La guerra nel Golfo si trova in una fase di completa incertezza e alimenta le preoccupazioni sulle ricadute sociali ed economiche.
In questo contesto, l’energia elettrica emerge come uno dei protagonisti del XXI secolo. Ciò è dimostrato dal sempre più diffuso processo di elettrificazione dell’economia globale e da un crescente utilizzo di fonti alternative, che rispondono alle esigenze di un costo dell’energia più contenuto per le imprese. A spingere in questa direzione è anche la diffusione dell’Ai, con i suoi energivori data center. Per soddisfare questa necessità e, soprattutto, garantirsi la sicurezza energetica, è fondamentale investire grandi capitali, anche là dove le risorse abbondano, ma le infrastrutture versano in uno stato di degrado, come avviene negli Usa. Inoltre, in un’era di laicità delle fonti, continuano a crescere le rinnovabili e si assiste nello stesso tempo al ritorno del nucleare
La geopolitica
Gli occhi di tutti gli investitori sono in queste settimane puntati sull’evoluzione della guerra fra il duo Israele e Stati Uniti da una parte e il regime degli ayatollah dall’altra. Resta indubbio che riuscire a interrompere questo obbrobrio indurrebbe l’intero pianeta a tirare un sospiro di sollievo. Sarebbe però sbagliato considerare quanto è avvenuto un’aberrazione generata da circostanze bizzarre: essenzialmente, la mera collisione tra un’amministrazione americana che è (per usare un eufemismo) un outlier geopolitico e gli spasmi di un regime teocratico che ormai fa fatica anche a sfamare la propria ampia (e istruita) popolazione e, quindi, come tale, è destinato a esaurirsi.
Gli sviluppi attuali, infatti, non hanno portato a uno sconvolgimento delle dinamiche più profonde di questi anni, bensì a una loro accelerazione. Il conflitto scoppiato a fine febbraio sostanzialmente rappresenta l’ennesimo, e finora più brutale, capitolo dello scontro frontale fra gli Usa e suoi alleati e il blocco dei Brics. Non è infatti un mistero che l’Iran è una nazione vicina a Cina e Russia, così come appare sempre più chiaro che attualmente si sta giocando una partita pericolosissima. Una competizione epocale incentrata sul controllo dei rispettivi punti di strozzatura delle filiere da una parte e sul predominio tecnologico dall’altra.
Un fattore chiave
In questo contesto, a parte il cibo (vedere inchiesta a pagina 22), nessuna risorsa oggi riveste l’importanza dell’elettricità. Questa forma di energia oggi è protagonista dei dossier più importanti del XXI secolo. Innanzitutto, l’elettrificazione diffusa, combinata con il passaggio all’uso di fonti alternative ai fossili, rappresenta un fattore chiave per non rimanere alla mercé di forniture di greggio e gas sulle quali non si può più fare affidamento. Inoltre, non va dimenticato che il comparto manifatturiero necessita in maniera pressoché assoluta di energia a prezzi accettabili.
E il ragionamento assume contorni ancora più estremi nel caso dell’Ai, che per il momento è soprattutto una grande storia industriale, con al centro la corsa ai data center. A ciò si aggiunge, infine, la questione della transizione verso la sostenibilità, anche se quest’ultima ha assunto contorni molto diversi rispetto a come il problema veniva affrontato nel recente passato. Infatti, si è molto affievolita la querelle politica fra il campo a favore delle rinnovabili e i sostenitori di altre fonti più tradizionali: è stata sostituita dalla corsa alla produzione di elettricità a ogni costo e con qualsiasi risorsa possa fornire energia. Il risultato è un totale ribaltamento rispetto al paradigma comune fino a pochi anni fa.
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

