Intervista a Antonio Volpe, head of external distribution Amundi SGR
I dati di raccolta netta Assogestioni del 2023 sono stati negativi per oltre 50 miliardi, ma, guardando tra le asset class, l’obbligazionario ha un segno positivo. che cosa è accaduto?
«Il 2023 è stato un anno complesso per il risparmio gestito e, in termini di raccolta, ha chiuso con segno negativo: oltre 50 miliardi di euro di deflussi, con l’ultimo trimestre che ha segnato meno 15 miliardi. Tuttavia, se si guarda allo spaccato per classi di attivo, si può notare che la componente obbligazionaria ha complessivamente raccolto 24 miliardi di euro, soprattutto grazie ai prodotti a scadenza: è stato un segnale di appetito per il tasso che, nel risparmio amministrato, ha trovato la declinazione preferita nell’acquisto in primis dei Btp, seguiti dai depositi vincolati nei quali le banche hanno raccolto tantissimo. È ovvio che il vantaggio del risparmio gestito rispetto a quello amministrato sta nella possibilità di avere una diversificazione. I rendimenti offerti dal mercato hanno riportato l’interesse da parte dei risparmiatori per il reddito fisso ed è presumibile supporre che questa tendenza, visti i livelli attuali dei titoli, rimanga presente anche nel 2024. Noi ci attendiamo che, per quanto riguarda i prodotti gestiti, la preferenza per i fondi a scadenza rimanga e, nella seconda parte dell’anno, pensiamo che l’interesse si estenda anche a soluzioni obbligazionarie aperte. La ragione di questa nostra lettura è da ricercare nel contesto macroeconomico che dovrebbe dimostrarsi favorevole per l’asset class, soprattutto perché ci attendiamo che i tassi comincino a scendere».
Quindi le prospettive per il mercato obbligazionario sono ancora incoraggianti per i prossimi mesi?
«Crediamo che lo siano. Riteniamo che l’economia americana sia in rallentamento e che ciò si estrinsecherà soprattutto verso la metà dell’anno, ma non crediamo che vada in recessione e per il 2024 il Pil dovrebbe fare segnare un dato medio di +1,4%. In Europa, l’attività economica è più debole, con una certa eterogeneità tra i paesi, ma dovrebbe comunque crescere, dello 0,3%. L’inflazione core sta mostrando una tendenza che dovrebbe portarla poco sopra il target del 2% fissato dalle banche centrali ed è quindi un’evoluzione incoraggiante, nonostante rimanga la spada di Damocle dei rischi geopolitici, difficili da prevedere. Amundi si attende un taglio dei tassi della Fed a maggio e della Bce a giugno, per un ammontare complessivo durante l’anno di 125 punti base. Si può concludere, quindi, che lo scenario sia particolarmente favorevole per l’asset class obbligazionaria. Inoltre, elemento da non sottovalutare, riscontriamo che il reddito fisso sta attirando molto interesse in termini di domanda e ne è la riprova l’emissione di prestiti sindacati da parte di alcuni governi dell’Eurozona (Spagna, Italia, Grecia): dall’inizio dell’anno, sono già stati toccati circa 80 miliardi di euro, rispetto ai 40 miliardi circa dello scorso anno nello stesso periodo, e questa somma è stata facilmente assorbita dal mercato. Crediamo che si tratti di una dimostrazione dell’interesse nei confronti delle obbligazioni che, dopo molto tempo, offrono livelli decisamente interessanti per la costruzione di un portafoglio. L’appetito per i bond tocca, ovviamente, anche i titoli governativi italiani: nel 2023 c’era stato un forte interesse della clientela retail e quest’anno si sta osservando un ritorno della domanda degli investitori istituzionali esteri a partecipare a queste sindacazioni, fatto che non si vedeva da tempo».
A proposito dei Btp, ritiene che l’investitore italiano continuerà a guardare con interesse a questo strumento?
«Il Btp continuerà a essere un motore d’attrazione per gli investitori e ciò potrebbe distrarre flussi dal risparmio gestito, ma pensiamo anche che detenere un titolo governativo affiancandolo a prodotti gestiti obbligazionari possa essere una decisione di diversificazione valida in termini di rischio/rendimento».
Intravedete un livello di rendimento del Btp al di sotto del quale potrebbe mutare l’interesse degli investitori?
«Guardando al passato ritengo che, laddove la parte a breve della curva dei rendimenti scendesse sotto il livello dell’inflazione, la domanda per i titoli governativi potrebbe indebolirsi. Ma, ovviamente, bisogna contestualizzare le singole situazioni».
La domanda sembrerà banale, ma come spiegherebbe il ritorno dell’investitore italiano al cosiddetto “fai da te”?
«Le ragioni potrebbero essere diverse. Abbiamo trascorso anni con tassi d’interesse vicini allo zero, o in territorio addirittura negativo, che hanno spinto il risparmiatore a guardare ai prodotti gestiti come fonte potenziale di maggiori rendimenti. E devo dire che, da questo punto di vista, l’industria ha risposto molto bene: anche la raccolta negativa del 2023 non è poi così preoccupante, visto che si parla di una flessione poco sopra il 2% su un ammontare totale di 2,338 miliardi di euro. Ciò mi farebbe dedurre che non si è di fronte a una disaffezione nei confronti dell’asset management. In aggiunta, penso che una parte di coloro che hanno acquistato di recente i Btp appartenga alla categoria di chi non ha mai optato per i prodotti gestiti e ha utilizzato la liquidità che aveva sui conti correnti, aumentata durante il periodo del Covid, per acquistare titoli di stato: c’è una tipologia di risparmiatore che passa dalla liquidità ai governativi e viceversa. Questa considerazione mi porta a concludere che l’industria del risparmio gestito ha un grande potenziale di crescita. Da ultimo, e non certo per importanza, è ancora limitata la cultura finanziaria nel nostro Paese, che è essenziale per diversificare gli investimenti e pianificarli in base ai propri progetti di vita».
Il ciclo di rialzo dei tassi delle banche centrali rilancia anche i fondi monetari per lungo tempo ignorati?
«Il ritorno d’interesse per queste soluzioni d’investimento è iniziato nel 2023 e i dati di Assogestioni mostrano che nel terzo e quarto trimestre dello scorso anno ci sono stati flussi in entrata su questa specifica categoria di fondi, i cui asset ammontano a quasi 42 miliardi di euro. Le ragioni sono abbastanza evidenti, visto che il ciclo di rialzo dei tassi ha portato quelli a breve a rendere intorno al 4%, in quanto direttamente agganciati ai tassi ufficiali. Possono essere strumenti per “parcheggiare” la liquidità, che però ora è ben remunerata, e costituiscono un tassello importante nella diversificazione dell’asset allocation. E poi è una soluzione che può essere proposta a chi investe per la prima volta nel risparmio gestito».
Come commenta le curve dei rendimenti così piatte in Us e in Eurozona?
«Le curve sono ancora invertite e ciò può essere interpretato in due modi: o si va incontro a una recessione o non ci sono aspettative per un prossimo taglio dei tassi. Alla luce di quanto argomentato in precedenza sul contesto macroeconomico, crediamo che questa struttura della curva dei rendimenti non abbia una valida giustificazione e, di conseguenza, ci attendiamo che, a tendere, ci sarà un riposizionamento del mercato sulle diverse scadenze tale da produrre un bull steepening. Per queste ragioni le scadenze sulle quali preferiamo posizionarci sono tra i due e i cinque anni, sia negli Usa, sia nell’Eurozona».
Qual è la vostra idea in ambito high yield e mercati emergenti?
«Monitoriamo con attenzione il tasso di default delle aziende high yield (Hy), a causa del rallentamento economico atteso, e la rinegoziazione del debito in scadenza. Ciononostante, pensiamo che le scadenze brevi dell’Hy europeo, il cui universo è costituito perlopiù da rating BB, possano essere interessanti. All’interno dell’Investment grade, che è il segmento del credito che preferiamo, guardiamo con attenzione le emissioni subordinate finanziarie, visto il livello del carry. Per quanto riguarda i mercati emergenti, invece, nella prima parte dell’anno privilegiamo le emissioni in valuta forte, mentre nel secondo semestre i bond in valuta locale dovrebbero beneficiare dell’indebolimento del dollaro, che ci attendiamo avvenga alla luce delle decisioni di politica monetaria».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

