni circa prima di nuovi massimi, il 70 per cento più rapidi rispetto al periodo precedente.</span></span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;"> </span></p>
<h2 class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">Abbiamo osservato altre correzioni contenute e di breve durata. Questi periodi sono stati tutti seguiti da correzioni più profonde e prolungate.</span></span></h2>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;"> </span></span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">I movimenti delle Borse di fine Ottocento e inizio Novecento sono stati seguiti da un drawdown molto ampio negli anni Dieci del Novecento, che ha richiesto oltre un decennio per recuperare completamente.</span></span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">La calma degli anni Venti è stata seguita dalla Grande Depressione.</span></span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">Gli anni Cinquanta e Sessanta favorevoli sono stati seguiti dal lungo mercato ribassista logorante degli anni Settanta.</span></span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">Gli anni Novanta apparentemente inarrestabili si sono conclusi con lo scoppio della bolla tecnologica e la GFC.</span></span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;"> </span></span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">Per chi pensa che tutto ciò appartenga a un passato lontano e che quindi non possa ripetersi oggi, è utile ricordare che un decennio perduto resta un fenomeno attuale. Solo 13 anni fa, nel 2013, le Borse statunitensi hanno finalmente ritrovato i livelli del 2000 in termini reali. Questo pattern emerge anche a livello mondiale. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;">Gli investitori, secondo noi, dovrebbero imparare dagli ultimi 15 anni. I ribassi sono inevitabili. Riteniamo che un portafoglio che bilancia società di qualità ad alta crescita con aziende più stabili, ma a crescita moderata, possa generare rendimenti superiori su un ciclo completo. Le società più stabili proteggono il capitale durante i ribassi e diventano il meccanismo di finanziamento per ribilanciare verso opportunità a crescita più rapida, quando i mercati sono in ripresa</span></span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;"> </span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;"> </span></p>
<p class="v1msonormal" style="margin: 0cm; background: white; box-sizing: border-box; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="box-sizing: border-box;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #2c363a;"> </span></span></p>
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		<title>Nuovi record in vista per i buyback azionari</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/nuovi-record-buyback-azionari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 10:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[buyback]]></category>
		<category><![CDATA[Capital Group]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[top]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi dieci anni, i buyback sono diventati sempre più diffusi nei mercati azionari globali. Le risultanze di uno studio realizzato da Capital Group</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Negli ultimi dieci anni, i buyback sono diventati sempre più diffusi nei mercati azionari Globali. Le risultanze di uno studio realizzato da <a href="https://www.linkedin.com/company/capital-group/?originalSubdomain=it" target="_blank" rel="noopener">Capital Group</a></em></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-70912 aligncenter" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2018/03/4OBBLIGAZIONARIO-e1686047514301.jpg" alt="obbligazioni" width="600" height="345" /></p>
<p>Sebbene le pratiche varino a seconda della regione e del settore, il 52% delle società incluse nell&#8217;indice di Capital Group ha effettuato riacquisti di azioni nel 2025, in aumento rispetto al 36% del 2015.</p>
<p>Nello stesso periodo, il valore delle operazioni di buyback è aumentato del 123%, superando la crescita dei dividendi, pari al 98%. A livello globale, il valore dei buyback ha raggiunto il 75% dei dividendi distribuiti, ma le notevoli differenze nella cultura aziendale e nella composizione settoriale di ciascun paese fanno sì che il range vari dal 147% negli Stati Uniti al 13% in Australia.</p>
<h2>Regioni chiave:</h2>
<p>Nel 2025, gli Stati Uniti hanno rappresentato il 71% dei buyback azionari globali, con una crescita dell&#8217;8,5%, sostanzialmente in linea con la media mondiale. I buyback azionari europei hanno rappresentato solo un nono (10,8%) del totale globale del 2025, sebbene negli ultimi anni siano diventati una componente più importante delle distribuzioni complessive agli azionisti. I buyback stanno diventando una caratteristica fondamentale anche in Giappone. Quasi la metà (48%) delle società giapponesi incluse nel rapporto ha effettuato buyback nel 2025, in aumento rispetto a meno di un quarto registrato dieci anni fa.</p>
<p>La crescita più rapida si è registrata in Canada (67,9%), nei Paesi Bassi (53,5%), in Francia (44,4%), a Singapore (62,3%) e in Giappone (15,3%) tra i principali mercati. I buyback sono rimasti invariati o in calo in Germania (2,0%), nel Regno Unito (1,4%), in Australia (-17,5%) e in Cina (-34,5%).</p>
<p>Per quanto riguarda il mercato italiano, i programmi di riacquisto di azioni sono aumentati nella maggior parte delle società; tuttavia, la sospensione di uno dei programmi più consistenti ha determinato un calo complessivo dei volumi aggregati, rispecchiando la tendenza osservata nelle distribuzioni di dividendi in Italia.</p>
<h2>Settori chiave:</h2>
<p>Il settore finanziario ha rappresentato poco più di un quarto (26%) dei buyback del 2025, con un aumento del 23,1% fino a raggiungere il record di 386 miliardi di dollari, mentre i riacquisti nel settore tecnologico sono aumentati del 18,5% fino a raggiungere il record di 312 miliardi di dollari.</p>
<p>Anche la vendita al dettaglio di generi alimentari è stata un punto caldo, con buyback in aumento del 93,2% su base annua, sebbene il totale (30 miliardi di dollari) sia meno di un decimo della spesa del settore tecnologico. Il totale del settore dei media è sceso di un decimo poiché le grandi aziende di Internet si sono concentrate sugli investimenti in IA, mentre i riacquisti nel settore energetico sono diminuiti per il terzo anno consecutivo a causa del calo dei prezzi del petrolio.</p>
<p>L&#8217;attività globale di riacquisto è concentrata in un numero relativamente esiguo di grandi aziende. Nel 2025, 20 aziende hanno rappresentato quasi un terzo (32%) del totale dei riacquisti a livello mondiale.</p>
<h2>Katharine Dryer, Equity Asset Class Lead, Europe and Asia, di Capital Group, ha commentato:</h2>
<p>«I buyback azionari non sono più un fenomeno limitato agli Stati Uniti, avendo raggiunto nel 2025 il livello record di 1.460 miliardi di dollari USA; oggi il 52% delle società attua programmi di riacquisto, rispetto al 36% di dieci anni fa. I buyback possono rappresentare un modo efficiente per restituire la liquidità in eccesso agli investitori una volta soddisfatte le esigenze di investimento e ricapitalizzati i bilanci.</p>
<p>I gestori attivi come Capital Group cercano di valutare i fondamentali dell&#8217;allocazione del capitale: come viene generata la liquidità, come viene reinvestita per la crescita a lungo termine e come il capitale in eccesso viene restituito attraverso un mix sostenibile di dividendi e buyback. Se valutati e programmati correttamente, i buyback possono migliorare in modo significativo i risultati per gli azionisti.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
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