Il contributo di Riccardo Quagliotti, portfolio manager di Kairos Partners Sgr

Perché avete deciso di lanciare un fondo tematico?

«La filosofia d’investimento di Kis Innovation Trends si basa su tre temi le cui dinamiche si stanno palesando in modo sempre più evidente da qualche anno a questa parte: la longevità delle persone, la smaterializzazione dei modelli di business e il problema climatico. La scelta di affrontare questi aspetti con una strategia tematica rende possibile approcciarli, in termini d’investimento, trasversalmente e a livello globale, per soddisfare la necessità di trovare soluzioni indirizzate a migliorare la qualità della vita delle persone e la salute dell’ambiente in cui viviamo. La nostra idea è riuscire a capire, limitatamente alle nostre possibilità, le ramificazioni delle innovazioni e le loro ricadute. Il nostro obiettivo è identificare le aziende che possono offrire valide risposte a questa sfida, smaterializzando alcune parti dell’economia». 

Potrebbe spiegare quest’ultimo concetto?

«Si tratta di attività nelle quali la componente “software” (da qui il concetto di smaterializzazione) è particolarmente elevata e che offrono nuove modalità per risolvere i problemi e soddisfare le necessità. In altre parole, significa fare le cose in modo più intelligente, utilizzando la tecnologia per formulare proposte alternative e innovative che colgano le necessità degli individui. Sono, per esempio, quelle società che forniscono soluzioni basate su una forte Intellectual property (Ip) e che servono a cambiare in meglio la produttività delle persone, la qualità di alcuni servizi o ad accorciare il tempo di sviluppo di un prodotto farmaceutico».

Si tratta di bisogni particolarmente sentiti…

«Infatti, e poiché riguardano situazioni e condizioni che assumono un peso sempre più rilevante all’interno di un mondo in cambiamento, è importante che si trovino le risposte attraverso le innovazioni tecnologiche. Non si tratta di responsi definitivi, ma aiutano ad affrontare i problemi oggi presenti e a costruire un percorso futuro. A noi piacciono le società che creano soluzioni. Se si guarda alle modalità di sviluppo di alcune imprese di software o di certi modelli collaborativi, spesso si intravedono forti analogie con i meccanismi che regolano la natura. È all’interno di questi concetti che credo si possa cogliere l’aspirazione che ci ha indotti a lanciare questo fondo tematico».

Ciò però significa trovare aziende che siano nutrite dalla stessa aspirazione. Come le individuate?

«Prima si accennava ai mutamenti che stiamo vivendo, nei quali la crescita economica è accompagnata da una polarizzazione della ricchezza, che sta creando maggiori diseguaglianze e, soprattutto, sta impoverendo la fascia più giovane della popolazione. Cercare società che possano offrire infrastrutture, servizi e riescano a rendere il lavoro più flessibile serve a creare un tessuto popolato da nuove figure professionali, a generare opportunità e a permettere di incrementare il proprio reddito. Che ciò avvenga grazie alla pubblicazione di post, blog o all’affitto della seconda casa per mezzo di una piattaforma o, ancora, tramite una produzione creativa, poco importa, perché le dinamiche che si possono generare sono molteplici. Ecco, ci sono imprese che stanno pensando a come rendere tutto ciò possibile e fare in modo che la vita delle persone, economicamente meno abbienti, diventi qualitativamente diversa grazie a maggiori entrate. Ci ispiriamo ad aziende che hanno modelli asset light e che costruiscono la loro posizione di mercato sfruttando idee intelligenti. Ricerchiamo realtà imprenditoriali che, usando strumenti diversi, sono in grado o di migliorare internamente l’efficienza produttiva, o di modificare in modo positivo l’ecosistema».

Ma come si fa a dare a tutti la possibilità di produrre reddito?

«È sicuramente un aspetto non trascurabile, perché, nel caso dell’esempio citato in precedenza, significa creare piattaforme molto potenti che richiedono considerevoli investimenti. Oggi ci sono aziende che stanno cercando di analizzare questo aspetto e di trovare valide soluzioni. Si tratta di creare un modello flessibile che possa offrire opportunità a chi le voglia cogliere».

La qualità della vita, dai suoi molteplici punti di vista, non richiede anche politiche governative concertate in tale direzione?

«Quest’ultima è una variabile che, come asset manager, non possiamo controllare. Ritengo, però, molto interessante l’aspetto di imprenditorialità di alcune aziende che s’ispirano a concetti completamente self-made, ma che partono dall’osservazione della realtà. Da qui prendono forma modelli di business che, benché abbiano alcuni limiti e non posseggano la bacchetta magica per ripianare le diseguaglianze sociali, tuttavia servono, potenzialmente, a chiudere il gap vistoso che si è creato nella distribuzione del reddito».

