a cura di Pinuccia Parini

Michele Mandelli
managing partner
CheckSig

Il mondo delle criptovalute è in continua crescita ed espansione e, come avviene per tutte le asset class, si stanno sviluppando al suo interno diversi servizi di supporto. Fondi &Sicav ne parla con Michele Mandelli, managing partner di CheckSig.

Qual è l’attività di CheckSig e perché è stata fondata?

«CheckSig è una fintech, nata nel 2019, la cui missione è accompagnare coloro che sono interessati a fare un investimento in criptovalute in modo semplice e, soprattutto, sicuro. Ciò significa offrire da un lato un’infrastruttura tecnologica alle diverse istituzioni finanziarie (banche, fondi di investimento) che sono alla ricerca di un partner in grado di assisterli in modo plug and play (pronto per l’uso), dall’altro essere noi stessi, in prima persona, una sorta di banca private che serve direttamente una clientela altamente patrimonializzata e l’accompagna nell’attività operativa sul mercato delle criptovalute. E non si tratta di affiancarla solo nelle operazioni di acquisto e vendita, ma anche nella custodia dell’asset acquisito. Inoltre, offriamo una serie di servizi addizionali, per noi però molto importanti, che si articolano in due ambiti. Il primo è legato all’educazione in materia di criptovalute, il secondo concerne invece tutto ciò che è compliance, per essere sempre in regola, soprattutto dal punto di vista fiscale».

All’interno del mondo delle criptovalute, quali sono le tappe di sviluppo che vi attendete?

«Ritengo che sia importante capire la storia di questo settore, che è diventato, nel tempo, una vera e propria asset class. Infatti, si inizia a parlare di criptovalute con la nascita del bitcoin, che è l’apice di sviluppo di una ricerca tecnologica, partita negli anni ’80, finalizzata a trovare un modo per creare scarsità in ambito digitale, cioè trovare un oggetto che sia l’equivalente dell’oro per l’era di internet. È così iniziato un percorso altamente sfidante, di cui il bitcoin è il primo esempio concreto e dal quale sono stati successivamente sviluppati diversi strumenti molto diversi tra loro. Come tutti gli oggetti altamente tecnologici, il bitcoin ha attirato, soprattutto negli anni 2009-2013, l’attenzione di una fascia di early adopter (gli utilizzatori di una tecnologia o di un servizio prima che diventi di massa) e ha visto crescere l’interesse nei suoi confronti da parte di un’utenza abituata a trattare dei collectible digitali. Per capire il riferimento, basterebbe pensare a Second life, il mondo virtuale digitale elettronico online lanciato nel 2003. Anche in Second life c’era l’utilizzo di una valuta virtuale, il Linden dollar, ma è stato un tentativo altamente centralizzato. Il bitcoin, invece, insieme ad altre criptovalute, ha fatto segnare un salto di qualità introducendo la scarsità in ambito digitale ed escludendo il ruolo di soggetti centrali per le transazioni. Si è trattato di un vero e proprio cambio di paradigma. È poi dal 2020 che si assiste a una istituzionalizzazione delle criptovalute, tanto da farle diventare un’asset class molto variegata con una capitalizzazione di circa un trilione di dollari Usa».

Ma perché usare il termine asset class per le criptovalute?

«Faccio una digressione, riallacciandomi alla storia della nostra impresa. CheckSig nasce come spin-off di un think tank, il Digital gold institute (Dgi), che vede nel bitcoin la creazione di un oggetto unico nella storia dell’umanità, cui vengono riconosciute le seguenti caratteristiche: è digitale, scarso e può arrivare a raccogliere l’interesse degli investitori attraverso un processo di adozione spontanea. Dgi ha visto, nella diffusione di questa criptovaluta, una forte similitudine con ciò che è avvenuto, nei secoli, con l’oro. Noi, come CheckSig, condividiamo questa visione. Anche il metallo prezioso presenta specifiche peculiarità: è intrinsecamente scarso, trasferibile senza intermediari, divisibile, verificabile, incorruttibile: per questo è diventato, nel tempo, un asset di riserva e conservazione del valore. Già dalla sua nascita nel 2009, il bitcoin possedeva queste stesse caratteristiche, che lo candidavano a diventare oro digitale, ma, affinché ciò possa avvenire, è necessario che questo ruolo gli sia riconosciuto dalla collettività. Con il passare degli anni e in modo spontaneo, senza una pianificazione centralizzata, si è arrivati alla situazione attuale in cui questa divisa digitale è diventata un vero e proprio asset per volumi, liquidità, prezzo spot e un’altra serie di fattori tecnici. È assimilabile a una sorta di commodity ed è considerato uno strumento di diversificazione all’interno dei portafogli d’investimento».

Una delle obiezioni che vengono fatte, quando si parla di criptovalute, è la volatilità elevata. Concorda?

«La volatilità del bitcoin negli ultimi 12 mesi è stata del 66%, ma anche Netflix ha fatto registrare il 69%, mentre Tesla e Amazon hanno riportato, rispettivamente, valori del 63% e del 45%. Si tratta, perciò, di un livello elevato, ma non inaudito, che è assimilabile a realtà tecnologiche che sono ancora oggetto di valutazione da parte del mercato».

A cosa bisogna prestare attenzione quando si investe in questa asset class?

«Si deve, innanzitutto, conoscere l’asset class e sapere quale percentuale del proprio patrimonio allocarvi. In secondo luogo, poiché esistono così tante borse che trattano le criptovalute, è importante che vi sia un soggetto che sappia riconoscere quali sono le controparti affidabili e dove eseguire un ordine nel migliore interesse del cliente. Infine, c’è la custodia dell’asset acquistato. Poiché le criptovalute sono strumenti al portatore, è necessario un luogo sicuro dove depositarle. CheckSig nasce proprio per offrire una serie di garanzie molto specifiche, istituzionali, che ogni controparte che vuole operare nel mondo dei servizi finanziari dovrebbe offrire. La prima è dare prova di riserva di quanto è in custodia e potere dimostrare che un determinato ammontare di cripto, di cui è possibile accertare l’esistenza, è realmente depositato presso una precisa controparte, sotto il controllo del possessore e non è stato ipotecato. La seconda è la presenza di un auditor indipendente e di processi industriali robusti. La terza garanzia, poi, che non deve mancare, è costituita dalle coperture assicurative per dare certezza di tutela ai propri clienti». 

Il mondo delle criptovalute raccoglie, al suo interno, molti strumenti. C’è il rischio di trovarsi in un Far west?

«È un ecosistema molto variegato, che spesso paragoniamo a una sorta di tumultuosa e confusionaria corsa all’oro. Al suo interno spiccano due criptovalute, bitcoin ed ether, che rappresentano oltre l’80% dei volumi scambiati e possono essere considerate un’opportunità di investimento con un’ottica di lungo periodo. Ce ne sono altre che sono invece tecnologicamente fragili e possono essere considerate interessanti per chi vuole fare attività speculativa. Per entrare nell’universo delle criptovalute, è fondamentale avere compagni di viaggio in grado di distinguere i vari strumenti che lo animano per capirne la solidità e la loro possibilità di durare nel tempo. Ora stiamo attraversando una fase di forte istituzionalizzazione dell’asset class: il solo bitcoin è scambiato su oltre 500 borse ed è uno strumento molto liquido, con scambi di 30 miliardi per la sola coppia bitcoin/dollaro, e volumi combinati superiori a Tesla, Google e Amazon. Inoltre, è un mercato finanziarizzato, visto che esistono contratti future in particolare su bitcoin ed ether scambiati sul Cme (Chicago mercantile exchange). Infine, ed è per noi è un aspetto basilare, serve molta educazione finanziaria, perché, come per tutte le asset class, esistono strumenti molto promettenti, potenzialmente disruptive per il futuro, e altri che, invece, sono tentativi meno robusti. È proprio per questa ragione che servono figure con competenze specifiche, che comprendano la tecnologia che sottende ciascun strumento e che, in un’ottica di investimento e di mercato, possano aiutare il cliente a decidere dove investire. Il tutto deve però avvenire all’interno di un’ottica di portafoglio ben ragionata, dove il consulente può svolgere un ruolo centrale».

leggi il numero 149 


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav