Nonostante il Pil dell’Italia sia previsto in crescita anche quest’anno, il Paese sta attraversando una fase delicata da cui emergono, nuovamente, l’elevato ammontare di debito pubblico e la necessità di riportare sotto controllo le finanze statali.

Detto ciò, il Belpaese vanta un sistema che, considerando anche il settore privato, non è altamente a leva. Rimane però la questione di fondo, ossia che la crescita dipende da una spesa in disavanzo e che parte del debito accumulato in questi anni dovrà essere restituito.

I consumi rimangono stagnanti, nonostante un mercato del lavoro solido e la discesa dell’inflazione, verosimilmente a causa della perdita di potere d’acquisto degli italiani: pesa ancora l’impennata dei prezzi al consumo iniziata alla fine del 2021 e i livelli salariali stagnanti. Infatti, se è vero che c’è una maggiore dipendenza da disavanzi e sussidi in tutte le economie, in Italia si continuano a registrare aumenti di produttività e di reddito anemici.

A fare da sfondo a questo contesto sono le dinamiche demografiche penalizzanti, aggravate da un tasso di nascite che è inferiore a quello delle economie mature. Quest’ultimo fenomeno è in gran parte dovuto ai costi elevati associati al crescere un bambino e ha ricadute pesanti sull’occupazione femminile: molte donne sono costrette ad abbandonare il lavoro o a optare per il part-time involontario per una mancanza di welfare adeguato che aiuti le famiglie.

All’interno di questo contesto, tuttavia, ci sono forti aree di dinamismo, soprattutto nel settore dei servizi, dove brilla l’industria del turismo e del Made in Italy, soprattutto nei settori dove il Paese detiene una leadership

A tre anni dalla riapertura definitiva post-Covid, l’Italia si trova in una fase di transizione non facile, anche se non priva di opportunità interessanti.

La relativa brillantezza economica vista negli ultimi anni, infatti, è stata legata in buona parte a misure espansive sul lato delle finanze pubbliche che oggi stanno giungendo al termine: il nostro Paese ha fornito un esempio paradigmatico di come le politiche fiscali abbiano raccolto il testimone, come driver della crescita, rispetto agli stimoli monetari che hanno dominato la scena negli anni 2010. Oggi, però, ci troviamo di fronte a due problemi: da una parte, la prospettiva di un ribasso dei tassi molto graduale, più lento di quanto si immaginava solo mesi fa, dall’altra, sono ritornate le pressioni provenienti dall’Europa per riportare sotto controllo le finanze statali. Non va dimenticato, infatti, che l’Italia non solo vanta un elevatissimo stock di debito pubblico, ma ha pure mostrato nel 2023 il peggiore saldo continentale in termini di rapporto deficit/Pil (-7,4%).

Dunque, la realtà sta bussando di nuovo alla nostra porta, con la concreta possibilità che l’Italia debba tornare a tirare la cinghia in maniera tale da renderla quasi un outlier internazionale rispetto a un’economia globale ancora caratterizzata da stimoli governativi imponenti. Indicative al proposito appaiono le parole del Fmi sintetizzate da Giacomo Calef, country head Italia di Ns Partners: «La situazione dei conti pubblici rappresenta da molti anni un punto di attenzione, come affermato anche dal Fondo Monetario Internazionale. Lo stesso Fmi consiglia di attivare misure per aumentare in modo stabile e sostenibile la produttività del lavoro. Si stima che sarà necessario un avanzo primario molto elevato, vicino al 3% del Pil, per garantire un rapporto debito/Pil in graduale diminuzione».

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.