a cura di Pinuccia Parini

Fondi&Sicav ha chiesto a Gregor M.A. Hirt, global cio multi asset di Allianz Global Investors, se i fondi multi asset, nell’attuale contesto di mercato, sono una soluzione d’investimento da prendere in considerazione.

Quali sono le opportunità che oggi offrono i fondi multi asset?

«I fondi multi asset hanno attraversato un periodo difficile, a causa dell’elevata correlazione tra azioni e obbligazioni, ma la crescente divergenza tra le performance delle differenti regioni, classi di attività e settori sta ampliando l’alveo di opportunità per le strategie multi asset, che all’interno di Allianz Global Investors trovano diverse declinazioni. L’approccio dinamico insito in queste soluzioni può renderle uno strumento essenziale per gli investitori in un contesto di incertezza macro. Riteniamo che la capacità dei multi asset di identificare e raccogliere spazi di sovraperformance potenzialmente significativi stia crescendo ancora una volta, grazie anche all’indebolimento della citata correlazione tra bond ed equity. Con il picco dei tassi d’interesse alle spalle, ci attendiamo una maggiore dispersione delle performance tra le diverse aree geografiche, asset class e settori, man mano che le prospettive economiche divergeranno e le correlazioni tradizionali si ristabiliranno. La diversificazione delle strategie multi asset, combinata con le loro capacità di gestione del rischio, in certi casi anche attraverso strategie come opzioni, posizioni corte e alternativi liquidi, potrebbe rivelarsi fondamentale per mitigare ulteriori ondate di volatilità nel 2024. Infine, è importante ricordare il nostro approccio al mercato che si basa sulla gestione attiva grazie alla quale è possibile la generazione di alpha attraverso un processo articolato e strutturato».

Come è stato il primo trimestre di performance dei mercati?

«Si è chiuso l’ultimo quarto del 2023 con il rialzo di tutte le asset class per entrare nei primi tre mesi del nuovo anno con una sovraperformance dei mercati azionari, tanto che, se si somma l’andamento dei mercati equity con quello dei bond, ci si chiede effettivamente in quale fase si stia entrando: siamo dinnanzi a un soft-landing o a un no landing? In quest’ultimo caso, infatti, in termini di ritorni attesi, le azioni sarebbero più interessanti delle obbligazioni, visto che l’allentamento delle politiche monetarie potrebbe essere più contenuto. Allianz Global Investors ritiene che siano maggiori le probabilità di un dolce rallentamento, ma è doveroso chiedersi come comportarsi se ciò non si verificasse e, di conseguenza, è giusto avere anche la possibilità di modificare l’esposizione all’interno di una soluzione d’investimento».

Si aspetta che la correlazione positiva tra le asset class si affievolisca?

«Ne stiamo osservando la diminuzione, così come è in discesa la volatilità sul mercato obbligazionario. Veniamo da un contesto in cui le notizie negative macro sono state lette dal mercato come positive, sia per le azioni, sia per le obbligazioni, perché prodromi di un prossimo taglio dei tassi d’interesse. Tuttavia, l’economia mondiale mostra segni di resilienza. Gli indicatori macro globali di gennaio e febbraio sono rimbalzati a livello regionale, mentre il sentiment delle imprese e dei consumatori è leggermente migliorato dai livelli di minimo. In sintesi, i dati macro, sia soft, sia hard, rimangono positivi: la lettura è che si sia ancora in una fase di normalizzazione post Covid che richiederà tempo perché l’inflazione sia assorbita. Inoltre, i prezzi al consumo sono in rallentamento, anche se con una velocità più contenuta e con differenziazioni a livello regionale, visto che i contesti economici sono diversi: gli Stati Uniti sembrano pronti a registrare una crescita ancora forte nel primo trimestre, mentre l’Europa soffre per la maggiore dipendenza dalla Cina, dalle esportazioni e dall’andamento delle materie prime».

Quindi vi aspettate un soft landing anche negli Stati Uniti?

«La forza degli Stati Uniti è spiegabile con la tenuta dei consumi, grazie agli eccessi di risparmi che continuano a essere assorbiti dall’economia. Gli Usa rimangono avvantaggiati, ma l’economia sta gradualmente rallentando e basterebbe guardare al mercato del lavoro dove il numero di impieghi per occupato è sceso nel tempo da due a uno, durante la pandemia, all’attuale 1,4 e si sta tornando verso 1,2, un valore di prima del Covid. Ci si sta così avviando verso una fase che porterà la Fed a tagliare i tassi perché, nonostante ci sia la possibilità di ritorni di forza, l’inflazione sta progressivamente scendendo».

C’è una forte correlazione tra dati macro e ritorni sugli attivi?

«Il ritorno sugli asset è fortemente correlato al cambiamento del flusso di notizie sugli aggregati macroeconomici. Generalmente, le azioni sovraperformano nettamente (sottoperformano) i titoli governativi di fronte al miglioramento (peggioramento) dei dati economici, alle sorprese economiche positive (negative) e all’aumento (diminuzione) del consenso sul Pil».

Come siete posizionati nei portafogli?

«Nello scenario economico delineato, con dati economici positivi, con differenze regionali molto forti, l’Europa e gli Usa mostrano una tendenza alla normalizzazione dell’inflazione, anche se i contesti sono differenti. Gli Stati Uniti emergono come favoriti, rispetto al Vecchio continente, sia da punto di vista della struttura privata, sia da quello delle famiglie. Nei portafogli manteniamo sempre un atteggiamento improntato alla prudenza, poiché pensiamo che le emissioni obbligazionarie di qualità offrano rendimenti interessanti e un carry che può aiutare a proteggere il portafoglio. In merito alla componente azionaria, privilegiamo il mercato americano, cui affianchiamo un sovrappeso anche dell’equity giapponese».

Dove però la politica monetaria sta anadando nella direzione opposta…

«Il Giappone è in una diversa fase del ciclo monetario rispetto alle altre economie avanzate: sono stati alzati i tassi di riferimento per la prima volta dal 2007, ponendo fine a un lungo periodo di politica monetaria ultra espansiva. Tuttavia, è noto che il Paese viene da una storia diversa rispetto alle dinamiche dei prezzi, con anni di deflazione. Ne consegue che i nuovi fenomeni inflativi che stanno emergendo devono essere letti positivamente, perché ciò spinge le aziende a essere nuovamente produttive e a investire. Anche il mercato del lavoro sta facendo segnare incrementi salariali che vanno a beneficio delle famiglie e, di conseguenza, dei consumi. Non crediamo che vi possano essere particolari ricadute sul mercato azionario a causa delle recenti decisioni di politica monetaria. In termini di economia reale, invece, si sta assistendo a una nuova fase di investimenti strutturali, grazie anche a un cambiamento della corporate governance voluta dal governo e sostenuta anche dal Tokyo Stock Exchange, che mira a incrementare la produttività, aspetto focale per una nazione con una tendenza demografica negativa. Inoltre, il fenomeno di riallocazione delle attività produttive al di fuori della Cina sta avvantaggiando il Sol Levante. A tutto ciò vanno aggiunte anche politiche di remunerazione degli azionisti che hanno attratto capitali anche esteri in un mercato che era ormai stato dimenticato. Infine, non va scordato che il mercato giapponese è sceso per un prolungato periodo, con un peso nell’indice Msci World che è ridotto ormai a una mera frazione di quello che aveva agli inizi degli anni ‘90, e per questa ragione il suo contributo nei portafogli è andato assottigliandosi».

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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav