di Stephan Fritz, gestore del portafoglio multi-asset di Flossbach von Storch

Distribuire bene un patrimonio, un’espressione che può sembrare la solita formula da manuale di finanza, è oggi più importante che mai. E in realtà non solo oggi. Proviamo a capire perché.

Per mesi, in borsa, c’è stato praticamente un solo grande tema: l’intelligenza artificiale o “Ai”. Le azioni delle società considerate tra le principali beneficiarie, soprattutto i grandi colossi tecnologici statunitensi, hanno continuato a salire, toccando un massimo dopo l’altro e trascinando verso l’alto anche gli indici.

Raramente in passato il peso di un singolo settore è stato così grande. E ancora più raro è che a trainare il mercato siano state così poche aziende, tutte concentrate nello stesso comparto. Beato chi è salito in tempo sul treno dell’Ai e oggi può godersi guadagni molto consistenti. In questo caso, la concentrazione ha senza dubbio pagato.

Chi, invece, è stato più prudente, per qualunque ragione, si è trovato a guardare il mercato correre senza riuscire a stargli dietro e si è sentito rivolgere, legittimamente, una domanda: perché non eravate anche voi su quel treno in corsa?

Già, perché no?

Forse qualcuno ricorda ancora ciò che accadde negli anni a cavallo del nuovo millennio: la bolla delle dot-com e il suo scoppio successivo. L’euforia prima, i postumi della sbornia dopo. E soprattutto i circa 5 mila miliardi di dollari di valore di borsa andati in fumo. La concentrazione, prima o poi, arriva a un limite.  A un certo punto le aspettative perdono qualunque contatto con la realtà. E allora il mercato torna a muoversi verso una forma di “normalità”. È sempre andata così in passato. E sarà così anche con l’intelligenza artificiale.

Nessuno lo sa…

Il problema è che nessuno sa quando accadrà. Le recenti correzioni sono state il primo segnale della fine dell’entusiasmo? Forse. Magari. È possibile, ma non è detto.

A differenza di quanto accadeva durante la bolla dot-com, oggi le aziende i cui titoli sono saliti in modo impressionante negli ultimi anni sono altamente redditizie. Insomma, questa volta dietro al fenomeno non ci sono solo speranze vaghe e fantasia sfrenata.

È quindi plausibile che il rally dell’Ai, magari dopo una breve pausa, prosegua ancora, nonostante, o forse persino a causa, della guerra con l’Iran e delle relative preoccupazioni sulla sicurezza energetica globale e sulla crescita economica mondiale.

Per me, per noi, questo tema è particolarmente rilevante.  Anche negli ultimi tempi ci è stato chiesto spesso perché non abbiamo una presenza più forte nei titoli tecnologici, proprio come oggi ci viene domandato perché non deteniamo partecipazioni più consistenti nelle società petrolifere. Temo che la risposta non soddisfi tutti fino in fondo, ma voglio comunque provare a darla, anche se per farlo devo partire un po’ da lontano.

Flossbach von Storch è nata alla fine degli anni ‘90, quindi proprio nel pieno del boom delle dot-com, come classica società di gestione patrimoniale. Per noi la gestione di fondi multi-asset non era altro che gestione patrimoniale in senso classico. L’obiettivo era preservare il patrimonio e ottenere nel tempo rendimenti adeguati. Da questo punto di vista, in tutti questi anni, i nostri principi non sono cambiati.

Ma, in concreto, cosa significa tutto ciò?

Preservare il patrimonio significa prima di tutto ridurre i rischi potenziali dei mercati finanziari. In parole povere, noi cerchiamo di farlo distribuendo il capitale affidatoci nel modo più ampio e diversificato possibile, tra diverse classi di attivi, singoli titoli e aree valutarie. Concetti in apparenza semplici, ma difficili da rispettare.

Noi cerchiamo prevedibilità

La diversificazione riflette la consapevolezza dell’investitore di non potere sapere tutto, ma anche la sua volontà di prepararsi per affrontare al meglio ogni evenienza:  scenari diversi, possibili crisi e le loro conseguenze, guerre come  quella in Medio Oriente. Essere pronti a fare fronte a tutto ciò pur sapendo che in borsa non esistono formule magiche, né strategie perfette. Quando i mercati crollano, di solito nessuno ne esce del tutto illeso. Ma si può cercare di limitare il danno, per quanto possibile.

Per questa ragione, il nostro principio guida è: diversificazione, non concentrazione, anche se, temporaneamente, diversificare può costare in termini di rendimento, proprio perché significa prepararsi a più scenari contemporaneamente.

Non sappiamo che cosa succederà domani. È un concetto che dovremmo sempre tenere a mente. Ma c’è una domanda ancora più importante che è necessario porsi: che cosa può succedere e fino a che punto un patrimonio non subisce danni troppo gravi?

La diversificazione è una parte della risposta

Ci sono periodi, bisogna ammetterlo, in cui questo approccio sembra fuori dal tempo. Quasi come un vecchio western. Perché i “costi opportunità” della diversificazione sembrano troppo elevati. Eppure siamo convinti che, nel lungo periodo, questo metodo funzioni e contribuisca anche a rendere più sereni gli investitori.

In questa logica rientra anche, per quanto riguarda la selezione azionaria, la nostra preferenza per modelli di business piuttosto “noiosi”, come quelli delle aziende che producono beni di consumo quotidiano. Certo, non sono titoli che fanno sognare grandi tassi di crescita, ma, in compenso, l’evoluzione dei loro utili nel lungo periodo è relativamente più prevedibile. Ciò, ovviamente, non significa che anche queste azioni non possano attraversare fasi di forte volatilità.

La prevedibilità è l’elemento che cerchiamo prima di tutto, per convinzione e per esperienza, pur consapevoli che spesso è l’immaginazione a spingere i prezzi in Borsa. Ed è proprio per questo motivo che investiamo anche nel settore tecnologico,  ma con criterio.

Ci sono fasi in cui non siamo al passo con i  trend in atto e, quindi, anche con il mercato. Sono periodi in cui i titoli che privilegiamo vengono ignorati dalla maggior parte degli investitori, perché altre aziende e altre prospettive di crescita sembrano più interessanti. In quei frangenti, i prezzi di Borsa dei titoli “trascurati” non riflettono adeguatamente il valore delle aziende, almeno nell’immediato.

Il problema, per investitori come noi con spirito imprenditoriale, è che il potenziale di crescita è difficile da calcolare. Più che altro si percepisce, si intuisce, ma ciò, normalmente, non ci basta.

Prendiamo ad esempio il produttore di chip Nvidia, di cui  abbiamo parlato spesso. Si tratta, senza dubbio, di un’ottima azienda, molto redditizia e con un management di grande qualità. Ma c’è un punto decisivo: per un’impresa che opera in un settore così fortemente esposto alla discontinuità e all’innovazione dirompente, è quasi impossibile prevedere con serietà il potenziale di utile di lungo periodo. E se non possiamo farlo, preferiamo rinunciare,  tanto più che le valutazioni ci sembrano piuttosto tirate.

Restare fedeli alla propria filosofia

Lo stesso vale per i grandi gruppi petroliferi, tornati al centro dell’attenzione dopo lo scoppio della guerra con l’Iran. Se chiedeste all’amministratore delegato di una di queste società (cosa che noi abbiamo fatto spesso in passato) dove immagina il prezzo del petrolio tra cinque anni, probabilmente vi risponderebbe con un’alzata di spalle. Chi può saperlo davvero?

Ciò non significa che le azioni petrolifere non possano rivelarsi, per un certo periodo, un ottimo investimento, ma semplicemente  che è difficile elaborare una valutazione solida e razionale. Ed è questa la ragione per cui  siamo da sempre prudenti nei confronti di quei settori e quelle aziende che dipendono in misura molto forte da fattori esterni.

Ultimamente ci è stato chiesto spesso se non sarebbe opportuno adeguare la nostra strategia d’investimento ai trend che il mercato di volta in volta premia.

La nostra risposta è no. Affidabilità e prevedibilità sono il nostro bene più prezioso che ci guida fin dalla fondazione della società. Continueremo a restare fedeli alla nostra filosofia di investimento. Perché siamo profondamente convinti che, nel lungo periodo, sarà proprio questa coerenza a dare i suoi frutti. In borsa serve pazienza, anche se, a volte, non è affatto facile.

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Redazione

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