L’azione delle banche centrali, che si sta rivelando molto più forte e molto più lunga del previsto, sta colpendo in maniera pesante l’intero settore tecnologico: la dura realtà macro e monetaria ha trasformato il vasto complesso dell’It in una delle asset class con le peggiori performance in questo 2022.

Le azioni growth, in particolare l’hi tech, i cui elevatissimi multipli venivano giustificati da previsioni di crescita dei profitti alquanto ottimistiche, si sono trovate gravate da una forte sensibilità all’andamento dei tassi di interesse. Se Nasdaq e S&P 500 dovessero registrare da qui in poi ulteriori cali significativi, scatterebbe un effetto ricchezza negativo che andrebbe ad azzoppare la più importante fonte di consumi sul pianeta

Siamo arrivati ormai all’ultimo trimestre di un 2022 che si è rivelato orrendo. Innanzitutto per l’invasione russa dell’Ucraina, con il suo carico di atrocità apparentemente senza fine. In lontano secundis, per una crisi economica tanto inaspettata quanto brutale, soprattutto per le economie in via di sviluppo più deboli e per i ceti più svantaggiati di quelle ricche. In questi ultimi mesi l’esplodere della stagflazione ha sostanzialmente distrutto le ultime speranze di potere continuare con il percorso di normalizzazione post-pandemia.

Solo un anno fa, infatti, si pensava di essere di fronte a una ripresa robusta, in grado di reggere tassi di interesse più alti (e in generale politiche monetarie meno permissive), che si erano resi necessari per tenere sotto controllo le spinte sul costo della vita. Queste ultime, poi, a loro volta apparivano più come singhiozzi dovuti all’impatto sulle filiere produttive globalizzate, generati da un processo di riapertura post-Covid ineguale, piuttosto che un fenomeno strutturale.

Questa tesi ha continuato a essere diffusa fra gli operatori fino a pochissime settimane fa.

Una volta raggiunta una qualche soluzione del conflitto ucraino e una volta rallentata, tramite tassi più elevati, una domanda ormai da decenni moderata in tutte le economie ad alto reddito, anche l’inflazione sarebbe, se non sparita, quanto meno calata parecchio.

Diversi money manager vedevano la possibilità di assistere a settembre a una pausa da parte della Federal Reserve, ma Jackson Hole ha cambiato completamente la prospettiva.

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.