Intervista a Gabriella Berglund. branch manager di Comgest italia
Come vi state muovendo attualmente sull’azionario europeo?
«Comgest è un gruppo di asset management specializzato nell’azionario, il cui stile di investimento può essere sintetizzato con l’espressione quality growth. Questo approccio è stato mantenuto fin dagli anni ‘80, dopo avere ottenuto un notevole track record sulle strategie core della società sull’equity europeo. Nella sostanza, a venire ricercate sono società stabili, dal modello di business comprovato e non soggetto a particolari fluttuazioni cicliche, che siano in grado di generare sul lungo periodo un’elevata crescita degli utili e un significativo rendimento sul capitale investito. Per ottenere questo risultato, il team di Comgest opera con un approccio puramente bottom up e completamente agnostico dal punto di vista settoriale e dell’allocazione nei singoli paesi. Non sorprendentemente, ciò spesso si traduce in portafogli fortemente high conviction, caratterizzati da una durata delle posizioni detenute tipicamente superiore a cinque anni. L’obiettivo di questo stile di investimento è ottenere rendimenti più elevati rispetto a quelli del mercato, mantenendo però un contenuto livello di volatilità. Di conseguenza, oltre al focus sullo stock picking, questa filosofia richiede anche una marcata disciplina sulle valutazioni».
Quali sono gli strumenti finanziari più significativi che utilizzate per portare avanti il vostro programma?
«Sono tre i fondi europei più significativi nell’offerta dell’azienda: il Comgest Growth Europe Opportunities, il Comgest Growth Europe e il Comgest Growth Europe Compounders. La sequenza di questi nomi non è casuale: essa, infatti, corrisponde a strategie che si focalizzano su specifici momenti del processo di crescita di una società. In particolare, il primo dei tre è un prodotto incentrato su small e mid cap che si trovano in quella che viene definita come fase hyper-growth. Il secondo, invece, oltre a essere il più imponente dell’insieme in termini di Aum, detiene una parte di titoli a minore capitalizzazione presenti nel Growth Europe Opportunities, mentre la maggioranza della propria esposizione è costruita su nomi di grandi dimensioni cui si confà l’etichetta di strong and sustainable growth. Infine, l’ultimo fondo citato in parte si sovrappone al precedente con però una quota di gruppi più maturi, collocabili all’interno del sotto-insieme steady and sustainable growth. Si tratta, dunque, di una progressione correlata alla curva del potenziale incremento dei profitti, che peraltro tipicamente è strutturato con la forma di un sigmoide che va ad appiattirsi per poi declinare».
Tutto ciò, in termini concreti, in quale tipo di allocation si traduce?
«In ogni portafoglio vengono sistematicamente evitati i titoli caratterizzati da una bassa visibilità degli utili, da un aumento delle quotazioni tipicamente dovuto al momentum e da bilanci segnati da un forte uso della leva. Il concetto di visibilità è centrale nelle tesi di investimento delineate dalla gestione, così come quello della stabilità del modello di business e della longevità del potenziale di crescita. A tutto ciò si accompagna l’idea di anti-fragilità: ossia la capacità di superare senza particolari danni le fasi di maggiore turbolenza sui mercati, quali, ad esempio, la crisi del debito sovrano in Europa, l’epidemia di Covid e lo scoppio della guerra in Ucraina. Per meglio comprendere quanto elaborato finora, vale la pena concentrarsi sul fondo del gruppo focalizzato su realtà più mature: il Comgest Growth Europe Compounders, giunto quest’anno al suo quinto anniversario. Si tratta, infatti, di un portafoglio esposto a un totale di 20-30 nomi (attualmente 26), tipicamente con una capitalizzazione superiore a 100 miliardi di euro. In pratica, per gli standard dell’equity del Vecchio continente, un insieme di mega-cap».
Può fare alcuni esempi di posizioni che rispondono all’identikit di base delle vostre scelte?
«All’interno delle posizioni detenute si trova un mix di nomi forse non sorprendenti per un approccio di questo tipo e altri invece che inducono a riflettere sul concetto di innovazione e growth su questo lato dell’Atlantico. Infatti, da una parte troviamo alcuni dei protagonisti più solidi del lusso, quali Hermes e Lvmh. Si tratta di player che vantano una forza enorme dei propri marchi e che sono quindi in grado di sopportare senza particolari patemi gli attuali sviluppi del luxury. Si tratta di un segmento che sta vivendo una fase transitoria, dove i nomi più deboli non potranno più contare sui tassi di crescita generali del passato: in questo comparto inevitabilmente avverrà un forte consolidamento. Dall’altra parte ci sono titoli come Nestlé e Heineken, che un’analisi superficiale potrebbe indurre a collocare nell’alveo delle consumer staple difensive. In realtà, in entrambi i casi hanno operato con successo strategie di diversificazione su molti mercati dall’alto potenziale, accompagnando queste scelte di fondo con il lancio di prodotti premium ben accolti dai consumatori. Come abbiamo accennato, simili caratteristiche inducono forse a ripensare molti assunti comuni nella comunità degli investitori che negli ultimi anni hanno snobbato tutto ciò che non fosse innovazione tecnologica legata a un pugno di temi molto ristretto. L’economia europea, infatti, offre una grande quantità di opportunità a lungo termine grazie alla presenza di aziende dominanti in diversi ambiti spesso non immediatamente riconosciuti dal grande pubblico. Per questa ragione, nonostante il completo agnosticismo a livello settoriale e la mancanza di benchmark, ci teniamo a sottolineare che, all’interno delle strategie gestite, si può trovare una marcata diversificazione che va dai beni di largo consumo ai discrezionali per arrivare a tecnologia, healthcare e manifatturiero».
In Europa le small e mid cap hanno un ruolo molto importante. Qual è la vostra strategia in questo particolaere settore?
«Gli elementi di qualità elencati rappresentano una mappa fondamentale per orientarsi anche all’interno dell’universo small e mid cap continentale. Quest’ultimo, infatti, vede spesso diverse azioni andare incontro a fasi di volatilità e pessimismo di significativa intensità, a causa di news negative contingenti che però non alterano il potenziale su un orizzonte temporale più ampio. Come accennato, tutto ciò offre buone possibilità di entrata e aggiustamento delle posizioni a valutazioni interessanti. Come si può intuire, il processo selettivo messo in atto è estremamente rigoroso e richiede un’ampia disciplina nell’astrarsi dalle mode del momento e dal sentiment dei mercati sul breve periodo. Perciò, affinché una società possa entrare nell’universo investibile di Comgest, deve ricevere il voto a favore dell’intero team di analisti e gestori del gruppo».
Avete accennato anche a un impegno Esg…
«Un solido approccio Esg è incorporato nel processo di stock picking della casa, in particolar modo la valutazione di questi aspetti viene inclusa nella valutazione del livello di visibilità e del potenziale di crescita dei profitti. Difficilmente, infatti, (e forse in particolar modo proprio nell’ambito delle borse europee) il concetto di quality growth può prescindere da un rigoroso approccio Esg».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

