Invesco racconta, da New York i commenti del CFA Senior Analyst, Investment Research – Daniel Zanin.
Se vi capitasse di camminare sulla High line di New York City, subito dopo esservi fermati ad ammirare il murale che ritrae Gandhi e Madre Teresa di Calcutta, sarebbe d’obbligo una tappa al Chelsea Market. Uno spuntino più o meno veloce, in base all’appetito, per poi ritrovarsi pochi passi dopo, al 99 di Gansevoort St, proprio all’angolo con la 10th Avenue.
Salendo all’ultimo piano del Whitney Museum of American Art, potrete osservare le opere di Christine Sun Kim, artista visiva americana trapiantata a Berlino. La sua missione: integrare il suono e il rumore della società nel mondo degli ipoacustici.
DUE OPERE SIGNIFICATIVE
In pochi istanti, vi ritroverete di fronte a due opere intitolate “How Do You Hold Your Debt, 2022” e “America’s Debt to Deaf People”. La prima gioca sui valori americani legati all’individualismo di fronte al peso dell’indebitamento finanziario. La seconda presenta modi per mitigare le disuguaglianze sistemiche affrontate dalle persone ipoacustiche.
IL FRASTUONO DELLA SOCIETÀ
Ciò che più mi ha fatto riflettere, durante la mia recente visita della mostra, è l’attualità dei temi evocati, insieme all’eleganza e alla leggerezza con la quale l’artista rappresenta uno spaccato della società contemporanea. In qualche modo, ciò che suggerisce, riguarda tutti. Il suono, o meglio il frastuono, tipico della società nella quale viviamo e che caratterizza le nostre vite, le nostre decisioni di consumo e, se siamo investitori, le nostre scelte di portafoglio.
Soffermandomi ad ascoltare il riverbero che ci accompagna da inizio anno, mi ritrovo a “tu per tu” con il rumore generato dagli annunci delle tariffe imposte (o solo minacciate) dall’attuale presidenza degli Stati Uniti. Un rumore che per lo più si sta presentando e dissolvendo a intermittenza, come una sirena d’allarme, a tratti assordante, a tratti silente.
I DAZI DI TRUMP
Le recenti dichiarazioni di Donald Trump riguardo l’imposizione di nuove tariffe sulle importazioni europee hanno sollevato preoccupazioni, sia tra le istituzioni, sia tra gli investitori. L’intenzione di imporre dazi del 25% su una vasta gamma di beni provenienti dall’Unione Europea, tra cui automobili, semiconduttori e prodotti farmaceutici, ha scatenato una, seppure contenuta, reazione dei mercati.
A giustificazione dell’annuncio ci sarebbe la necessità della nuova amministrazione di ridurre il deficit commerciale con la Ue, il secondo più grande degli Stati Uniti, dopo quello con la Cina.
Il provvedimento si inserisce in un quadro di politica commerciale protezionista, che l’amministrazione americana persegue per ridurre il disavanzo commerciale e per difendere l’industria americana.
Questi dazi appaiono potenzialmente problematici per alcuni settori dell’economia europea, come l’auto e la tecnologia che, probabilmente, vedranno ridotte le loro esportazioni verso il mercato americano.
Nonostante ciò, molte stime circolate nelle ultime settimane vedono un impatto delle tariffe su Canada, Messico, Unione Europea e Cina, laddove confermate, di circa -0.3% del Pil Us nei prossimi 12 mesi, e un indice sui prezzi (Pce index, utilizzato per misurare l’inflazione americana) in rialzo di circa lo 0,4%.
LA REAZIONE EUROPEA
Con ogni probabilità, però, tutto questo rumore, se trasformato in fatti, porterà l’Europa a imporre a sua volta tariffe sui prodotti americani, ad esempio su settori strategici come l’agroalimentare, i prodotti tecnologici e i beni di consumo.
In questo modo, l’Unione Europea potrebbe cercare di bilanciare il danno economico subito colpendo quelle esportazioni statunitensi che sono di grande valore per l’economia americana.
Tuttavia, una risposta basata esclusivamente su misure punitive potrebbe determinare un effetto a spirale nell’escalation commerciale, danneggiando in modo significativo entrambe le economie.
Per questo motivo l’Ue potrebbe anche esplorare soluzioni diplomatiche e legali, che facciano leva, per esempio, su organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto).
Esiste poi una terza via per l’Eurozona, rappresentata da una ricerca di diversificazione dei mercati di esportazione europei, che vada a rafforzare alleanze commerciali strategiche con partner come la Cina e l’India, con lo scopo di ridurre la dipendenza dal mercato statunitense.
Arrivati a questo punto, non ci resta che attendere e osservare quali di queste ipotesi si trasformeranno in fatti.
SI CHIUDE LA VISITA
Nel frattempo, si chiude la visita del Whitney Museum of American Art e prosegue la scoperta lenta della Grande Mela. Linea 1 della metropolitana fino a Wall Street, dove tutte le considerazioni che abbiamo fatto si trasformano in aspettative, prezzi e valorizzazioni degli investitori.
A pochi passi spicca l’iconica “The Fearless Girl”, la scultura di bronzo della bambina senza paura. Chissà quanto i mercati, come già visto nel 2017, nelle prossime settimane rimarranno senza paura, concentrandosi meno sul breve periodo e più sui fondamentali di lungo termine nella crescita delle economie…
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Redazione
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