Ultimamente, le small e mid cap Usa sono un’asset class abbastanza trascurata: l’attenzione è sempre più concentrata sulle large cap, specie tecnologiche. Ma c’è chi ritiene che le capitalizzazioni minori possano ancora fornire ampie soddisfazioni. A parlarne è Charlotte Daughtrey, equity investment specialist Us and small & mid cap equity strategies di Federated Hermes.
Innanzitutto, quale quadro emerge da un’asset class così vasta come quella delle capitalizzazioni minori americane?
«Se analizziamo l’indice Russell 2500, che raccoglie le 2.500 capitalizzazioni minori del Russell 3000, il primo elemento che si nota è che si tratta di un benchmark estremamente vasto. Ciò fa sì che per costruire un portafoglio di small e mid cap statunitensi è necessario operare con grande selettività: è un’asset class molto più diversificata, per caratteristiche settoriali, di rendimento e di redditività, rispetto all’S&P 500, che peraltro presenta un grado di concentrazione molto maggiore.
Un primo filtro per costruire un adeguato stock picking in questo spazio è che molte aziende del Russell 2500 operano in perdita. Al tempo stesso, però, in questo insieme è possibile investire su alcuni gruppi che costituiscono la spina dorsale dell’economia statunitense. Inoltre, si tratta spesso di azioni che, almeno parzialmente, sfuggono ai radar di Wall street: di conseguenza non di rado è possibile spuntare valutazioni attraenti. Quest’ultimo criterio, peraltro, rappresenta uno dei pilastri del nostro processo di investimento».
Su che cosa si basa il vostro stock picking?
«L’obiettivo della nostra strategia è detenere azioni di gruppi che presentano un quadro di forte e sostenibile crescita degli utili, in grado, quindi, di superare senza eccessivi patemi i momenti difficili a livello ciclico. Il nostro fondo, in generale, mostra un profilo piuttosto high conviction, con un numero di posizioni detenute che oscilla generalmente da 40 a 60. Rispettiamo, comunque, alcuni criteri di diversificazione piuttosto stringenti: nessun nostro investimento supera il 3% del totale degli Aum. Lo stile della strategia è decisamente bottom-up e senza alcun limite settoriale, anche se riusciamo a ottenere un’esposizione all’insieme dell’economia statunitense. Inoltre, ci concentriamo esclusivamente su un orizzonte temporale medio-lungo. Infatti, è per noi fondamentale filtrare i problemi contingenti, destinati a sparire nel giro di qualche trimestre al massimo, rispetto al potenziale che andrà a schiudersi nel corso di anni. Per fare ciò, dedichiamo grandi risorse al dialogo costante con il management dei target dei nostri investimenti. In questa maniera abbiamo costruito nel corso degli anni un ampio patrimonio di conoscenze proprietarie».
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

