Il crollo delle criptovalute, al di là delle forti perdite registrate, è stato significativo per il fatto che molti ritenevano questo settore un sistema alternativo, rispetto alla tradizionale finanza, e in grado di offrire un rifugio all’incipiente scoppio dell’inflazione. In realtà, su questo piano il fallimento è stato completo.

Ma, come è avvenuto per internet e per i mercati emergenti, che circa un ventennio fa hanno dovuto affrontare una crisi pesantissima e poi sono diventati il centro dell’economia mondiale, il medesimo fenomeno, magari con altri protagonisti, potrebbe verificarsi anche per bitcoin & C.. Un grande potenziale, invece, si vede fin da adesso per la blockchain

Il 2021 verrà ricordato come il 1999 degli asset digitali. Lo scorso novembre, infatti, l’insieme delle criptovalute raggiunse la propria capitalizzazione massima intorno a 2,6 trilioni di dollari. Da allora, la situazione è cambiata in maniera radicale: le medesime cripto a giugno sono scese ben sotto il singolo trilione.

Le due divise più liquide e conosciute, bitcoin ed ethereum, hanno registrato un calo rispettivamente da oltre 68 mila dollari a circa 18 mila e da più di 4.800 a sotto 900. Ma questi crolli non sono certo una novità in quel mondo: basti pensare a quanto successe nel 2018 dopo il magico 2017, anno in cui le cripto esplosero come fenomeno di massa. 

In generale, bear market di severità comparabile avvengono anche in altre classi di attività: un esempio tipico è costituito dalle commodity, contrassegnate da una volatilità continua.

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Redazione

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