Lo scorso anno è stato decisamente altalenante per il mercato giapponese: si è vista una sorta di montagne russe con il Nikkei 225 che ha superato la soglia di 40 mila, per poi segnare una correzione dai picchi di oltre il 26%.

Questa volatilità è stata provocata da un effetto congiunto di aumento dei tassi da parte della Banca centrale giapponese e di una Fed pronta, invece, a tagliare. La correzione dei corsi dell’azionario ha mostrato che il mercato nipponico era strettamente legato al carry trade sullo yen, che si è deprezzato del 40% negli ultimi due anni.

Ciò nonostante, il segnale positivo è stato che il processo di reflazione in Giappone era cominciato. L’aumento dei prezzi al consumo fa supporre che anche quest’anno la Boj continuerà la sua politica restrittiva, ma è probabile che ciò avvenga con molta cautela: ritocchi minimi per non destabilizzare il mercato.

Ma sarebbe limitante pensare che l’attrattività della piazza finanziaria giapponese sia riconducibile a una mera questione di tassi di cambio.

Il Sol Levante annovera azioni quality growth che occupano posizioni di leadership mondiale in alcune nicchie di mercato, ma anche imprese rivolte  al mercato domestico che potrebbero beneficiare della ripresa dei consumi, visti gli aumenti delle retribuzioni salariali.

A tutto ciò va aggiunta, perché fondamentale, la riforma della corporate governance che, oltre a migliorare e rendere efficiente la gestione dei bilanci, ha portato ad aumentare gli utili e i flussi di cassa, attirando così l’interesse degli investitori nella regione

Per l’azionario giapponese il 2024 ha manifestato una volatilità sorprendente: l’anno si era aperto benissimo con il Nikkei 225 che era riuscito finalmente a sfondare la soglia di 40 mila, che resisteva da 35 anni, mettendo a segno un massimo storico dietro l’altro e arrivando a superare quota 42.400 nella prima parte di luglio.

Da quel momento, però, si è sviluppato un veloce e intenso bear market che, nel suo momento peggiore, si è concretizzato in una perdita dai picchi di oltre il 26,5% in meno di due mesi. In particolare, la giornata di lunedì 5 agosto è destinata a passare alla storia: il benchmark ha lasciato sul terreno circa il 12,4%, la maggiore caduta giornaliera nella storia della piazza giapponese. Ciò che è accaduto l’estate scorsa e la successiva ripresa rappresentano fattori indicativi delle distorsioni degli ultimi anni, di cui l’equity del Sol Levante è stato uno dei maggiori beneficiari, sia per meriti propri, sia per una serie di coincidenze globali dal cui perdurare dipendono non poco le prospettive di continuazione del bull-market azionario locale.

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.