All’interno della curva dei rendimenti, la parte intermedia appare orientativamente più equilibrata. A colloquio con Maria Luisa Matarelli, Responsabile Governativi Internazionali, FX ed Emergenti, Eurizon


Il rendimento a scadenza offerto dai titoli di stato Usa a lungo termine si è riportato al di sopra del 4% netto. Ritenete che questo livello rappresenti una buona opportunità di investimento?

Nel contesto attuale, i rendimenti offerti dai Treasury statunitensi tornano a presentare caratteristiche potenzialmente interessanti per l’investitore obbligazionario. Il ciclo restrittivo della Federal Reserve appare in una fase avanzata e l’orientamento della politica monetaria sembra collocarsi su livelli ancora prudenti. In uno scenario di graduale riduzione dell’incertezza macroeconomica, non si può escludere che la banca centrale possa nel tempo adottare un approccio meno restrittivo.

Questo contesto potrebbe tradursi in un profilo di rischio-rendimento relativamente asimmetrico per il comparto obbligazionario: a rendimenti iniziali più elevati rispetto agli anni passati potrebbe affiancarsi un potenziale beneficio in termini di apprezzamento dei prezzi qualora le condizioni finanziarie dovessero gradualmente allentarsi. Il punto di ingresso attuale tende quindi a offrire una combinazione tra remunerazione corrente e possibile contributo della duration.

Le scadenze molto lunghe risultano maggiormente esposte a fattori strutturali, quali le incertezze legate alla dinamica del debito pubblico e alla sostenibilità fiscale di lungo periodo, mentre il tratto intermedio tende a riflettere in modo più diretto l’evoluzione ciclica della politica monetaria, senza eccessiva esposizione a tali elementi di lungo periodo.

Per un investitore con base in euro, la componente valutaria resta un elemento rilevante. La scelta tra esposizione coperta e non coperta può incidere in misura significativa sul rendimento complessivo. In uno scenario di riferimento, il cambio euro/dollaro potrebbe evolvere in modo relativamente stabile, riflettendo soprattutto la diversa dinamica macroeconomica tra Stati Uniti ed Europa. L’economia statunitense mostra infatti segnali di maggiore tenuta ciclica rispetto a quella dell’Eurozona, anche in virtù di una minore esposizione agli shock energetici, che continuano invece a rappresentare un fattore di vulnerabilità per l’economia europea. Tale differenziale macro potrebbe contribuire a limitare movimenti valutari estremi, pur lasciando aperti margini di volatilità nel breve periodo.

I Tips Usa offrono rendimenti reali appetibili in questa fase di mercato. Credete che, alla luce della pressioni inflazionistiche, i Tips siano da preferire -a parità di scadenze- ai Treasury a tasso fisso?

Nel confronto tra Treasury nominali e titoli indicizzati all’inflazione statunitensi (TIPS), questi ultimi mostrano caratteristiche che possono risultare interessanti nell’attuale fase
di mercato. Un elemento centrale dell’analisi è rappresentato dai breakeven inflation, che riflettono le aspettative di inflazione implicite nei prezzi e rendono comparabili titoli nominali e indicizzati di pari scadenza. Le aspettative di inflazione incorporate dai mercati appaiono coerenti con uno scenario di progressiva normalizzazione nel medio periodo e non sembrano riflettere, almeno al momento, un ritorno strutturale di pressioni inflazionistiche persistentemente elevate. In tale contesto, i TIPS offrono una combinazione che potrebbe risultare attraente: rendimenti reali positivi, accompagnati da una protezione nel caso in cui l’inflazione realizzata dovesse risultare superiore alle attese implicite.

Queste caratteristiche rendono i TIPS potenzialmente adatti a una funzione difensiva all’interno dei portafogli. Da un lato, l’investitore potrebbe beneficiare di una remunerazione reale; dall’altro, manterrebbe una copertura contro eventuali sorprese
inflazionistiche. In un contesto in cui permangono incertezze di natura strutturale – legate alla transizione energetica, ai fattori geopolitici e alla riorganizzazione delle catene globali del valore – tale protezione può assumere un ruolo rilevante.

Rispetto ai Treasury nominali, i TIPS appaiono quindi più come uno strumento complementare che come una scelta puramente direzionale. In scenari di disinflazione più rapida, i titoli nominali potrebbero offrire risultati relativamente migliori; tuttavia, alle condizioni attuali, il costo implicito della protezione dall’inflazione tende ad apparire contenuto, rendendo i TIPS una componente potenzialmente equilibrante in ottica di diversificazione e gestione del rischio.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.