Una spettacolare crescita del Pil negli Stati Uniti e un discreto aumento dei tassi dei Treasury decennali, che sono tornati ai livelli pre-Covid, stanno riportando d’attualità il tema dell’inflazione negli Usa, il maggiore mercato fixed income del mondo.

La maggior parte degli analisti prevede che nelle prossime settimane ci potrebbe essere una fiammata, ma quasi tutti sono convinti che sarà di breve durata e che il Cpi core dovrebbe restare abbastanza stabile intorno al 2%. Anche perché dalla Federal Reserve non dovrebbero arrivare particolari sorprese

Qualsiasi discorso sul reddito fisso globale oggi deve per forza cominciare da una valutazione sulle prospettive di inflazione, in primis negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo. Infatti, a partire dalle ultime settimane del 2020, si è avuta un’impennata dei rendimenti della parte a più lunga scadenza dei Treasury americani e delle aspettative di inflazione quotate dai Tips e su alcuni strumenti del mercato della liquidità.

In verità, il movimento non è stato così estremo: dai minimi post-pandemia ai massimi (sopra 1,77%) il rendimento a scadenza del decennale americano ha guadagnato circa 125 punti base, tornando ai livelli pre-Covid.

In questa situazione la prima domanda da porsi è se tutto ciò abbia un senso, ossia se davvero stiamo entrando in un periodo di crescita dei prezzi più sostenuta rispetto al recente passato.

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.