A colloquio con Mondher Bettaieb-Loriot, managing director credit fixed income portfolio management di Vontobel Asset Management

Nell’attuale situazione vi sono molti timori sulle prospettive dell’asset class obbligazionaria nel suo complesso: qual è la vostra opinione al riguardo?

«In realtà il reddito fisso è probabilmente il segmento di mercato con le migliori prospettive: rappresenta, infatti, un caso unico fra le asset class disponibili, perché ha già prezzato, persino in maniera eccessiva, i timori di inflazione e di incertezza generati dall’aumento dei prezzi e dall’avvio di una politica monetaria restrittiva da parte della Fed. Avrebbe invece senso chiedersi in quale mondo saremo nel 2023. Con ogni probabilità, infatti, si tornerà a tassi di crescita economica in linea con quanto visto prima della pandemia, con incrementi del Pil nell’ordine del 2-2,5% negli Usa. Ciò significa che le banche centrali si stanno preparando ad alzare i tassi con un’economia ancora solida, ma significativamente in rallentamento. Se analizziamo alcuni dati recenti, come, ad esempio, i nuovi ordini, scopriamo che i segnali di raffreddamento sono già visibili a livello globale. La correlazione storica mostra che a un calo dei nuovi ordini fa rapidamente seguito un declino dei Pmi complessivi. La Bce, invece, non dovrebbe cominciare il proprio processo di incremento del costo del denaro prima del 2023, quando la normalizzazione sarà ancora più evidente».

Quali obiettivi vi attendete per i tassi statunitensi?

«Se si osserva con attenzione le diverse fasi di aumento del costo del denaro negli ultimi decenni, si scopre che il tasso massimo raggiunto è stato progressivamente minore. Durante l’ultima fase di inasprimento da parte della Banca centrale statunitense nel 2018, si è arrivati al 2,5%. È dunque ragionevole attendersi in questo caso un target per i Fed Funds intorno al 2%, se non addirittura più in basso. I dati, poi, rivelano un altro aspetto interessante, cioè che il punto più elevato dell’aumento dei tassi ha sempre costituito un freno all’innalzarsi dei rendimenti del trentennale statunitense. Non vi è ragione di ritenere che questa volta sarà diverso rispetto al passato. Infatti, siamo ancora all’interno di un trend quarantennale che vede rendimenti progressivamente minori, con rialzi decrescenti durante i periodi di incremento del costo del denaro. Per questo motivo, ritengo che l’obbligazionario abbia incorporato stime eccessivamente pessimistiche. Il reddito fisso, peraltro, rappresenta un unicum sui mercati in questo senso, dal momento che altre asset class, quali l’azionario e l’immobiliare, non hanno ancora incorporato nei propri corsi l’impatto degli sviluppi attuali». 

 

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.