E per quanto riguarda il tema della salute?

«Dagli anni ’90 a oggi, secondo un report della World Health Organization, il numero di coloro che hanno seri problemi di peso è quadruplicato tra gli adolescenti e raddoppiato negli adulti. Se i governi comprendessero che curare l’obesità significa prevenire una serie di patologie che gravano sul sistema sanitario, che è già sotto pressione, sarebbe un grande passo in avanti. Le statistiche parlano chiaro: le malattie cardiovascolari, cui gli obesi sono maggiormente esposti, sono la prima causa di morte al mondo, con un numero di decessi che è il doppio di quelli causati da tumori. È quindi chiaro che contrastare l’accumulo patologico di grasso corporeo significa prevenire conseguenze importanti per lo stato di salute e la qualità della vita. Ed è proprio questo uno degli obiettivi che, nelle sue decisioni d’investimento, il fondo si pone».

Quali sono le ricadute, in questo ambito, in termini di scelte d’investimento?

«Il fondo, ad esempio, non investe in aziende che producono alimenti e bevande che favoriscono l’aumento di peso, ma, principalmente, vengono privilegiate quelle che fanno ricerca affinché si curi l’obesità grazie all’utilizzo di nuove tecnologie. Ma, ovviamente, non ci si ferma solo a questa patologia. Si sta iniziando, per citare un altro esempio, a curare alcuni tipi di tumore utilizzando l’Rna messaggero, ossia l’mRna, come è avvenuto per contrastare la recente pandemia. è Il caso del mieloma multiplo che ha alcune caratteristiche standard; una volta concentratisi su alcune di esse, si può sviluppare un anticorpo pronto a intervenire nel caso di riproduzione di cellule maligne. Sono diverse le aree in cui la ricerca si sta concentrando e possono essere foriere di importanti novità».

La tecnologia è quindi un tema ricorrente all’interno della vostra strategia?

«Lo è, perché è uno strumento nelle mani dell’uomo, nel bene e nel male, così come è sempre avvenuto. È un elemento caratterizzante del fondo, un fattore abilitante che è trasversale a tutti i temi d’investimento presenti ed è per questa ragione che può raggiungere un peso tra il 50% e il 60% del patrimonio investito».

Vista l’incertezza che permane sui mercati, questa forte esposizione non vi preoccupa?

«Mitighiamo la nostra esposizione, quando riteniamo necessario farlo, in due modi: variandone il peso a favore di settori diversi, come quello della pubblica utilità o il farmaceutico, oppure attraverso l’utilizzo di opzioni a copertura del portafoglio. Va però considerato che, investendo in trend di lungo periodo, abbiamo la possibilità di modulare le nostre scelte senza dovere per forza focalizzarci su aspetti che raccolgono consenso in un determinato momento, come nel caso dei “magnifici sette”. Ciò fa sì che, in ambito tecnologico, abbiamo individuato società che trattano a un P/E intorno a 12-13 e che beneficeranno indirettamente dell’implementazione dell’Ai alla periferia della rete».

La tecnologia è ormai pervasiva in ogni ambito e il suo utilizzo comporta anche un maggiore consumo energetico. Che cosa ne pensa?

«L’Agenzia internazionale dell’energia afferma che entro il 2026 sarà necessario disporre di circa 10 gigawatt di potenza solo per rispondere alle richieste dei data centre Ai e oggi, probabilmente, si sta installando circa un decimo della quantità che servirebbe. Tutto ciò significa che c’è la necessità di studiare il mix energetico, individuare le modalità migliori e più efficienti per la sua distribuzione in modo da offrire risposte coerenti agli obiettivi che si vogliono raggiungere, tenendo conto anche dell’importanza che avranno le infrastrutture tecnologiche. Anche in questo ambito emergono opportunità d’investimento».

Alla luce di quanto descritto, c’è nel fondo una concentrazione su società giovani e/o su capitalizzazioni contenute?

«All’interno del fondo, la società più piccola nella quale abbiamo investito ha una capitalizzazione intorno a un miliardo di dollari. È vero che c’è una presenza di aziende relativamente giovani che sono attive nell’ambito della creatività e che consentono ai blogger di monetizzare la loro presenza sulla piattaforma, mentre altre sono dedicate al controllo qualità dei semiconduttori necessari alla connettività dell’industria Ai. Abbiamo investito in società frutto di uno spin-off da parte di imprese di grandi dimensioni, che ne hanno sottovalutato il valore. C’è poi una componente di aziende farmaceutiche e biotecnologiche, con una market cap da 5 miliardi di dollari in su. Infine, ci sono imprese che operano nell’ambito dell’intelligenza artificiale, con una grande base dati che, a sua volta, trasforma il valore economico in moneta».

Leggi gli altri contributi


Avatar di Sconosciuto
Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav