a cura di Pinuccia Parini

Demis Todeschini, senior Etf sales specialist per l’Italia di Franklin Templeton, partecipa al Focus Etf.

Come sta andando la raccolta degli Etf da inizio anno?

«Nel 2021 gli Etf sui mercati globali hanno ottenuto risultati record: un Aum che ha sfiorato 10 mila miliardi di dollari e nuovi flussi netti per oltre 1.000 miliardi di dollari. Questi risultati hanno fatto seguito ai record dell’anno precedente, quando i livelli di volatilità associati al Covid-19 avevano probabilmente reso l’Etf un veicolo adatto a trasferire efficacemente il rischio dei mercati volatili. I primi mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un contesto molto più volatile, che riflette le preoccupazioni sull’impatto della guerra in Ucraina, sull’aumento dell’inflazione e sulla crisi che ne deriva. Nonostante questo scenario, gli Etf hanno registrato flussi positivi vicini a quelli record del 2021, anche se ad aprile, a livello globale, hanno avuto afflussi per 23 miliardi di euro, circa un quinto dei 109 miliardi raccolti il mese precedente1. Gli Etf, a ogni modo, continuano a rimanere nel cuore degli investitori, consolidando i loro punti di forza che ne hanno decretato il successo negli anni: negoziabilità in tempo reale, liquidità e costi di gestione contenuti, elementi che assumono ancora più rilevanza in un contesto di mercato difficile. Tra i fenomeni che abbiamo notato nel 2022, c’è il ritorno alla strategia value. Se il 2021 è stato appannaggio dei titoli growth, sostenuti dai tassi bassi e dalla narrativa della transitorietà dell’inflazione, il nuovo anno ha messo gli investitori di fronte a un’ovvietà: il valore di una società è funzione dell’attualizzazione dei suoi flussi finanziari futuri. Ferme tutte le condizioni, un contesto di tassi più alti pone come conseguenza che più lontani nel tempo sono gli utili e minore è il valore attuale dell’impresa. Lo si è notato nell’ambito delle società growth che hanno registrato cali dei corsi azionari significativi dall’inizio dell’anno. Al contrario, gruppi con alta visibilità degli utili nel breve sono stati più resilienti. Si tratta di aziende di settori che generalmente attribuiamo allo stile value, come i consumi di base, le utility, l‘energia; peraltro sono quelle che sono meglio posizionate nel traslare al consumatore finale l’incremento dei prezzi. Ci sono poi comparti, come i finanziari, che sono persino destinati a beneficiare direttamente di un rialzo dei tassi d’interesse. Sono società che, peraltro, sono tipicamente generose nei confronti dei loro azionisti e che per gli investitori alla ricerca di reddito possono rappresentare un valido approdo». 

Come si traduce tutto ciò in termini di offerta di prodotti?

«All`interno della nostra offerta di Etf abbiamo il Franklin LibertyQ Global Dividend Ucits Etf, che investe in società high dividend, ma di qualità, con basso indebitamento, alti margini e stabilità degli utili, che, in genere, presentano un cuscinetto finanziario e operativo in grado di meglio affrontare contesti con tassi più alti e inflativi. È uno strumento che tende a sottoponderare le utility, che distribuiscono di solito dividendi elevati, ma spesso sono anche oberate da oneri debitori considerevoli. Nel settore finanziario, le strategie focalizzate solo sul dividend yield sono spesso fortemente investite nelle banche, ma la nostra ha un’esposizione più equilibrata tra banche e compagnie di assicurazione. Ma non solo: tra i comparti che la strategia privilegia ci sono la sanità e la tecnologia, ambiti nei quali è possibile trovare società generose con i propri azionisti. La ricerca di qualità nelle imprese high dividend è importante anche in un’ottica total return. Infatti, i dividendi non devono andare necessariamente a scapito del rendimento totale, che è invece l’obiettivo che vogliamo perseguire con questo Etf».

Quali pensate che siano i trend più innovativi nell’ambito degli Etf?

