Secondo i dati ufficiali, il commercio estero della Cina ha registrato un inizio d’anno robusto, con un valore totale degli scambi che è cresciuto a doppia cifra, pari al 18,3% su base annua nel periodo gennaio-febbraio; con l’Europa è salito del 27,8%, mentre le esportazioni verso i paesi dell’Asean sono aumentate di quasi il 30% e diminuite del 10% verso gli Stati Uniti, a causa dell’imposizione di dazi e altre misure da parte dell’amministrazione americana.

L’export è cresciuto del 19,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo 4.620 miliardi di yuan, mentre l’import ha avuto un incremento del 17,1%, arrivando a 3.110 miliardi di yuan. Nei primi due mesi del 2026, le esportazioni di prodotti meccanici ed elettrici ad alta tecnologia e ad alto valore aggiunto hanno registrato un aumento del 24,3% su base annua. Il dato dovrebbe forse preoccupare i partner commerciali di Pechino, che temono di vedere i loro mercati inondati da beni cinesi, e gli stessi Stati Uniti, che non riescono a contenere la presenza del Dragone sui mercati esteri.

GLI SQUILIBRI AUMENTANO

Sulle elevate esportazioni cinesi, c’è uno studio interessante fatto da Tamim Bayoumi, visiting scholar del King’s College presso il Peterson Institute for International Economics, e Joseph E. Gagnon, senior fellow dello stesso istituto, che credono che il surplus commerciale cinese, in forte espansione, «sia destinato a crescere ulteriormente e a sottrarre sempre più quote di mercato ai produttori del resto del mondo, soprattutto nelle economie avanzate di Europa e Asia»(1).

Secondo gli studiosi, le tensioni commerciali sono probabilmente destinate ad aumentare ulteriormente, anche se la crescita globale rimanesse sostenuta.  Addirittura, un rallentamento «potrebbe fare precipitare il mondo in un conflitto commerciale di proporzioni mai viste dagli anni ‘30, con i paesi che adotteranno politiche protezionistiche per difendere i propri produttori a scapito degli altri» (1).

In pratica, si potrebbe cadere in una situazione in cui le diverse economie perseguirebbero politiche di «impoverimento del vicino», dando in questo modo un colpo ferale all’attuale ordine economico internazionale. Bayoumi e Gagnon, andando contro il consenso, pensano che gli squilibri esterni e le relative tensioni commerciali non si ridurranno nei prossimi due anni, mentre il Fondo Monetario Internazionale prevede una contrazione del surplus cinese e del deficit statunitense nel 2026 e nel 2027, con avanzi commerciali stabili nelle altre principali regioni.

UN EXPORT COMPETITIVO

L’attuale surplus cinese è trainato da «esportatori ultra-competitivi», sia nei settori tradizionali come l’elettronica e gli elettrodomestici, sia in quelli dei nuovi prodotti come automobili, robot e pannelli solari. Inoltre, i due autori dello studio ritengono che questo fenomeno sia amplificato da un ampio squilibrio finanziario «incipiente»: i risparmiatori cinesi cercano opportunità di investimento all’estero, ma gli stranieri non sembrano così desiderosi di portare capitali nella Repubblica Popolare. 

A fare le spese di un export cinese, che dai beni a bassa tecnologia è passato a manufatti a media e alta tecnologia, sono l’Europa e l’Asia avanzata. E tutto ciò non farà altro che esacerbare le tensioni commerciali. Ma lo scenario più controverso si verificherebbe, sempre in base allo studio del Peterson Institute, se scoppiasse la bolla dell’Ai e gli Usa cadessero in recessione. In tal caso, il deficit statunitense si ridurrebbe, causando uno shock deflazionistico globale e, anche in questa circostanza, un forte aumento delle tensioni commerciali.

Ufficialmente, la Cina promuoverà una crescita bilanciata del commercio nel 2026, «stabilizzando le esportazioni e al contempo condividendo maggiori opportunità nel mercato interno»(2). Il Paese, ha dichiarato Pan Gongsheng, capo della Banca centrale cinese, non ha bisogno, né intenzione, di cercare vantaggi competitivi nel commercio estero attraverso la svalutazione della propria divisa. Inoltre, le autorità preposte si impegneranno a creare un ambiente di mercato più trasparente, stabile e prevedibile per soddisfare al meglio la domanda degli investitori globali di asset cinesi.

1.https://www.piie.com/blogs/realtime-economics/2026/fasten-your-seat-belts-next-china-shock

2.https://english.www.gov.cn/news/202603/07/content_WS69ab67b3c6d00ca5f9a09ad5.html


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav