Nel 2012, in Giappone cominciava un nuovo periodo ricco di cambiamenti e, soprattutto, si è cercato di riavviare un dinamismo economico che per anni non si era visto nel paese.
Questa fase è passata alla storia come Abenomics, dal nome del primo ministro che ha dato vita a tale politica: Shinzo Abe. Tuttavia, l’Abenomics, se si guardano i livelli di Pil raggiunti, non è stata un grande successo nei suoi primi 10 anni. A mostrare dinamismo, invece, è stato il mercato azionario, che ha raggiunto di recente i suoi massimi da oltre 30 anni. Ma il recupero degli indici di borsa non è stato così lineare nel tempo e, se si cercassero le ragioni del forte rialzo del 2023, si potrebbero elencare le basse valutazioni dei titoli, ma, soprattutto l’accelerazione nell’ultimo periodo delle riforme corporate. Contestualmente, e non è di certo un fattore da ignorare, il Paese è uscito dalla deflazione che aveva pesato per molti anni sulla crescita: dal post pandemia ha mostrato una discreta vivacità nell’incremento reale del Pil e un’inflazione che, per quanto in aumento, non ha fatto registrare shock sui prezzi come in Occidente
Nel 2012 il compianto Shinzo Abe cominciava il suo secondo incarico da primo ministro del Giappone, dopo una breve e non particolarmente rilevante parentesi fra il 2006 e il 2007. Probabilmente, pochi, all’epoca, avrebbero immaginato, in una nazione abituata a continui avvicendamenti ai vertici del governo, che quel mandato sarebbe durato otto anni e avrebbe reso il leader del Partito liberal democratico (Ldp), assassinato nel 2022, il premier al potere per maggiore tempo nella storia del Paese. Una simile anomalia è spia del fatto che si è trattato di un periodo fecondo di cambiamenti in una nazione spesso (e non completamente a torto) tratteggiata come conservatrice e avversa al rischio.
Gli ultimi 12 anni hanno, infatti, rappresentato un esperimento unico fra le economie avanzate, passato alla storia come Abenomics. Essenzialmente si è provato a riavviare un dinamismo economico che da oltre 20 anni era latitante.
Infatti, alla fine degli anni ’80, il Sol Levante si trovava all’apice di un processo di modernizzazione e di crescita semplicemente stupefacente: il Pil complessivo risultava, sulla base di qualsiasi metrica, il secondo sul pianeta. A livello pro capite, il Giappone era superiore rispetto a quasi tutte le maggiori potenze occidentali e Tokyo sembrava avviata a diventare la capitale tecnologica, industriale e finanziaria della Terra, ipotesi che ha alimentato per un intero decennio cupe fantasie di imminente perdita del primato da parte dell’America.
Nella realtà, la storia ha preso una piega diversa: il collasso dei prezzi degli immobili e dei corsi azionari ha pesato enormemente nei due decenni successivi. Allo scoppio della bolla dei dorati anni ’80 ha, inoltre, fatto seguito l’esplosione di problemi strutturali probabilmente irrisolvibili. Innanzitutto, la demografia continua a pesare come un macigno: la quota attuale di popolazione con più di 65 anni di età (oltre il 29%) è la più elevata a livello globale e circa un cittadino nipponico su 10 ha più di 80 anni. L’età mediana supera i 49 e, anche in questo caso, si tratta di un primato mondiale. Di conseguenza, il totale dei giapponesi residenti è in calo da oltre 128 milioni nel 2010 ai circa 122,6 stimati per quest’anno. Neppure la timida apertura all’immigrazione, varata di recente, sembra minimamente in grado di scalfire la tendenza di lungo periodo.
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