«Riferendoci al prodotto, più che al sottostante, notiamo che il concetto di Etf è molto evoluto nel tempo e da strumento solo passivo si va trasformando come “contenitore” dalle caratteristiche essenziali di economicità, liquidità, grazie alla negoziazione in borsa, trasparenza e flessibilità di utilizzo. È un prodotto che può contenere un’esposizione a un indice costruito secondo criteri di selezione diversi dalla dimensione delle società, come i dividendi o i fondamentali (Etf smart beta) o che prevede una gestione attiva sganciata dal benchmark (Etf attivo). Si tratta di un’evoluzione che asseconda la visione di molti investitori che ritengono che l’esposizione vada modulata in base alle caratteristiche del mercato di riferimento e agli obiettivi d’investimento. Se gli Etf smart beta hanno trovato ampia applicazione nell’ambito azionario, non si può affermare altrettanto per il fixed income. Computare in un indice i complessi elementi di valutazione bottom-up (a livello di singolo bond la qualità e il profilo rischio rendimento) e top-down (prospettiva dei tassi d’interesse, valutazione dell’allocazione settoriale, etc) per la costruzione di un portafoglio obbligazionario può risultare difficile ed è proprio in questo campo che la gestione attiva all’interno del contenitore Etf può rappresentare un solido approccio. Gli Etf attivi possono rappresentare validi veicoli per ottenere esposizioni che altrimenti sarebbero difficilmente raggiungibili tramite i tradizionali Etf passivi, come nel caso di un building block come l’obbligazionario short term che, in seguito alle politiche monetarie espansive della Bce negli ultimi anni, ha presentato rendimenti negativi che sono ritornati timidamente in territorio positivo solo recentemente. Il rendimento dell’Ice BofA 0-1 Year Euro Broad Market Index al 23 maggio 2022 era 0,01%, ma un mese prima era -0,06% e un anno prima -0,37%2. Una sorta di costo per la liquidità che limita anche la libertà d’azione degli investitori interessati a ridurre la duration per proteggersi dai rialzi dei tassi nell’area euro. Una risposta rispetto a questo scenario è proprio riscontrabile nell’ambito degli Etf obbligazionari attivi, dove il gestore, non legato a un indice e nei limiti degli obiettivi d’investimento, ha la flessibilità di gestire la duration in termini dinamici (ad esempio riducendola per proteggersi da un eventuale aumento dei tassi) e di muoversi tra emissioni governative e corporate investment grade, cogliendo le migliori opportunità che possano crearsi. È così possibile scegliere accuratamente gli emittenti più solidi, di maggiore qualità e fattivamente impegnati sui fronti Esg. Questa è la filosofia con la quale viene gestito il nostro Franklin Liberty Euro Short Maturity Ucits Etf. Si tratta di un Etf attivo, che presenta un profilo rischio-rendimento interessante, con una duration di 0,3 anni, un rendimento a scadenza dello 0,56% e un rating medio di portafoglio A+3  (Fonte: Franklin Templeton al 20/05/2022, rating alla data del 30/04/2022).

Come è cambiato il ruolo degli Etf all’interno dell’allocazione strategica?

«L’ultima indagine svolta dall’università francese Hedhec nel 20214, che realizza un sondaggio tra i più autorevoli in Europa sull’utilizzo degli Etf da parte degli investitori del Vecchio continente, conferma che l’investimento in Etf è principalmente associato all’esposizione ad ampi indici di mercato (il 74% degli investitori li utilizza a questo fine) e all’esposizione a lungo termine (il 66% di coloro che hanno risposto): sono visioni che, per certi aspetti, rientrano nel concetto di allocazioni core. Sono inoltre frequentemente utilizzati per puntare su sottosegmenti di mercato (53%) e per posizionamenti di breve termine (49%), e, anche se in misura minore, per le scommesse tattiche (37%). Non si tratta di un risultato sorprendente, dato che la liquidità, il basso costo e la varietà dei prodotti rendono gli Etf strumenti particolarmente flessibili e capaci di rispondere alle esigenze evolute degli investitori, sia nella parte core, sia in quella satellite. Nelle conversazioni che abbiamo con gli investitori, riscontriamo la volontà all’interno delle allocazioni core di lavorare in modo più personalizzato. A questo riguardo un’area su cui stiamo concentrando i nostri corsi di education per gli investitori è quella degli emergenti, che nel 2021 è stata in generale “avara” e che in questo periodo rimane sotto i riflettori a causa del conflitto che coinvolge paesi inclusi in questo ambito. Il concetto che intendiamo diffondere, tramite la selezione o la differente ponderazione dei singoli paesi, è l’opportunità di disaggregare l’esposizione su questo comparto, che può risultare come utile fonte di diversificazione. Si tratta di un approccio che consente maggiore flessibilità e personalizzazione tramite la scelta puntuale dei diversi driver di rendimento e rischio insiti nei singoli paesi. Per rendere efficiente questa attività, in Franklin Templeton proponiamo una gamma di cinque Etf azionari passivi su singoli paesi: Cina, India, Brasile, Taiwan con Ter di 0,19% e Corea a 0,09%. Le posizioni su singoli mercati possono essere utilizzate come building block di un’allocazione core personalizzata. L’elemento alla base di questa attività è che ciascun paese è impattato in maniera diversa dall’attuale contesto geopolitico. Il Brasile, ad esempio, risulta tra i top performer da inizio anno, con valutazioni che continuano a essere interessanti, e, secondo il Franklin Templeton Emerging Markets Equity team, questo paese beneficerà dell’aumento dei prezzi delle materie prime, essendone il quarto esportatore globale; inoltre, visto che detiene anche ampie fonti di energia rinnovabile, risulterà protetto dall’aumento dei costi della produzione di elettricità carbon-intensive». 

Lo scorso anno c’era stato un interesse crescente nei confronti della sostenibilità. Quale evoluzione avete rilevato negli ultimi mesi?

«Dopo un 2021 che ha visto gran parte delle nuove masse dirigersi verso esposizioni Esg e sostenibili (in Italia sul fronte Etf il 79,4% delle nuove masse si è direzionato in tal senso5), abbiamo notato un rallentamento in questo processo, che ha visto comunque questo stile rappresentare il 34,7% dei nuovi inflow in Etf in Italia nel primo trimestre 20226. Gli operatori, però, vedono questa pausa più legata alla circostanza tecnica dell’esaurirsi della spinta di riproposizione dell’offerta di asset manager e sim verso soluzioni più Esg avviata con l’entrata in vigore della Sfdr. Ora che la prima onda si è esaurita, la domanda è più stabile, ma strutturalmente crescente, considerando anche che dal prossimo 2 agosto entrerà in vigore la revisione della Mifid II, che imporrà agli intermediari di integrare nella valutazione di adeguatezza dei propri clienti anche le loro preferenze in tema di sostenibilità. Inoltre, il complesso contesto di mercato è visto da molti investitori come occasione per valutare alcuni aspetti tecnici di queste strategie. Un primo punto riguarda la diversificazione. Molti Etf Esg, ad esempio, proprio per la loro natura tematica, vanno a concentrarsi su panieri ristretti di titoli e il cambiamento repentino del contesto di mercato ne ha impattato il profilo di volatilità. Un secondo punto è l’analisi di stile: gli investitori, anche per questo tipo di esposizioni, hanno riapprezzato la necessità di valutarne i bias di stile, che in molti casi si sono rivelati più growth, e che quindi sono stati più penalizzati dalla situazione contingente, pur nella diffusa consapevolezza che una scelta Esg del portafoglio è di lungo periodo. Più selettività può essere quindi la chiave di lettura contingente nell’ambito della quale notiamo un consolidamento verso la metodologia Paris Aligned, che si è dimostrata solida in termini di diversificazione e che ha limitato, rispetto agli indici tradizionali, elevati bias di stile. La filosofia dei benchmark Paris Aligned Climate è la seguente: finora i benchmark a basse emissioni di carbonio si sono concentrati principalmente sulla riduzione o sull’esclusione dei combustibili fossili, con valutazioni del rischio basate sulle emissioni storiche di CO2. Al contrario, i benchmark climatici Ue, definiti con Regolamento, mirano non solo a valutare un’azienda sulla base della sua impronta di carbonio (approccio retrospettivo), ma anche a identificare potenziali opportunità di crescita attraverso un’analisi di scenario basata su nuove serie di dati ambientali e scientifici innovativi (approccio prospettico), che consentono di costruire un portafoglio che si propone di conseguire una decarbonizzazione di almeno il 7% all’anno. Per rendere questa strategia investibile a basso costo sul mercato azionario statunitense proponiamo il nostro Franklin S&P 500 Paris Aligned Climate Ucits Etf che replica l’indice S&P 500 Net Zero 2050 Paris-Aligned Esg Index, con un Ter di solo lo  0,07% e articolo 9 ai fini dell’Sfdr. Esso riduce del 90% le emissioni di CO2 per milione investito rispetto all’indice S&P 500 tradizionale7 e si impegna a ridurle ulteriormente del 7% all’anno coerentemente allo scenario di contenimento del riscaldamento globale dell’accordo di Parigi. Una scelta che dall’avvio dell’indice (31 dicembre 2016) fino al 31 marzo 2022 si è dimostrata robusta, con una performance annuale in dollari del 17,51% contro il 15,86% dell’S&P tradizionale8».

Quali sono i rischi principali?

«Il valore delle azioni del fondo e il reddito da esso derivante sono soggetti a rialzi e ribassi e gli investitori potrebbero non recuperare l’intero capitale investito. Il rendimento può risentire anche delle fluttuazioni valutarie, che possono incidere sul valore degli investimenti esteri. Non vi è alcuna garanzia che il fondo consegua il proprio obiettivo. Questo strumento intende tracciare la performance dell’indice sottostante. Di conseguenza, la performance può oscillare significativamente con il tempo e in alcune circostanze determinare la perdita del capitale. Questi investimenti sono stati storicamente soggetti alla volatilità dei prezzi a causa di fattori quali volatilità del mercato azionario generale, cambiamenti nelle prospettive finanziarie o fluttuazioni del mercato dei cambi. Di conseguenza, la performance del fondo può oscillare significativamente con il tempo e in alcune circostanze determinare la perdita del capitale. Ulteriori significativi rischi sono: rischio valutario, rischio derivati, rischio mercati emergenti, rischio legato all’indice, rischio di trading mercato secondario. Per una descrizione completa di tutti i rischi di questo fondo, si rimanda alla sezione “Considerazioni sui rischi” nell’attuale prospetto di Franklin LibertyShares Sicav».

1Fonte: Ricerca su Etf a cura di Amundi; https://www.bluerating.com/etf-e-certificati/759320/etf-frena-la-raccolta-globale

2Fonte: Bloomberg

3Fonte: Franklin Templeton al 20/05/2022, rating alla data del 30/04/20

4Fonte: The EDHEC European Etf, Smart Beta and Factor Investing Survey 2021

5 Fonte: Borsa Italiana dati del 2021 

6 Fonte: Borsa Italiana dati I trimestre 2022

7 Fonte: MSCI Carbon Portfolio Analytics (Franklin Templeton Pitchbook), dato al 31 dicembre 2022. Carbon Emissions (t CO2e / US$M Invested)

8 Franklin Templeton, Pitchbook

Prima dell’adesione leggere il prospetto informativo e il documento informativo chiave per gli investitori. 

Questo documento è da considerarsi di interesse generale. Nessuna parte di questo documento deve essere interpretata come un consiglio all’investimento.  

Le opinioni espresse sono quelle dell’autore alla data di pubblicazione e sono soggette a variazioni senza preavviso. Le performance passate non sono indicazione o garanzia di performance future.
leggi gli altri contributi

leggi il numero 145 


Avatar di Sconosciuto
Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav