a cura di Pinuccia Parini

Erika Karolina Wranegard
portfolio manager
Team fixed income
Lombard Odier
Investment Managers

Circa due anni, fa Lombard Odier Investment Managers ha lanciato quattro strategie Target Net Zero per decarbonizzare i portafogli e contribuire all’accelerazione della transizione verso un’economia più sostenibile. Fondi&Sicav ha incontrato Erika Karolina Wranegard, portfolio manager del Team fixed income, alla guida della gestione delle strategie TargetNetZero.

Potrebbe descrivere la strategia TargetNetZero di Lombard Odier?

«Si tratta di una strategia long only, il cui obiettivo è investire in emittenti che possono contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 a livello globale e al futuro azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. La strategia prende in considerazione, sia quelle società che sono già impegnate al raggiungimento della neutralità carbonica, sia quelle che potrebbero allinearsi a questo obiettivo in seguito a disposizioni normative e sollecitazioni da parte degli investitori e del mercato. TargetNetZero utilizza le traiettorie di decarbonizzazione prospettiche, favorendo gli emittenti che sono allineati ai target sanciti nell’Accordo di Parigi. Inoltre, essa limita al minimo l’esposizione a società che non hanno piani di decarbonizzazione credibili e il cui livello di emissioni è elevato. Nello specifico, TargetNetZero è una soluzione d’investimento, presentata sul mercato nel 2021, focalizzata sulle strategie del credito investment grade, long only, con la possibilità di cogliere opportunità anche negli high yield in diversi settori del mercato europeo».

 C’è una metodologia proprietaria alla base di TargetNetZero?

«Sì, si tratta di Lombard Odier Implied temperature rise (Lo Itr), che consente di prevedere il grado di allineamento delle società rispetto ai target di decarbonizzazione. Nello specifico, gli emittenti vengono distinti in due blocchi: gli “ice cube” (cubetti di ghiaccio, leader nella transizione climatica) e i “burning log” (tizzoni ardenti, fanalini di coda nella transizione climatica). Nel primo, rientrano le aziende che si sono dotate di piani credibili per raggiungere la neutralità carbonica, come le industrie dell’acciaio, del cemento e dei prodotti chimici. Appartengono, invece, al secondo blocco le società che producono emissioni elevate e non sono provviste di un programma per ridurle».

Quanto pesa la decisione della Bce di decarbonizzare le obbligazioni societarie detenute in portafoglio?

«È una decisione che, oltre a essere coerente con gli impegni presi dall’Ue nel sottoscrivere l’Accordo di Parigi, avvantaggerà le società con chiari obiettivi di net zero. Il passaggio a un approccio neutrale in termini di emissioni di carbonio significa che la Bce sovrappeserà gli emittenti protagonisti nel raggiungimento degli obiettivi climatici in tutti i settori. Per questa ragione, riteniamo che si assisterà a una maggiore differenziazione degli spread tra i leader e i ritardatari della transizione energetica. La Banca centrale, non va dimenticato, è uno dei maggiori operatori nel mercato delle obbligazioni societarie denominate in euro e, attualmente, detiene 344 miliardi di euro di questi bond nell’ambito del suo Corporate sector purchase programme (Cspp)».

Come si articola l’approccio della Bce annunciato lo scorso settembre?

«L’Istituto di Francoforte assegna un punteggio climatico agli emittenti, basandosi su tre fattori. Il primo riguarda la valutazione delle emissioni retrospettive, ovvero quelle passate rapportate alle loro pari all’interno di uno specifico settore. Il secondo si riferisce agli obiettivi prospettici, fissati cioè dalle singole società per ridurre le emissioni di gas serra nel futuro. Il terzo considera l’informativa sul clima, in altre parole la qualità della rendicontazione delle emissioni. Il punteggio assegnato a ciascun emittente condizionerà gli acquisti di corporate bond, dove saranno avvantaggiate le aziende che hanno fatto registrare i migliori risultati. È previsto che questo criterio venga utilizzato anche per regolare le offerte sul mercato primario, in modo da favorire gli emittenti con una migliore performance climatica, e per imporre limiti di scadenza alle obbligazioni di emittenti con un punteggio inferiore. La Bce punta a fare sì che le aziende affinino la loro climate disclosure e aumentino i loro sforzi per raggiungere la neutralità carbonica, riducendo così, all’interno del sistema finanziario, i rischi legati al cambiamento climatico. Non è inoltre escluso che la Banca Centrale Europea possa prendere in considerazione una vera e propria riorganizzazione del portafoglio corporate, enfatizzando ulteriormente la presenza di emittenti impegnati nella decarbonizzazione. Ciò è quanto emerso dall’intervento di Isabel Schnable, membro del comitato esecutivo della Bce, lo scorso gennaio, durante il quale ha anche reiterato che la politica restrittiva dell’istituto non andrà a inficiare l’allineamento agli Accordi di Parigi».

Si è trattato di una svolta importante per la vostra strategia TargetNetZero?

«La strategia NetZeroTarget è stata creata prima che la Bce decidesse di applicare il criterio climatico nell’acquisto di obbligazioni societarie all’interno del Cspp. Ciò che abbiamo potuto rilevare è che la nostra metodologia proprietaria è allineata ai criteri adottati dall’Istituto centrale, pur mantenendo le proprie caratterizzazioni. Abbiamo identificato alcuni target specifici, basati su diversi fattori, che utilizziamo per valutare gli obiettivi di decarbonizzazione di un emittente, come, ad esempio, il livello di compenso dei manager in base al raggiungimento di obiettivi net-zero. Pensiamo, quindi, di essere ben posizionati per capitalizzare dalla svolta climatica della Bce».

Il processo di decarbonizzazione come impatta le valutazioni di un emittente?

«Come investitori nel mercato del credito, prendiamo in considerazione sia gli aspetti fondamentali, sia quelli finanziari del modello di business di un emittente, valutandone il valore relativo rispetto ai peer di mercato ed esaminando le tecnicalità della specifica obbligazione societaria. Grazie all’utilizzo della metodologia proprietaria Lo Itr è possibile valutare la strategia per la transizione climatica delle aziende e quanto sono rilevanti i rischi di transizione. Si fa così un’ulteriore valutazione prospettica per comprendere se un determinato modello di business sia o meno sostenibile e allineato all’obiettivo net zero. Operiamo in questo senso in tutti i settori, perché siamo convinti che, in tema di decarbonizzazione, si assisterà a una dispersione tra gli investimenti in strumenti azionari e a reddito fisso, in base agli impegni assunti dalle società in tema di decarbonizzazione».

Qual è la sua valutazione in merito alla climate disclosure delle singole aziende?

«Un’informazione più ricca, dettagliata e trasparente da parte delle aziende sarà certamente un importante aiuto per una comprensione più completa dell’evoluzione della situazione e dei progressi fatti verso net zero. Detto ciò, anche quando non ci sono informazioni dirette da parte dei singoli emittenti, abbiamo a disposizione un’ampia gamma di risorse alle quali attingere e un team di ricerca dedicato ad analizzarle. Prendiamo in considerazione una corposa serie di dati sulla sostenibilità e il clima con cui alimentiamo il nostro modello proprietario. Va comunque rilevato che, nei passati due anni, c’è stato un generalizzato aumento della consapevolezza dei rischi legati alla sostenibilità e della capacità di valutarli».

Come considera i livelli ai quali sta trattando il mercato corporate Ig?

«Dal momento che i tassi di interesse si sono attestati su livelli mai raggiunti nell’ultimo decennio, l’asset class del reddito fisso sembra nuovamente interessante. Questo fattore e gli ampi spread creditizi hanno provocato afflussi nell’asset class e gli spread creditizi hanno assistito a una compressione dalla fine del 2022. Riteniamo che i rendimenti attuali sul mercato Ig, nonostante il rally, continuino a essere attraenti dal punto di vista rischio/rendimento».

leggi il numero 152 


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav